Margherita Bourcet.
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Essi chiamarono la tempesta.
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Titolo originale: ILS APPELRENT LA TEMPTE.
Traduzione di Maria Borgese.
1936 Istituto di Propaganda libraria, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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1..
Una citt di circa ventimila abitanti, con una prefettura sepolta in fondo a un vecchio giardino, e conventi nascosti anch'essi in fondo ad altri vecchi giardini.
...Due parrocchie fondate sotto l'Impero, dove la prosperit delle opere  oggetto di ardente emulazione.
...Una sala per i divertimenti dove, nelle interminabili domeniche invernali, la buona societ va a sentire recitare gli artisti che vengono da Parigi.
...In un palazzo storico, che  un gioiello, un'accademia, dove gravi signori dalla barba grigia custodiscono, con cuore pieno d'amore, i fasti della piccola patria.
...Vecchissime strade dove tira sempre vento, con targhe di marmo che ricordano come il gran poeta, figlio della citt, nacque nella tal casa, visse nella tal altra e celebr questa terra nella tale opera immortale.
...Strade un po' meno vecchie con botteghe che imitano quelle di Parigi e il "senso unico" per le rare automobili. Il sabato c' anche il mercato dove le contadine che vengono in cuffia bianca dalla vicinissima e placida campagna cicaleggiano nel loro dialetto in punta di lingua.
...E per finire, verso la citt bassa, la Sane che scorre lungo viali dai vecchi alberi, lenta, calma, liscia, ma che tuttavia s'infuria bruscamente ogni inverno.
 la provincia; la provincia che appare cos calma al parigino che l'attraversa di volo nella macchina da turismo, in certi caldi pomeriggi estivi, mentre il gran silenzio stagna sulle vie semideserte e non si ode altro che un arpeggio di pianoforte dietro una persiana chiusa...
La provincia, che sembra sopita, ma che  invece ardentemente viva nelle sue case a un piano dove si agitano commedie, drammi, rancori, amori, ricordi...
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La casa, che non ha uno stile preciso, data probabilmente dalla met del secolo scorso: epoca beata, in cui materiale e spazio non erano lesinati agli architetti. Una simile dimora susciterebbe gioia e orrore al tempo stesso in una parigina che vi si trapiantasse. Gioia perch, con affitto modesto, vi troverebbe eleganze da palazzo privato: scala a doppia rampa, nelle stanze principali l'impiantito a spiga, un'anticamera a mosaico, finestre immense, e tutte quelle ridicole comodit a cui un costruttore moderno non penserebbe punto: lo stanzino per riporre le patate, il passapiatti fra la cucina e la sala da pranzo, e un angolo chiuso, in cucina, dove, d'inverno, si pu fare al caldo la pulizia personale. Ma l'acqua corrente non c' che sul lavandino, il padrone non ha mai voluto mettere l'elettricit per non rovinare i bei rivestimenti di legno; il portinaio non esiste, cos, quando gl'inquilini vogliono uscire la sera, devono portarsi la chiave del portone grossa quasi come una pistola; coi primi caldi in cucina compaiono gli scarafaggi... Nonostante questi difetti l'appartamento  buono, tranquillo, di stile dignitoso. I Saunier vi sono entrati ventisette anni fa e non si sono mai sognati di lasciarlo.
Se la casa  "Secondo Impero", il mobilio  di stile pi recente. Fu comprato quando i Saunier si sposarono e non pi rinnovato. Verso il 1905 dovette costituire l'ultimo grido della modernit e del buon gusto: salotto inglese laccato di bianco e ricoperto di seta liberty che ricorda un po' ingenuamente lo spogliatoio dell'imperatrice di Russia ricopiato da qualche Illustration e riveduto secondo il gusto dei quartieri popolari; sala da pranzo tipo "Scuola di Nancy" con rami di castagno stilizzati che corrono sul legno chiaro per ritrovarsi in alto sul fregio della tappezzeria sbiadita; nella camera da letto una bella coperta a punto inglese, sul camino la riproduzione in alabastro di un monumento portato dall'Italia al tempo del viaggio di nozze, e, disseminate su diversi tavolini a vernice Martin, molte fotografie incorniciate di raso bianco con ricami a pagliette. Un interno da buoni borghesi, che non  ancora divenuto "stile", ma  semplicemente fuori moda; per, un visitatore estraneo che avesse un po' di cuore, non si metterebbe a ridere. Perch  assai commovente la mania di voler serbare inalterato, anche se il tempo lo ha reso ridicolo, l'aspetto di una dimora dove si visse felici.
Dove si visse felici... E perch non usare addirittura il presente e dire: "dove si vive felici"? Tanto peggio per le copie delle signore Bovary provinciali, romantiche e incomprese!  cos bello potersi dire che, dopo ventisette anni di vita in comune, si ama il marito come il primo giorno!
Son molti ventisette anni. E in questo lungo tempo marito e moglie conobbero l'alternarsi dei dolori e delle gioie. Al ritorno dal viaggio di nozze, la sistemazione fra i nuovi mobili, la nuova vita, l'ebbrezza del principio tutto illusioni, follie, fanciullaggini. Qualche nube nel primo anno, si sa, per l'adattamento l'uno all'altro di due esseri giovani, ciascuno con la propria personalit e col suo proprio mondo di opinioni, di tradizioni, d'idee, anche di manie, venuti da due famiglie estranee. E gl'inevitabili piccoli urti di carattere, che si scambiano per tragedie; le goffaggini del giovane marito, la nervosit fisica della giovane moglie, e, per concludere, le riconciliazioni a furia di baci, poich al di sopra dei piccoli screzi c' l'amor vero...
Luigi, sposatosi subito dopo uscito dalla scuola, aveva un modesto impiego nell'archivio della sua citt natale. Facendo i conti giudiziosamente, riuscivano per sempre a fare buona figura. Con la nascita dei bambini la coppia diventa famiglia, e con basi di verit e semplicit. Dopo le prime tempeste, la situazione si rafferma, mentre scompaiono le chimere, un po' sciocche, su cui qualche volta s'indugiava la piccola collegiale. Oh i bei ricordi di quegli anni! Le due bimbe che crescevano, i particolari incantevoli che i genitori ricordavano tuttora insieme: i primi passi di Gilberta; quando cadde, e quel suo gran pianto! La prima parola di Susanna che fu una delusione perch non fu n babbo n mamma... E quando un'antivigilia di Natale le bimbe presero insieme la varicella e si dovettero portar loro tutti i balocchi sul letto... E le vestine celesti per la cresima... la prima comunione di Gilberta; pioveva tanto... e quella di Susanna, con il pranzo cos ben riuscito... Dolce passato! Fiori secchi, avanzi di stoffe, vecchi menus, tutto stipato nel cassetto della piccola scrivania... le annate calme, non ricche, ma stabili. Luigi  andato avanti nella sua carriera, sempre allo stesso impiego; una di quelle belle carriere dello spirito poco lucrose, ma feconde di gioie intellettuali, e che se non l'opulenza danno un certo prestigio sociale. Egli si  radicato nella sua cittadina dove  diventato "qualcuno". Nemmeno la guerra ha scosso nelle sue basi questo focolare felice. Luigi Saunier, molto miope, ebbe un servizio ausiliare a due passi da casa sua, e non conobbe la pena di tanti altri padri di vivere lontano per quattro anni dalla vita dei propri figli. Ma, finita la guerra, quando si credevano liberi da ogni inquietudine, anche per loro venne la grande prova, l'immenso dolore: Susanna prende freddo, si trascina un raffreddore che pare interminabile, fino a che muore in un sanatorio di Hauteville.
Quando le riportarono la piccola nella bara, Maria Saunier credette di morire essa pure. Fu Luigi a salvarla. Per quanto avesse creduto di conoscerlo a fondo, pure non lo trov mai, come in quei giorni terribili, affettuoso e tenero; fu lui che, dimenticando la propria pena, le diede la forza di vivere ancora. Anche ora il ricordo della piccola morta  sempre vivo, ma dolce, e senza acuta sofferenza,  reso poetico, idealizzato come quell'ingrandimento su una parete della loro camera dove lei sorride con dolcezza, vestita da comunicanda. Maria comprende che l'esistenza pu essere ancora buona tra la figlia che le rimane e il marito, senza sapere esattamente se ami Gilberta perch  figlia di Luigi o Luigi perch  padre di Gilberta. E mai si sono sentiti cos uniti come in quel tempo in cui, approssimandosi l'autunno della vita, la stima, la tenerezza, la fiducia reciproca prendono il posto dell'amore. Oggi si compiono ventisette anni dal giorno del fidanzamento. Lei  sempre tutto per lui, che le  rimasto fedele in questa lunga tappa.
- Se gli amici del circolo lo sapessero, sarebbero capaci di canzonarlo; sono cos stupidi gli uomini - pensa Maria Saunier con un sorriso di commozione - E sono forse un po' stupida anch'io se, dopo ventisette anni, questo pensiero mi d sempre tanta gioia.
Per un po', rimane immobile appoggiata al davanzale, lo sguardo perduto nel paesaggio immenso, vaporoso e azzurrognolo, che si vede laggi verso il Giura lontano.
Poi, per festeggiare l'anniversario del fidanzamento, va in cucina a preparare il dolce che fu una delle sue glorie di fanciulla e che Luigi apprezzava molto quando i genitori di lei lo invitavano a pranzo. Egli se ne ricorder, certo; tanto pi che ogni anno, alla stessa data, ella gli preparava la stessa sorpresa mentre rievocavano la storia di allora con lo stesso piacere giovanile.
Ecco, la chiave gira nella toppa della porta d'ingresso:
- Mamma, dove sei?
 lui. Uscendo dall'archivio, ha approfittato della lunghezza di quella sera di giugno per schizzare un acquarello sulla prateria di San Lorenzo. Dipingere  il suo passatempo preferito, ha buona disposizione; e dopo esser stato rinchiuso in ufficio, gli serve pure per respirare un po' d'aria libera.
- Qui, in cucina.
Luigi entra, e la moglie dimentica un istante la crema per sorridergli; dopo tanto tempo, quando si rivedono, hanno sempre lo stesso sguardo buono. Essendo divenuti anziani insieme, quasi non si sono accorti del loro reciproco cambiamento, e chi pu sapere se non si vedono ancora con l'aspetto della giovinezza?
Nel 1905, Maria Saunier era una biondina timida e seria, pi graziosa che bella; dotata d'un fascino tenue, a mezze tinte, un po' smorto, ma fatto apposta per piacere a un acquerellista. Conserva la figura snella, un po' troppo magra anzi e la bella pelle fine, che non ha mai conosciuta la cipria. Porta i capelli come si usava prima della guerra, un vestito grigio che la invecchia e il collo ancora giovane e bianco  sempre coperto da un velo di tulle. Sembra maggiore del marito, invece ha due anni meno di lui.
Quando si sposarono, Luigi Saunier era ci che si suol dire "un bel cavaliere", delizia dei salotti dove c'erano ragazze; recitava con molta finezza il monologo in verso tra poetico e scherzoso "I gamberi" di Jacques Normand o "Le Prugne" di Alphonse Daudet. Vestito di nero, con la barba dai toni ardenti, rammentava Florestano, il Florestano amato da Veronica, la romantica... Ora la barba non  pi bionda e fa pensare a un albero d'autunno coperto di brina; la fronte si  sguarnita, e i begli occhi grigi si riparano dietro gli occhiali, si consumano su austere carte, ma vedono ancora la vita un po' da poeta e un po' da fanciullo immaginoso. Ha ancora la persona dritta e svelta e i lunghi anni di vita sedentaria non sono riusciti ad appesantirla.
- Che buon odore - esclama. - Crema con gli amaretti? ti sei ricordata, Rir?
Davanti agli estranei la chiama Maria, ma quando son soli, ed  commosso, le rid volentieri il piccolo nomignolo, stupido come tutti i nomignoli, ma che rievoca tanti buoni ricordi.
- Ma anch'io me ne sono ricordato! Dal libraio in piazza ho visto in vetrina questo libro e ho pensato che ti avrebbe fatto piacere.
Dalla tasca della giacca toglie un pacchetto, che gliela faceva sbeccare. Questo fatto in un giorno comune gli avrebbe procurato qualche osservazione dalla moglie, perch, sempre distratto, egli  solito sciupare i vestiti e li mette fuori uso prima del tempo. Ma oggi, niente rimproveri di Maria, che guarda con tenerezza il libro dalla copertina gialla, certo un romanzo della Delly o l'ultimo di Henri Ardel. Gioisce per l'attenzione dello sposo e anche per il libro, perch un certo fondo romantico le resta tuttora.
- Gilberta non  in casa? - domanda Luigi dalla porta aperta della camera dove sta mettendosi le pantofole.
- No, giuoca al tennis, allo Stand, con Giuseppina Aubert, Anna e il giovane Lefvre.
- Levfre? Ma di' un po', mamma, non ti pare che da qualche tempo si trovi un po' troppo spesso con Gilberta?
- Anche tu l'hai osservato? Allora non mi sbaglio. Sai, non osavo ancora parlartene, temendo di illudermi come le altre volte, e se m'ingannavo, preferivo essere io sola la delusa, mi capisci?
- S, s capisco, mia buona Rir...
Tacciono; tutti e due pensano la medesima cosa. Preoccupazioni, inquietudini, speranze poco sicure, revisione di tutti i casi in cui, come ora, si  sperato, e poi si  dovuto riconoscere che erano stati vani sogni...
La signora Saunier aiuta la donna ad apparecchiare la tavola. In provincia si pu ancora farsi servire senza pagare salari astronomici; vi sono tante contadinelle dei dintorni ostinate ad abbandonare la fattoria paterna e a "venire in citt" a patto che la padrona aiuti molto e non sia troppo esigente nel servizio.
Il signor Saunier, tanto per darsi un contegno, guarda il suo ultimo acquerello; tre salici sullo sfondo dell'azzurrognola campagna: niente pretese, niente tecnica, ma un senso poetico indefinibilmente ingenuo.
- Buona sera, pap! Buona sera, mamma! Sono in ritardo, vero?
Gilberta Saunier ha ventisei anni. La madre  convinta che sia il ritratto parlante di Luigi. Certo ha di lui la figura spigliata e la noncurante eleganza dei gesti, ma non i capelli biondo-ardente: a quale ava saracena (i Bressani affermano di discendere dai Saraceni il cui tipo si  stranamente perpetuato) a quale lontana ascendenza deve essa la capigliatura cos nera che forma contrasto con gli occhi celesti nel piccolo volto regolare, ma non molto espressivo? Per i genitori  come se fosse ancora bimba, n si devono mai essere domandati quale anima sonnecchi dietro quel bel viso indifferente. C' volont in quegli occhi senza lampi? Golosit nella bocca minuta dalle labbra un po' rialzate? Ardore nel naso dritto, classico, ma di cui le nari fremono e palpitano molto facilmente a un fluttuare di profumo?
I Saunier non hanno mai pensato d'approfondire di pi.  Gilberta, la loro preziosa, meravigliosa Gilberta e basta.
- A tavola! - esclama il signor Saunier. - Piccola, ci fai morire di fame se rincasi tanto tardi!
Sulla tovaglia a quadri bianchi e rossi c' la zuppiera in maiolica di Charolles; la brocca dell'acqua si  appannata per il vapore: la domestica l'ha riempita alla fonte sulla piazza perch, con questo caldo, l'acqua del rubinetto  proprio imbevibile.
- Nunc est bibendum! - dice il signor Saunier spiegando il tovagliolo. Ogni estate ripete la facezia sempre con eguale piacere, ma stasera Gilberta non sembra disposta a ridere; mangia in silenzio, inarcando le sopracciglia che spiccano nerissime sul biancore del volto. Di solito non  molto loquace, anche da bimba era taciturna, mentre Susanna era allegra ed espansiva...
Il signor Saunier detesta la tristezza, e la sua carriera austera, se gli soddisfa lo spirito dal lato intellettuale, non appaga il suo temperamento in fondo allegro, e, dopo ore di silenzioso lavoro, a casa vuole svagarsi raccontando alla buona, ma con un modo tutto suo particolare e gioviale, la passeggiata della sera.  un essere privilegiato per cui anche le minime avventure diventano meravigliose, incantevoli, e le realt quotidiane le vede attraverso un prisma dorato.
Minestra.
...Legumi.
...Insalata.
 la signora Saunier che risponde al marito, mentre Gilberta non dice nulla. Quando la donna mette sulla tavola la famosa crema di amaretti, si decide finalmente a parlare con tono forzatamente noncurante:
- Mamma, - dice - bisogner avvisare la sarta che venga la settimana ventura per rimodernare il mio vestito di crespo rosa.
La signora Saunier diviene un po' inquieta, pronta com' ad allarmarsi:
- Che cosa vuoi farne del vestito rosa? In questa stagione non ci sono serate e per la sagra di San Vincenzo ci si veste sempre da pomeriggio.
- Che voglio farne? - risponde la fanciulla sempre con tono disinvolto, ma con inflessioni strane, sorde, come se avesse la gola stretta. - Lo devo mettere per fare la damigella d'onore al matrimonio di Giuseppina Aubert con Lefvre: me lo hanno annunziato oggi.
Dal vaso pieno di rose sulla credenza, una, spampanata, si sfoglia con impercettibile fruscio.
- Ancora una volta - continua Gilberta con un sorriso ironico - avr questo piacere. "Damigella d'onore a vita ", bisogna che lo faccia stampare sui biglietti da visita! Ma non  necessario, perch Giuseppina era l'ultima delle amiche signorine della mia generazione; tutte le altre si sono sposate. Con Giuseppina fidanzata, non ne rimangono pi e non vale la pena che rifaccia i miei biglietti.
...Ride ancora, ma ad un tratto nasconde il volto nel tovagliolo singhiozzando nervosamente, poi scappa in camera sua chiudendovisi a chiave.
I poveri Saunier si guardano muti, atterriti; il dolce preparato con tanto amore, che ormai nessuno ha pi voglia di mangiare,  li intatto; mentre sembra che dagli angoli della stanza voci sussurrino nel silenzio:
- ...Le voci dei colleghi.
...Dei compagni del circolo.
...Dei conoscenti.
...Delle colleghe delle Opere pie.
...Delle amiche intime.
...Della gente che si conosce bene, di quella che si conosce poco, di coloro che si conoscono appena, di tutti coloro che in citt, con sostanze e posizioni diverse, costituiscono la "societ borghese".
...Tutti costoro parleranno, commenteranno! Senza cattiveria, certo! Ma cos, per il piacere di pettegolare, perch in una piccola citt tutti si conoscono e con la ristrettezza dello spazio, la scarsit delle distrazioni,  quasi impossibile non occuparsi, poco o tanto, della condotta del prossimo.
- Ancora "damigella" Gilberta Saunier.
- Strano che non sia ancora sposata! Eppure  graziosa. - Non  certo giovanissima - Oh! la trentina non  lontana;  tanto che la si vede!... Probabilmente ci deve essere una ragione perch resti zitella. Forse una tara in famiglia. Peccato, perch  proprio bellina.
- ...per ha una dote assai modesta.
- ...I Saunier sono persone rispettabili e sul loro conto non c' mai stato nulla da ridire... almeno ch'io sappia.
- Ma quella sorellina morta tisica vi par nulla?
- Si sa bene che quelle malattie sono ereditarie.
- Formare una famiglia con una malata di polmoni non  certo incoraggiante per un giovanotto.
- Ma come? Lei crede che...
- Si capisce!  nel sangue!...
In questo modo si distruggono le riputazioni, e l'avvenire di una ragazza  rovinato. Gilberta, la bella Gilberta, fatta visitare da tanti dottori per il terrore della tremenda malattia,  sana e robusta, ma  inutile, sulla sua via sorger sempre l'ombra della sorellina diventata tubercolotica per puro caso.
...Sono cose ereditarie, sapete bene...
Il giudizio  dato: non c' nulla da fare.
La sala da pranzo a poco a poco si riempie di penombra intorno ai due Saunier sempre muti: un soffio silenzioso entra dalla finestra spalancata e un brivido passa nell'aria immobile. Fuori il crepuscolo di giugno  interminabile: in lontananza  un gracidio di rane, mentre nelle praterie vicine alla Sane la fanfara della societ ginnastica fa le prove per il quattordici luglio, con certe note intermittenti di clarinetto, infinitamente tristi.
...
La mattina dopo.  domenica. Alle dieci Gilberta  ancora nella sua stanza.  la camera classica delle signorine, curata dai genitori. Lei non l'ha mai rinnovata: letto di lacca, tende di mussola, piccola scrivania, e la teletta nascosta da un paravento a fiori. Nessun disordine, ma anche nessun segno di personalit apparente. 
Ci sono casi in cui un po' di disordine, un po' di fantasia sono utili a chi vuole scoprire i moti nascosti di un'anima.
Gilberta  seduta nel letto e mangia a piccoli bocconi golosi la colazione che le ha portato la mamma. La grossa treccia nera spicca sul percalle della camicia da notte. La madre, ritta ai piedi del letto, la fissa coi buoni occhi silenziosi, non osa parlare della scena della vigilia, mentre brucia dal desiderio di sapere qualcosa di pi.
- Sbrigati, bambina mia, per non essere in ritardo alla messa delle undici.
- Ho mal di capo, mamma, preferirei non andare.
Gli occhi azzurri, tranquilli, diventano ad un tratto di una seduzione irresistibile. Che potere di attrazione si nasconde in quegli occhi? Non dura che un attimo!
- Ti senti male, cara? - chiede con ansia la signora Saunier, che alla prima scossa trema come un pioppo. - Allora non alzarti, riposati, il buon Dio non se ne avr a male...
Intanto nel suo spirito appare l'immagine di Dio come se lo figura lei, piccolo e bonario, senza giustizia e senza leggi.
Ora la coppia Saunier esce per andare alla messa, o per meglio dire,  la moglie che ci va e, lui l'accompagna fino alla porta della chiesa.
Luigi, secondo l'espressione provinciale, "non  praticante". A suo tempo  stato allevato da una madre pia, ma la vita di studente s' portato via tutto. Tra le persone colte  ancora vivo il ricordo di quel Jules Jordin, che, alla fine del secolo scorso, volle reagire contro la corrente cattolica creata da Lon Gautier nella scienza della costituzione diplomatica, e del quale un libro "Ricerche sulla incredulit nella letteratura del medioevo" ebbe un certo successo o produsse scandalo a seconda delle opinioni. Fu proprio Jordin, maestro di Luigi Saunier, a lasciare sulla inteligenza di lui un'impronta profonda: per di pi, lo scetticismo era una disposizione assai comoda per giustificare certe scappate da studente, scappate, del resto, di poca durata essendo egli pi sentimentale che sensuale. Anche sposato Luigi ha mantenuto quella piega d'incredulit segnata nel suo spirito che si formava; ma la religione, vista attraverso la donna che venera ed ama, gli appare come una bella cosa molto rispettabile e simpatica, piena di poesia e d'ideale.
Accompagna Maria fino ai piedi della scalinata di San Vincenzo, girella per le vie silenziose, compra un dolce per la colazione da un buon pasticcere, mentre la moglie, seduta sulla sedia-inginocchiatoio che porta una targa di rame col suo nome - la sua sedia da ventisette anni! - cullata dalla buona musica dell'organo, gli sguardi perduti nei giochi di luce sulle vetrate, i cui riflessi danzano sulle colonne rosa, si abbandona a pie e vaghe effusioni che si dissolvono in sogni - a meno che non legga senza preoccupazioni di raffinamenti liturgici, La Battaglia Spirituale o i libri di preghiere della signora Craven. Alle undici e mezzo, proprio a l'Ite, Missa est, esce in fretta dalla chiesa in mezzo alla folla profumata delle ultime messe, non volendo che il marito l'aspetti nemmeno un minuto in fondo alla scalinata. I Saunier sono conosciutissimi, e c' gente da salutare, strette di mano da scambiare nei gruppi che si sciolgono. Ma oggi Maria  preoccupata e sembra che abbia fretta.
- Senti, Luigi, ti vorrei parlare di una idea che m' venuta durante la messa.
-  molto lunga da spiegare la tua idea?
- S, piuttosto.
- Allora rimandiamola all'ora di colazione perch muoio di fame.
Il nostro Saunier, svelto e vivace, muore sempre di fame.
- No, no, non voglio parlarne in presenza di Gilberta.
- Ah! Dunque si tratta di...
Visto che si tratta di Gilberta, la cosa  certamente seria; eppoi la moglie  apparsa delusa di non poter subito parlargli della sua idea; lui s'intenerisce, e tutto gentile, strizzando l'occhio dietro le lenti, dice:
- Su, venga signora, faremo una passeggiatina sulla riva del Breuil: sar molto carino, ci prenderanno per una coppia d'innamorati che vanno a un convegno segreto...
- Oh Luigi! - protesta lei fra contenta e seccata. - Smetti di dire sciocchezze...
Nella chiara domenica, la Sane che si svolge come un raso un po' marezzato da bagliori d'oro,  di un azzurro meraviglioso: sull'altra riva si stendono vasti prati di un verde vellutato.
- Senti, Luigi, ho molto riflettuto e credo che se continuiamo a vivere qui, Gilberta non si sposer. Tutti sanno di che  morta la nostra povera Susanna, e ci saranno sempre dei bene intenzionati ad informare qualunque partito serio che si presenter. Ieri fu Giovanni Lefvre,... l'inverno scorso fu Paolo Pigar, come prima erano stati il tenente Labalme e quel giovanotto grande e bruno che le piaceva tanto e che quasi l'aveva chiesta...
- Ma  ridicolo,  ingiusto, non  malata - borbotta Luigi nella sua barba.
- Non sai dir altro, ma  proprio cos: e credi a me, se non ce ne andiamo, Gilberta rimarr zitella, e bisogna invece farla sposare senza alcun ritardo. Non ti accorgi come si snerva, come si rode? Fino a che Giuseppina non s' fidanzata, ha avuto pazienza, ha sperato, ma ora che tutte sono sistemate non rimane che lei del suo gruppo...  orribile! La nostra bambina! Certo si ammaler. Non hai visto, ieri sera? E stamani credevo che non si potesse alzare.
- La nostra bambinona! - sospira Luigi, - e pare che una nebbiolina gli appanni le lenti.
- Bisogna agire e subito; s' aspettato anche troppo. Ho pensato di portare Gilberta in villeggiatura.  tanto carina che certo far colpo, e siccome nessuno ci conosce, se un giovanotto la nota non gli potranno raccontare inesattezze sul nostro conto con questa stupida storia della salute che rompe l'uova nel paniere.
-  vero - conviene Luigi persuaso.
- Nei limiti del possibile, bisogner scegliere un posto un po' mondano e un buon albergo frequentato da gente "perbene". La nostra Gilberta  deliziosa e potrebbe far girare la testa anche a un milionario...
E ingenuamente maliziosa aggiunge:
- E poi, caro, ti somiglia, il che  tutto dire.
- Io, io, - scherza Luigi, - quando mai ho fatto girare la testa a signorine milionarie?
La moglie, tutta presa dall'idea, senza badare all'interruzione continua:
- Ah! se si potesse fare questo matrimonio! Che rivincita su tutti quelli che l'hanno disprezzata, su quelle smorfiose amiche sue che si credono chi sa che perch hanno sposato avvocatucci e scribacchini da nulla!...
Quella che parla non  pi la dolce e timida Maria ma una mamma appassionata che difende a spada tratta la figlia disdegnata. Oh! come cova qualche volta il fuoco sotto la cenere...
Ed eccoli tutti e due in groppa alla loro chimera! Gilberta troneggiare in una Rolls, avvolta in una pelliccia di zibellino e con duecentomila franchi di perle al collo...
- Allora dove si va? - domanda ancora lui. Al buon sentimentalone non piace comandare, preferisce abbandonare ogni iniziativa al senso pratico della moglie.
Lei riflette un momento con lo sguardo vagante sul fiume.  forse la bell'acqua verdazzurro che la ispira?
- In Savoia - dice finalmente - ad Aix-les-Bains, ad Annecy. Si dice che ci vadano a villeggiare molte buone famiglie di Lione. E tu, in riva d'un lago, chi sa che acquerelli carini potrai fare!...
Per, dinanzi all'avventura intravista, il tranquillo studioso ha un moto di spavento.
- Ma dimmi, Rir... se Annecy  un luogo cos elegante non credi che sia troppo caro per noi?
Lei con breve sospiro:
- E gi! purtroppo sar caro, oh! molto caro. Tanto peggio! Devi sapere che ho un po' di soldi da parte... ma s, caro, con quello che mi dai per la casa, un po' di economia la faccio sempre. E tuttavia il mio signore non potr dirmi che non gli d abbastanza da mangiare?
- Come sei brava! Meravigliosa Rir, mia cara Rir... - risponde lui con quell'ingenua ammirazione di cui avvolge la moglie in ogni occasione.
- Eppoi - continua lei, divenuta seria d'un tratto - se il mio piccolo tesoro non bastasse, ne prenderemo dal capitale. Una volta lo facemmo per curare Susanna, e quello che abbiamo sacrificato per una delle nostre figliuole abbiamo il dovere di sacrificarlo per la felicit di questa che ci resta.
- Sei ammirevole - balbetta il marito.
- Oh! - risponde lei, toccata al cuore dalla parola di lui - oh, no! Vi amo tanto, semplicemente, e questo  tutto.
Luigi  cos commosso che le afferra una mano e la bacia furtivamente attraverso il guanto. Evidentemente non aveva sbagliato quando aveva predetto alla moglie che li avrebbero presi per due innamorati.

 2.
Una sera dei primi d'agosto, alle dieci, quando pare che col calare della notte esca fuori tutto il caldo della terra, i tre Saunier, sfiniti di stanchezza, sono nel treno che va da Aix-les-Bains ad Annecy.
Il signor Saunier, appena rimesso dall'emozione provata, quando per un attimo alla stazione di Aix i bagagli han rischiato di rimanere a terra, ora sonnecchia. Ma quante seccature, che daffare per lui, cos sensibile, che prende in tragico le inevitabili noie del viaggio.  turbato dall'idea di arrivare a notte alta in un posto sconosciuto. Il banalissimo progetto di passare tre settimane di vacanza in una villeggiatura troppo elegante per le loro abitudini, gli appare ora come un'avventura inquietante, smisurata, che gli porter sfortuna; e se fosse ancora possibile, tornerebbe volentieri indietro.
Gilberta, seduta al finestrino, tace guardando la notte profonda. Non ha avuto dai genitori nessuna spiegazione, ma ha capito tutto, e sotto l'impassibilit di quel visino, al riparo delle palpebre semichiuse, si agitano vaghe visioni. Anche lei pensa al pericolo dei bagagli perduti poco fa, rivede i vestiti che la mamma ha scelto per lei con tanta cura, rivolgendosi per i pi eleganti alla migliore sarta, mentre per s s' accontentata di una sartina a giornata che le rimodernasse il guardaroba. Quando prov il bel vestito da pranzo, il completo da passeggio, l'altro di flanella bianca e si vide in quegli abiti perfetti di taglio e di gusto, riflessa nel grande specchio della sala di prova, si sent tutta bella fino nelle pi profonde fibre del suo essere. Ora invece dubita di quell'impressione, pensando che le vesti troppo costose per il bilancio di uno scienziato non sono che vesti modeste per le ragazze eleganti che frequentano l'Excelsior, e si dice che far una figura meschina, da provinciale, indossando sempre i medesimi vestiti. Con la fronte sbarrata dalla linea quasi orizzontale delle sopracciglia, soppesa le sue possibilit di riuscita.
Di fronte a lei, la signora Saunier, che si  messa nell'angolo in senso opposto alla direzione del treno, guarda essa pure la notte che fugge di l del finestrino. Ogni tanto, piccole luci isolate e anonime che portano allo stanco viaggiatore una confusa nostalgia di persone tranquille in casa propria... Oh! come sono lontane le vacanze trascorse nella loro casa di Vescours, quella casa di sei stanze quieta, rustica, fiorita di sole, a limite dell'orto profumato di susine mature!  stato penoso rinunciarvi, ma almeno il sacrificio fosse compensato! La madre guarda la figlia che, con quell'aria stanca e il naso non incipriato, le sembra stasera meno bella del solito. Si sarebbero forse illusi sulla sua bellezza? E se dovessero ricondurla a casa ancora pi infelice e pi inasprita con l'aggravante di una delusione?
- Dove siamo?
Luigi Saunier si riscuote, aggiustandosi gli occhiali e cavando di tasca l'orario gualcito che ha consultato tante volte dalla partenza, poi informa:
- Lovagny-Gorges-du-Fier... Mie care, si sta per arrivare.
Si radunano le valige, le cappelliere, si passano in rivista le reticelle. La madre dice:
- Gilberta, metti il cappello e un po' di cipria, non puoi arrivare cos!
Ella immagina forse che, nonostante l'ora tarda, tutti i giovanotti dell'albergo siano raggruppati sulla terrazza spiando l'arrivo della sua meravigliosa Gilberta? Chi pu sapere che cosa d'inconsciamente orgoglioso e assurdo si agita nel cuore di una mamma?
Il grande autobus giallo dell'Excelsior aspetta fuori della stazione. Come sono riposanti i morbidi sedili di velluto!
Maria s'abbandona al dondolio della macchina, e il suo pensiero riposa, mentre il subcosciente le parla con due voci differenti: una si esprime in versi dinanzi al lago scintillante di lumi a destra della via.
O laghi, mute rocce, grotte, foresta oscura...
L'altra voce si esprime molto, molto in prosa:
- L'albergo che ha un autobus cos elegante deve essere di prim'ordine, e le spese straordinarie saranno tremendamente forti...
Luigi si sforza di distinguere qualcosa; la luna spuntata da poco permette d'intravedere le montagne che al di l del lago, dalla parte di Duingt, si stendono frastagliate come giganteschi petali di un fiore stilizzato, e pensa con soddisfazione
- Quei piani cos ben staccati potr ritrarli all'acquarello.
Gilberta segue con gli occhi la visione intravista poco fa: la terrazza del casino, luci colorate, tavolini in riva al lago, coppie che aspirano con la paglia le bibite ascoltando un valzer viennese.
Uno scenario convenzionale di vita facile, di piacere anodino ed elegante. Gilberta  muta dinanzi al quadro, mentre allunga un poco le labbra come per mordere pi in fretta, e le narici le palpitano al profumo di lusso presentito. L'auto attraversa piccole borgate dormienti sotto la luna, quando, a una svolta, si scorge lontano a mezza costa qualcosa che fiammeggia da tutte le finestre illuminate. Il destino  l rutilante nella notte.
Immagini confuse; sulla terrazza gente seduta vestita di chiaro. Il direttore si avanza premurosamente, mentre i facchini s'impadroniscono del bagaglio. Un atrio troppo illuminato; ascensore, le camere pronte. Poi si sprofonda nel sonno, senza osservare nulla. Domani, spunter il giorno. La gran vita incomincia!
...
I tre Saunier organizzano la nuova vita, sforzandosi con buona volont, ciascuno a suo modo, di non sembrare troppo impacciati, ma di essere disinvolti come chi  abituato ai grandi alberghi.
La signora e la figlia appendono i vestiti sotto una tenda di tela di Jouy che suscita la loro meraviglia, nonostante la ristrettezza del ripostiglio, mentre nella casa di Vescours vi  un buonissimo, comodo, spazioso armadio; ma  risaputo che certi vantaggi, a volte, non si vogliono riconoscere. Anche le camere sono piccole, senza vista sul lago, e devono essere sopra la cucina perch di sotto salgono ondate poco piacevoli di calore. Ma insomma si  all'Excelsior, e questo  l'essenziale, tanto, i giovanotti che Gilberta incontrer nell'atrio, o al tennis, non andranno a informarsi se abita al primo o al quarto piano.
Il signor Saunier col suo carattere felice di ottimista facile, un po' infantile e sensibile alle gioie della vita, propenso a cogliere il solo lato buono di ogni cosa,  quello dei tre che s' ambientato subito. Inalbera un panama, scarpe bianche di tela, giacca di alpag nero, guarnita all'occhiello della decorazione viola, e tutto contento passeggia qua e l canterellando nella barba arie del Faust o della Mignon, in cerca di panorami per i futuri acquarelli.
Una cosa sola turba la sua serenit: tutti quei servitori premurosissimi; il ragazzino che lo accompagna in ascensore, il facchino pronto a trasportargli la sedia a sdraio, il maggiordomo che spinge un panchetto sotto i piedi della signora Saunier quando sono a tavola. Bisogner o non bisogner dar loro la mancia?  vero che sono pagati col famoso dieci per cento previsto nel conto, ma d'altra parte sono cos servizievoli! E, agitato fra il dubbio di passare per spilorcio e l'inquietudine, nella sua bont d'animo, di deludere quella brava gente, d due lire da una parte, cinque dall'altra, consuma il denaro passando la misura per tema di sfigurare e si acquista, con la fama di nababbo, la considerazione di tutto il servitorame.
La signora Saunier o passeggia col marito, o lavora da sola sulla terrazza dell'albergo mentre lui dipinge, perch quando  coi suoi acquerelli vuole essere solo e perfino la presenza della moglie gli diviene insopportabile.
Lei ha fatto rimodernare un grazioso vestito di seta color prugna e uno bianco e nero, perch, dopo la morte della figlia, non s' mai tolta il mezzo lutto. Coi suoi vestiti modesti, e alle orecchie, i bei solitari che ebbe nel corredo, non stona punto nel gruppo delle madri che sferruzzano eternamente sotto gli ombrelloni per le opere di beneficenza e che d'inverno abitano in via di Courcelles o sul boulevard di Saint-Germain. Per non riesce come loro a godere delle vacanze con tranquillit di spirito: dopo il conto dei primi otto giorni  rimasta scombussolata perch s' accorta tangibilmente dell'enormit del fatto compiuto. Da allora si studia di economizzare nelle piccole cose e fa perfino qualche bucato clandestino nel lavabo. A tavola avrebbe voluto bere soltanto acqua fresca, ma un'occhiata ai tavoli vicini le rivel come tutti bevessero vino. Che cosa avrebbe detto la gente se si fossero fatti notare cos? E allora, quando con un amabile inchino il piccolo cameriere italiano porge la carta dei vini, risponde senza alcuna esitazione: "Un Talloires bianco". E intanto dice a se stessa: "Quest'inverno non mi far il cappello nuovo... non cambier le tendine in camera da letto, che sono in uno stato deplorevole". E quante altre cose dovranno essere trascurate! Le poltrone da ricoprire, i libri nuovi per la biblioteca, il mazzo di violette domenicale, le paste all'uscita dalla messa, tutto l'umile superfluo, sacrificato in anticipo, che svapora nell'effluvio del Talloires bianco... Ma almeno tutto ci servisse a qualcosa! I giorni passano e non accade nulla, nonostante che Maria Saunier cerchi di esibire la figlia in ogni ora della giornata.
- Gilberta, vestiti per il tennis, puoi fare una partita con questo bel sole!
E dice cos perch sa che la figliola cos vestita sta benissimo e perch ha scorto i due De Bionay, bei giovanotti alti e distinti, che si avviano verso il campo.
- Gilberta, mettiti in costume che  l'ora del bagno.
Gilberta detesta l'acqua fredda e nuota malissimo, ma il costume nero e azzurro le sta d'incanto e chi sa che qualcuno non le proponga d'insegnarle il nuoto, che il divertimento e l'allegra libert di quel diguazzare non siano un abile mezzo di conoscersi...
Povera Maria Saunier... il suo semplice onesto cuore si contenta di norme bell'e fatte, ma non ha mai riflettuto sulle profonde questioni della morale nella vita, n s'accorge che svestendo e vestendo e offrendo la figlia al primo venuto recita una parte equivoca. E quante madri, non fanno lo stesso, Dio mio! mamme delicate e sentimentali che fecero ai loro tempi un matrimonio di amore e che avrebbero respinto inorridite, per loro stesse, quello che adesso combinano per le figlie con tanta disinvoltura, anzi, con la coscienza di compiere il loro dovere.
Ma nonostante che Gilberta nuoti, giuochi al tennis, partecipi alle gare di ping-pong, e la sera balli, non succede nulla, assolutamente nulla, e i poveri Saunier, a fin di bene, si sono troppo illusi perch nell'albergo immenso vi sono moltissimi ospiti, non  facile far conoscenze, e tanto meno notare un viso anche se carino e seducente e innamorarsene.
Scacco matto, allora? Tornare a casa e dover subire le domande degli amici? Perch  inutile, anche a non dire il perch della villeggiatura, la gente  scaltra, l'abitudine della ricerca di notizie acuisce l'intelligenza e la penuria di selvaggina rende abilissimi nello scovare la poca che c'.
- E cos, ci riportate la nostra Gilberta? Capisco! Non ha ancora trovato il suo ideale! Meglio meglio, ce la godremo noi, ancora per un poco...
Ai Saunier sembra gi di udire queste frasi e altre simili.
- Luigi, senti, non ne posso pi. Se ce ne andassimo?...
Di sera, in camera. Luigi ripone i pennelli e Maria rammenda un paio di calze, seduta sulla sponda del letto.
- Credevo di fare per il meglio, invece devo riconoscere che mi sono sbagliata. Perdonami Luigi, ho avuto torto. Mi perdoni, Luigi?
- Smettila, Rir, mi fai pena. Certe cose non devi nemmeno pensarle.
Lei  depressa, scoraggiata; e il vedere in tale stato la cara donna, di solito cos calma, forte, serena, alla quale sapeva di poter sicuramente e indefinitamente ricorrere, lo rende nervoso, quasi stravolto, e Maria se ne accorge.
- Dopo tutto - dice ella con dolcezza, - non  cosa irreparabile. S' sbagliato strada, pazienza, torniamo indietro e andiamo a finire le nostre vacanze a Vescours, visto che il tentativo  fallito.  stata un'esperienza, nient'altro, senza nessuna conseguenza per la nostra vita, ti pare? Cosa sono infine dodici giorni? Fra dieci anni, anche fra cinque, magari, sar un piccolo ricordo insignificante.
- Non s' potuto nemmeno conoscere bene il posto - geme Luigi Saunier, da quel vecchio bambino che . - Mi sarebbe tanto piaciuto vedere la Mer de Glace...
 cos contrariato per l'improvviso cambiamento di programma, che la moglie proprio non si sente di negargli il piacere di trattenersi ancora.
- Senti - continua - giacch, dopo,  stabilito che faremo grandi economie, non moriremo certo per queste ultime spese;  giusto far qualcosa anche per te, povero caro!
... Per s stessa non domanda nulla; purch siano contenti Luigi e Gilberta, lei  felice.
- ...Dunque, domani si va ad Annecy. Visiteremo la citt vecchia prendendo i biglietti per Chamonix all'ufficio delle corriere. Dopodomani faremo l'escursione e il giorno dopo si fila a casa.
L'avventura  finita.
...Ma  a questo punto che avviene l'imprevisto.
...
Il mattino dopo, alle sette, i tre Saunier s'affrettano lungo il viale dei tigli che congiunge l'albergo all'imbarcadero, e siccome la corriera per Chamonix parte da Annecy alle otto, prendendo il battello delle sette e venti si arriva proprio a tempo.
Il signor Saunier in berretto stringe contro il soprabito un involto che un cameriere gli ha dato prima di partire. La carta bianca  cosparsa di piccole macchie d'unto. La signora Saunier s' imbacuccata in una sciarpa di seta grigio-fumo che deve datare dal 1913. Gilberta ha messo per l'ultima volta il vestito da montagna, il cappotto dal taglio inglese e il grazioso piccolo tocco; un insieme che le sta molto bene, ma che non  servito a nulla...
Il lago  tutto un tremolio azzurro chiaro, e i Denti di Lanfon, dietro cui sorge il sole, sembrano fatti di una sostanza immateriale roseo-dorata.
All'imbarcadero non c' nessuno, bench sieno le sette e un quarto e gi si dovrebbe scorgere il battello che viene dal porto di Svrier. Non si vede nulla. Un po' inquieto, Luigi chiede informazioni a una donna che nel suo piccolo chiosco vende cartoline illustrate e ceramiche savojarde.
- O mio povero signore, oggi non c' il battello; non c' che il marted, il giorno di mercato di Annecy.
Il signor Saunier inforca gli occhiali, cava di tasca l'orarietto della navigazione che non lo abbandona, pi di quanto non l'avesse abbandonato quello delle ferrovie durante il viaggio, e in fondo alla colonna legge in minuscoli caratteri: "Servizio estivo Mentone: 7,21, si effettua solo il marted".
 cos costernato, che la donnetta gli suggerisce:
- Ci sarebbe l'autocorriera che fa il servizio postale e passa da piazza del Duomo alle 7,25. Se si sbrigano, forse la pigliano...
La famiglia Saunier ringrazia in fretta e percorre lestamente la strada che passa davanti alla Societ sportiva e mena in cima al villaggio. Fra cinque minuti perduti e cinque riacquistati c' da mutar faccia a tutto l'avvenire... ma quando ansanti arrivano sullo stradone, la corriera fila loro dinanzi e s'allontana rapida.
I poveri Saunier, sconfitti, perplessi, senza fiato, pensano all'inutile levataccia, all'auto per Chamonix che se n' andato senza di loro, ai biglietti cos cari e che non saranno rimborsati, alla buona colazione fredda ormai inutile anch'essa... a tante altre sgradevoli cose. Certe volte alcuni insignificanti progetti, solo per il fatto che vengono contrastati, acquistano bruscamente un valore che appare infinito. Cos, n marito n figlia si stupiscono quando Maria, la timida e dolce Maria, suggerisce d'improvviso, con risolutezza:
- Senti, pap, dovresti far segno alla prima automobile che passa diretta verso Annecy. Forse saranno tanto cortesi di farci montare.
Non mancano le auto su quella strada che viene da Albertville e in certe ore pare un autodromo. La prima che passa  una enorme "Hotchkiss" vuota, il cui conducente lascia cadere uno sguardo di disprezzo sui miseri pedoni, e fila oltre. La seconda... una vecchia "Ford" ansimante: "Non possiamo prendervi: la gomma posteriore non ne pu pi. La terza... un'auto-famiglia stipata di bambini e di bagagli fino al tetto.
Sono le otto meno un quarto! Mai, mai, nemmeno una volta, nell'angoscia dei suoi esami di archivista, Luigi non ricorda di aver provato un senso di cos assurda disperazione.
-  inutile! Sar troppo tardi! Addio Mer de Glace!
O sensitivo in balia dell'impressione che passa!
Il ronzio di un altro motore.  una torpedo rosso scarlatto, che certo fuggir come tutte l'altre macchine farisaiche che filano senza degnare d'attenzione i poveri passeggeri in panne sulla strada. "Un uomo discendeva da Gerusalemme a Gerico". Nel cervello di Maria, penetrante come un motivo musicale, si agita vagamente quell'imprevista reminiscenza.
Passa... no, ha premuto qualcosa, perch il rumore del motore cambia, rallenta, si ferma. Ecco il buon samaritano!
Per dire il vero il buon samaritano non ha punto il fisico biblico; sembra uscire da un film d'America invece che dalla Bibbia di Giacomo Tissot.  sulla trentina, alto, robusto, quadro di spalle, il volto completamente rasato su cui il sole ha messo come una piacevole patina di bronzo che ne aumenta l'aspetto solido e sportivo e dove scintillano denti bianchi e occhi neri che guardano dritto, e, quando sorridono, sembrano quasi accarezzare con sguardi vellutati; capelli neri fittissimi e molto ben lisciati. Indossa un completo di flanella grigia ben tagliato e alla mano sinistra ha un anello d'oro. Nulla che rassomigli al Florestano che trent'anni prima aveva rapito l'ingenuo cuore di Maria: i tempi sono cambiati, e anche i tipi di bellezza.
- Signore, - domanda Luigi intimidito per avere osato fermare un gentiluomo di tal fatta - signore, potrebbe farci un grande favore? Lei forse va ad Annecy, vero?
- No, ritorno all'Excelsior per la strada del porto.
Saunier pensa con tristezza che per la Mer de Glace non c' pi speranza e che l'altruismo non  una prerogativa delle giovani generazioni. Gilberta, restata fino a quel momento in disparte, si avvicina per seguire il dialogo.  deliziosa coi capelli neri che sfuggono di sotto al cappellino azzurro, e la carnagione bianca su cui la corsa ha messo lievi rosee sfumature. Lo sconosciuto automobilista sembra, vedendola, cambiar parere all'improvviso.
- Ma, signore, se lei desidera raggiungere Annecy con le signore, non  punto un disturbo per me accompagnarli e una variante di otto chilometri non  niente per una macchina come questa. A che ora devono trovarsi ad Annecy?
- Alle otto per raggiungere la corriera di Chamonix... Credevamo di prendere il battello, ma non c' che il giorno di mercato. Per, penso che sia abusare della sua cortesia dandole un simile disturbo, siamo troppo indiscreti. All'Excelsior ci avevano detto che...
Tra la gioia e l'emozione confonde ringraziamenti e spiegazioni inutili che lo sconosciuto nemmeno ascolta.
- Va bene, va bene, salgano subito perch sono le otto meno dieci e per arrivare andremo a cento all'ora.
I coniugi, esultanti di gioia, s'installano sui sedili posteriori della bella macchina, mentre Gilberta s'infila a fianco del conducente.
E via, a pazza velocit. Nessuno parla. I Saunier hanno il fiato mozzo per il freddo vento del lago e anche Gilberta tace. A che pensa?
La strada d'Albigny  divorata in un attimo, e tre minuti avanti le otto l'auto sbocca sulla piazzetta del Sindacato turistico rimbombante dei richiami del "klaxon" della corriera che avverte i ritardatari.
Luigi dice ancora:
- Signore, non so come esprimerle la nostra gratitudine, la nostra confusione, per averle dato tanta noia...
Lo sconosciuto avvolge con un'occhiata la figurina di Gilberta che per otto chilometri gli  stata seduta accanto, la testa bruna che le scosse delle svolte nel rapido andare gli hanno talvolta spinta contro la spalla.
- Ma no, signore, non  stata una noia, al contrario...
 l'ebbrezza di quella corsa mattutina nell'aria cruda, o la meravigliosa strada di Chamonix, o forse la bottiglia di vino savojardo ordinata al ristorante di Montenvers dove i Saunier fanno colazione? O il piacere insolito di mangiare sull'angolo di un tavolino fra bastoni di montagna, corna di camoscio, carte spiegazzate, ossa di pollo e gusci d'uovo? Certo che mai la "Mer de Glace" fu ammirata da cuori pi felici e pronti all'entusiasmo che trovano tutto bello, magnifico, divertente. E per trovare "divertente" la Mer de Glace bisogna essere pieni di gioia interiore. Pare proprio che per loro si sia alzato il tono d ogni cosa.
Luigi, socchiudendo i deboli occhi dietro le lenti, tormentandosi la barba con la mano ripete: "Che luce! Che giuochi di luce!...".
Gilberta, con gli occhi pi azzurri di tutto l'azzurro che la circonda e vi si riflette, ammira la cascata di ghiaccio scintillante di mille bagliori sotto il sole d'agosto e le appare come una profetica collana di brillanti... Maria, in estasi, muta, contempla a mani giunte con le lacrime agli occhi, poi improvvisamente si scuote e propone di mandare cartoline agli amici.
Com' stranamente differente il tono delle cartoline su cui scrivono: "Meravigliose vacanze. Siamo contentissimi". E otto, dieci, dodici volte firmano colla stessa penna che si passano a turno: "Maria Saunier, L. Saunier, Gilberta".
Finalmente! S, sono completamente felici.  stato detto, scritto, firmato, e la certezza non gliela toglie nessuno.
...E tutto questo, perch nel segreto del proprio cuore, ciascuno dei tre si ripete, senza osare di comunicarselo scambievolmente per tema che non abbiano osservato nulla e distruggano col dubbio la bella chimera: ..."Non ha che un anello alla mano destra, dunque non  sposato. Abita all'Excelsior, e certo ha ben guardato Gilberta".
Ora l'autocorriera ritorna a tutta velocit fra prati verdi e bianchi ghiacciai, e il sole che tramonta - sono le sette di sera -  tutto rosa, luce meravigliosa che rende meraviglioso tutto ci che sfiora. L'aria si fa sempre pi fresca e bisogna alzare il bavero dei cappotti. Tutti son presi dalla fatica vaga e felice dei ritorni in autocorriera, dopo certe giornate troppo belle, quando c' nell'aria quell'odore misto di carburante e di fieno tagliato, sempre il medesimo odore delle escursioni in vacanza.
La notte  quasi calata quando i Saunier rientrano all'albergo. In sala da pranzo si fermano, muti di sorpresa, dinanzi al loro tavolino dove proprio al posto di Gilberta trionfa un cestino di ciclamini fitti fitti, freschi e profumati, che spiccano sul verde cupo del muschio. Sul manico  appuntato un biglietto da visita:
ROBERTO SALVE
ingegnere
e sotto tre righi di una scrittura alta e grossa
"Omaggio a una graziosa escursionista perch dimentichi un poco le contrarianti emozioni di stamani".
- Cameriere, cameriere!
Il piccolo capo cameriere italiano s'avvicina col suo sorriso di circostanza, fiutando il principio di "una combinazione" in quell'omaggio floreale.
- Ditemi, cameriere, - gli chiede il signor Saunier con un superbo tono disinvolto - chi ha fatto mettere questo cestino sulla nostra tavola?
-  la camera 47, signore.  arrivato da due giorni,  quel signore grande, bruno, tutto sbarbato che gira sempre con una macchina rossa.
 ben lui!
Due franchi al cameriere che proprio se li merita.
Quella sera i Saunier forse non sanno nemmeno quel che mangiano, certo non saprebbero dirlo. Eppure l'aria era cos frizzante e il pollo freddo di mezzogiorno  ormai lontanissimo.
Finalmente eccoli nelle loro camere portando come un trofeo i sontuosi ciclamini che spargono intorno un profumo inebriante.
Secondo il rito consueto, Gilberta entra nella camera dei genitori per dar loro un bacio prima di coricarsi, e, come d'abitudine,  taciturna; nessun commento per l'invio dei fiori, altro che un "molto carino" di signorina ben educata. Sulla soglia della porta, si volge a mezzo e, abbassando gli occhi, ha un sorriso un po' ambiguo come quello che Leonardo dona alle sue misteriose eroine, mentre dice:
- Mamma, a che ora si parte domani? Debbo cominciare stasera il mio bagaglio?
E la dolce Maria, che di solito non sgrida mai la figlia, per risponderle non trova che queste parole molto significative:
- Sta' zitta, ochetta!
Oh! quanti bei sogni quella notte sotto il tetto dell'Excelsior!
...
L'indomani, mentre i Saunier prendono il caff sotto l'ombrellone, dinanzi al semicerchio del lago che si vede dalla terrazza, Roberto Salve, s'avvicina a loro. Ha un vestito per il tennis di flanella bianca tagliato impeccabilmente come quello grigio del giorno avanti. Il signor Saunier osserva che ha messo belle scarpe di morbido cuoio con le suole molto sporgenti, mentre la moglie gli guarda le mani molto curate, con le unghie lucide ma non eccessivamente.
- Mi permetta, signora, di presentarle i miei rispettosi omaggi, e di chiederle se la gita d'ieri non l'ha troppo stancata.
Parla bene, in fretta, con accento parigino, ma ad osservare attentamente, si sente che  accento acquistato perch, quando non si sorveglia, vi rimbalzano sillabe assolutamente meridionali.
La risposta gentile, le presentazioni, lo scambio di vedute senza importanza sul tempo, la bont dell'albergo, la bellezza del paesaggio...
- S,  carino qui - conclude Roberto Salve senza avvedersi, almeno sembra, che dinanzi al lago marezzato di verdeazzurro colle rive che paiono piacevolmente disegnate dalle montagne ricoperte di boscaglia, al sole che scherza con l'acqua, a tutta quella splendida serenit, la parola "carino" non  la pi appropriata.
- ...S,  veramente molto carino, e soprattutto riposante. Infatti sono venuto qui proprio per riposarmi dagli affari... Loro certo comprendono: provare automobili, venderle, con tutte le seccature che da questi affari nascono,  certamente bello, ma, dopo undici mesi di tale vita, proprio non se ne pu pi...
- Lei  dunque negli affari? - arrischia Luigi messo un po' in soggezione dal modo autoritario e sicuro con cui il giovanotto si esprime. - Credevo invece che...
- Capisco quello che vuol dire. Sono ingegnere, sono uscito dal Politecnico non meno bene, e forse meglio di molti altri; soltanto oggi, caro signore, con le professioni liberali  finita, arcifinita. E non c' altro che mettersi negli affari...
Il signor Saunier risponde un s, molto timido. Egli sente la sua personalit di intellettuale diminuita, ridotta a nulla dinanzi al brillante interlocutore; la sente fondere come un quadretto di zucchero in un bicchiere d'acqua.
- Per questo, - continua Salve - mi trovo molto bene qui. Met delle mie vacanze le ho passate a Juan-les-Pins. Ero proprio sfibrato, e se conosce certe stanchezze, se ne render facilmente conto...
- ...?
- Ma qui! Che calma invece, che pace, che distensione dei nervi! Certo, per, che se non si ha una macchina deve alla fine essere monotono, non le sembra?
- Le dir, - risponde Saunier un po' confuso - volendo, le distrazioni non mancano. Si legge, si contempla il panorama, ogni tanto faccio un acquerello... Oh! roba da poco, non creda. Sono un dilettante.
- Ah! un artista dunque! mi congratulo... ma, in ogni modo, il programma  per lo meno un po'... severo per la signorina cos giovane. Potrei domandarle se mi permette di farla un po' divertire? E ora si confessi signorina: giuoca al tennis?
- Mediocremente.
- Capito! Vuol dire che sar bravissima. Nuota?
- Poco e male.
- Benissimo. Le potr insegnare: ho un sistema straordinario, unico. Le garantisco che in otto giorni diverr campionessa e vedr com' divertente.
Da come le palpita il nasino, si vede che Gilberta non ha dubbi in proposito.
- Siamo d'accordo? Stasera alle sei la prima lezione. A quell'ora, l'acqua  buona. L'aspetto al trampolino.
Ora si rivolge alla signora Maria, graziosamente cortese, invitante, con lo sguardo vellutato.
- Le sono gratissimo, signora, di affidarmi la signorina. Spero che passeremo le vacanze in modo piacevole, e gliene sono riconoscentissimo...
E con abilit istintiva, indovinando quale corda bisogna far vibrare, aggiunge:
- Queste vacanze solitarie non sono molto allegre per me.  la seconda volta che sono solo...
I coniugi Saunier pensano insieme:
-  vedovo. Ecco perch sta solo ed ha l'aspetto di un uomo gi arrivato e padrone della vita.
La prima riflessione dei Saunier : "Che peccato!" perch da innamorati instancabili ricordano la giovinezza e l'incantevole sapore primaverile che ebbe il loro amore lontano.
Ma la seconda riflessione corregge la prima: "Tanto meglio", perch i genitori vedono per Gilberta la posizione gi fatta e un uomo serio che conosce la vita: proprio quello che ci vuole per la loro figlia non pi giovanissima. La candida Maria pensa anche che sar meno inquieta nel lasciare che Gilberta vada con un vedovo piuttosto che con un giovanottino...
E poich l'ultima occhiata di Salve e la sua frase melanconica le hanno conquistata l'anima sentimentale, Maria, che ha imparato a vivere dai romanzi per signorine, ripete fra se e se molto soddisfatta:
- Penso che tutto andr molto bene.
...
Una ventata di vita nuova pass sulla famiglia Saunier.
Da prima Luigi si spavent un poco vedendo che Gilberta era sempre con l'ingegnere. Spesso sono i padri i pi preoccupabili per la virginea sensibilit delle figliuole...
Una sera os dire:
- Dimmi, non  imprudente lasciare la piccola scorazzare con quell'uomo? Dopo tutto lo conosciamo solamente per quel che ci ha detto lui.
La moglie protest.
- Caro mio, come sei indietro! Se una madre vuol sposare la figlia, deve fare cos, specialmente in villeggiatura. Il metodo moderno per trovare marito  questo, e tutte le amiche di Gilberta che sono uscite sole con giovanotti, lo hanno trovato... del resto la nostra Gilberta  onesta e pura e possiamo fidarci di lei, ad occhi chiusi. Che si pu fare? Bisogna vivere col proprio tempo.
E poich la sua Rir parla in tal maniera, il povero Luigi, accorgendosi di essere un retrogrado, non chiede altro che di lasciarsi convincere.
Ricchi di speranza, senza pi la preoccupazione che ha loro guastato la prima parte delle vacanze, confortati dal pensiero che il loro grave sacrificio economico probabilmente servir a qualcosa, i Saunier profittano della villeggiatura e ingenuamente par loro di fare un nuovo viaggio di nozze. Il completo riposo esente da ogni sforzo, senza le quotidiane seccature, vissuto in un bellissimo scenario di natura, se incita le persone grossolane a cercare piaceri sensuali, facilmente spinge quelle delicate alle effusioni del sentimento e all'esaltazione lirica. I Saunier passeggiano insieme per i sentieri di montagna, ammirano i tramonti tenendosi per mano, s'inebriano d'azzurro dinanzi allo spettacolo festoso del lago sussurrandosi a vicenda: "Dunque  proprio come allora?" Luigi coglie fiori montani e li offre alla moglie che li appunta sul petto, mentre sorride appassionato, oppure, sdraiato sull'erba ai piedi di lei, all'ombra di un pino, legge con voce commossa poesie di Lamartine e di Sully-Prudhomme.
Mentre la vecchia saggia coppia vive il suo romanzo autunnale, respirando il profumo dell'amore reciproco, il supremo, il miglior profumo forse, fatto di ammirazione, di confidenza, di tenerezza in quei giorni cristallini che scorrono a uno a uno, l'altra coppia, quella che ha venti anni di meno, vive nel turbine della torpedo rossa, avida di tutto gustare.
Nuotano, remano, giuocano al tennis, bevono l'aperitivo alle Libellule di Duingt, all'Imperiale di Annecy, al Bise di Talloires, in tutti i posti eleganti della riva.
Le prime volte Gilberta diceva:
- Esco col signor Salve.
Pochi giorni dopo:
- Esco col signor Roberto.
Passata appena una settimana:
- Esco con Roberto.
La signora Saunier, ricordando le reticenze, le confessioni a met, i pudichi sotterfugi, e tutte le caste, lente peripezie del suo proprio romanzo, alla "vigilia" della felicit che avrebbe voluto prolungare per il solo piacere di farla durare ancora... e ricordando lo sforzo che dovette fare appena sposata per chiamare Luigi col solo nome... la signora Saunier, pensando alla figlia, sospira:
- Come fa in fretta, Dio mio! Come fa in fretta! Mah!  lo spirito moderno.
Col temperamento di Gilberta, non si pu che andare in fretta. S' gettata perdutamente in tutti gli svaghi che il compagno le ha offerto, felicissima, senza altri pensieri che scorrazzare in una bella automobile, mettere i suoi bei vestiti andando ai t, farsi offrire aperitivi costosi, condurre l'esistenza delle eroine del cinema, lusingatissima che quell'uomo arrivato "negli affari", quel parigino la circondasse di tante premure.
Eccola compensata, finalmente, delle umiliazioni patite quando le amiche si sono sposate prima di lei, e dei tradimenti di Giovanni Lefvre e del sottotenente Labalme, di tutto quello che aveva ferita la sua vanit negli ultimi anni. E la vanit, nient'altro che la vanit la spinse, nei primi giorni, a desiderare il matrimonio con Roberto.
Poi, un pomeriggio, tutto cambi improvvisamente.
Erano andati a piedi a far merenda ad Echarvines e se ne tornavano per la strada del colle Bluffy, in silenzio. Gilberta non era mai stata molto loquace durante le gite con Roberto; sembrava assorta in un pensiero fisso, che le faceva aggrottare le sopracciglia.
A un tratto, mentre percorrevano la boscaglia sotto il castello di Menthon, egli la baci arditamente senza ch'ella potesse prevenire l'atto.
Da quel giorno Gilberta sembra ancora pi riservata, come se stesse in guardia, pronta a difendersi.  troppo orgogliosa per non avere istintivamente orrore di una possibile avventura. Non mira ad altro che al matrimonio legale che socialmente soddisfer il suo amor proprio.
Pure, dopo quel bacio, sorge in lei qualcosa che ignorava prima, come un appetito improvviso, irresistibile, di golosit sconosciute assaggiate appena, in gran fretta, e di cui avrebbe voluto dilettarsi ancora insaziabilmente.
 sempre pi silenziosa, nonostante che gli occhi le splendano di nuova luce, simile un po' alle femmine di certi uccellini quando viene primavera.
La signora Saunier se ne rallegra e se ne rattrista al medesimo tempo;  inquieta e insieme felice.
- Com' innamorata la nostra Gilberta! Speriamo proprio che lui la ricambi.
Un giorno, cercando di essere disinvolta, ma non ci riesce, vuole tastar terreno e domanda alla figlia:
- Non credi, Gilberta, di essere un poco indiscreta ad accettare sempre ogni invito del signor Salve? Forse ti propone di accompagnarti per cortesia e perch, ormai che ha cominciato, gli  difficile fare in modo diverso...
La domanda era piena di diplomazia, ma Gilberta, evidentemente seccata, risponde:
- Cortesia? Oh! s, proprio! Non potrebbe pi fare a meno di me!
La madre  rassicurata pensando che, certo, anche lui ama Gilberta. Nel suo candore di buona e brava signora immagina la passione romantica di un vedovo solitario, innamorato poeticamente, avido di tenerezza e di consolazioni. Ma non  proprio cos. Come potrebbe capire la passione brutale, accesa, di Roberto Salve? Dal primo momento, quando la scorse al margine della strada, e dopo, allorch, seduta vicina a lui sulla macchina, s'era appoggiata (apposta o non apposta?) al suo braccio, egli ha subito desiderato la fanciulla, e ogni giorno questo desiderio s' andato esasperando, la passione s' fatta aspra, divorante, imperiosa, conquistatrice. Che cos'era? La grazia di piccola provinciale ingenua e provocante allo stesso tempo e quel suo abbandono dopo un aperitivo troppo forte? Forse i bagni...
Con l'esperienza del felino in agguato, egli ha tutto afferrato a volo, atteggiamenti, risa, languidi gesti e quel fremito delle nari e quel moto affascinante, sensuale, tanto frequente sulle labbra di Gilberta. In un giorno ha compreso quello che i genitori non hanno mai saputo vedere in lei, la possibilit di dominio di quel carattere dall'apparente sonnolenza.  troppo incolto per dirsi che vorrebbe essere il Pigmalione dell'impassibile Galatea, ricca di promesse intuite. Egli pensa, assai pi brutalmente, con una specie di frenesia, di essere il suo iniziatore, di farne la propria creatura, qualcosa che sia tutta sua.
I Saunier, ingenui e imprudenti, non sanno che quando la loro figlia va a zonzo sola con Salve, egli  spesso preso dal desiderio furibondo di soddisfare la passione troppo frenetica perch sia duratura, e di farne nient'altro che un'avventura di vacanze.
Ma  pazzo! In quale sporca storia si va gettando? Queste vergini provinciali non si possono ottenere senza le rituali formule, la marcia di Mendelssohn e la sciarpa del signor sindaco. E specialmente questa, se n' accorto, che si tiene sulla difensiva.
E allora? Il matrimonio?
E dopotutto, perch no?
Roberto, abituato a seguire ogni suo istinto, impetuosamente, non ne pu pi di queste tergiversazioni e di questa attesa.  pazzo di Gilberta, la vuole, e per ora altro non vede che il suo cieco capriccio.
Il matrimonio, dunque. Gilberta  ora la passione folle. Quanto durer? Sei, mesi? Un anno? In ogni modo la posta vale, e dopo si vedr...
Certo non  l'ereditiera sulla quale contava per dare, con la dote di lei, nuovo impulso al commercio delle automobili. Rinunciamo dunque all'eredit confessando di... esserci cascato in pieno.
Ma pu anche essere che il matrimonio con Gilberta non sia nemmeno un cattivo affare. A giudicare dai brillanti che la madre porta agli orecchi, in quella casa ci dovrebbe essere del denaro, ed  risaputo che questi vecchi topi provinciali hanno pi realt che apparenza.
Eppoi, non  cos facile pescare una ereditiera... Un ostacolo nella sua vita c' pure. Una ragazza molto ricca a cui non mancano possibilit di scelta potrebbe anche sofisticare, far la difficile a causa del suo primo matrimonio, mentre  certo che Gilberta accetter ad occhi chiusi, perch  fuori dubbio che cerca un marito, lo si capisce subito.
Non bisogna ragionare troppo sulle cose; Gilberta  Gilberta, e basta.
E una sera, nella sua camera, Roberto prende dalla valigia la carta da lettere, svita il cappuccio alla stilografica, siede al tavolino esclamando:
- Ci siamo!
E fa la domanda di matrimonio.
...
"Signore,
"ho l'onore di chiederle la mano di sua figlia.
"Ho trent'anni, e ottima salute.
"Tenni a farle sapere che ho avuto gi moglie, ma ho capito che questo particolare non allontaner da me una fanciulla ragionevole ed equilibrata come la signorina Gilberta.
"Il mio patrimonio personale  investito in una impresa di automobili; posso aggiungere che col mio lavoro l'ho fatto fruttare in maniera che mi fa onore, e mi rende dai novanta ai centomila franchi annui.
"Per qualsiasi altra informazione, sia sul patrimonio che sulla mia persona, pu rivolgersi al mio socio, Huguenet, e alla Banca di Francia dove ho un conto corrente (succursale Parigi-Raspail).
"Nella speranza che la sua risposta sar favorevole, voglia credermi, signore, con la massima stima ".
Seguono l'indirizzo personale, quello del socio e il numero del conto corrente alla banca.
Tutto ci  netto, preciso, commerciale, modernissimo.
...
Insieme con la colazione e la posta della mattina, il ragazzo dell'albergo porta ai Saunier anche la lettera di Roberto.
I coniugi sono gi alzati e pronti, per la sana abitudine provinciale di lasciar presto il letto anche quando non c' nulla da fare come in villeggiatura. Una lettera, due lettere, e questa grande busta senza francobollo? Naturalmente  la prima ad essere aperta.
- Rir... Rir mia!
Luigi ha un tono cos commosso, strozzato e scombussolato, che lei gli  subito accanto.
- Rir... ci siamo... la chiede, ce la chiede... Ma su, leggi...
Lei afferra il foglio e legge lentamente, per due volte.
Un silenzio.  l'istante sognato da tanto tempo; l'istante che nei loro discorsi, nei loro progetti hanno vagheggiato all'infinito. Eccolo dunque giunto! Eppure, ora che  giunto, non d loro che un vago senso di tristezza, perch  certo che il sogno che si attua sta per prendersi la loro piccola, e che un dolce periodo del passato sta per chiudersi, per sempre.
Luigi pulisce le lenti, mentre Maria si asciuga di nascosto una stupida macchia umida sulla gota. Poi,  lei che per la prima rompe il silenzio, e dice pensierosa:
-  un bel matrimonio, un matrimonio insperato.
- Centomila franchi all'anno! - fa lui con voce di sogno.
Ed  fuori dubbio che vede sfilare davanti agli occhi in melanconica processione, i giorni, i mesi, gli anni che gli toccher passare in ufficio per guadagnare anche lui centomila franchi.
-  quasi troppo bello, - dice scuotendo il capo. - Ancora per non si sa nulla di preciso di questo Roberto Salve. Ah! se fosse stato il giovane Lefvre o il tenente Labalme, non c'era bisogno d'informazioni, tutti li conoscono in citt.
- Ah! li compiangi quei due posatori che non hanno trovato Gilberta degna dei loro venticinque mila franchi di rendita?
Maria Saunier  molto donna. Fino a un minuto prima era inquieta, commossa per la domanda; ora  pronta, risoluta a sostenerla contro il marito che sembra sollevare qualche obiezione, con quello spirito contradditorio di cui gl'irriflessivi si servono proprio come di un'arma e che per primo effetto avr sempre quello di trasformare i convincimenti vacillanti in convincimenti incrollabili.
- No, certo, - fa lui con dolcezza - non preferisco n il giovane Lefvre e nemmeno il tenente Labalme; han fatto tanto piangere la nostra Gilberta, e questo, credi, non me lo posso scordare.
-...mentre questo, ama la nostra piccola, lei lo ama, e l'importante  qui.
-  l'importante, ma non  tutto, Rir. Il matrimonio,  bellissimo, insperato, siamo d'accordo, e il signor Salve mi sembra un galantuomo...
...Oh! povera esperienza di un Luigi Saunier che vede la vita attraverso i suoi occhiali di poeta, dipinta con le tinte adulatrici della sua scatola da acquerellista...
- ...Ma non importa, le preoccupazioni non sono mai troppe. Io direi di non dir niente a Gilberta, e intanto scriviamo alla banca e al socio. Per ora si risponde al signor Salve che non gli diciamo di no, ma che desideriamo pensarci un poco. Capir.
- Ma s, - consente Maria conciliante; - va bene, caro, scriviamo.
Il caffelatte si sta raffreddando.
- Facciamo prima colazione. Non c' nulla che svuoti lo stomaco come le emozioni.
In quel momento bussano all'uscio, e appare Gilberta, fresca, sottile, incantevole nel vestito celeste a mazzolini rosa, molto giovanile, che la fa ancora pi giovane con un'aria di falsa ingenua alla Greuze. Appena entrata ha visto sulla tavola il foglio vergato dalla scrittura dritta, e chiede con impeto:
- Posso leggere?
Saunier volge altrove gli occhi, abbandonandosi agli avvenimenti che sono pi forti della sua debolezza. La ragazza afferra la lettera, legge, impallidisce, poi diventa rosea, meravigliosamente rosea.
E a un tratto, i genitori stupefatti vedono Gilberta, la taciturna, fredda, muta Gilberta piroettare per la stanza in una danza folle: poi gettarsi al collo della mamma, baciarla, stringerla con tutta la sua forza...

 3.
I giorni che seguono appaiono come il susseguirsi d'una vicenda cinematografica.
Hanno scritto per le informazioni e Luigi ha parlato seriamente con Roberto che gli ha precisate certe notizie concernenti la sua famiglia. Di parenti non ha che la madre, la signora Ravignac ed  l'unico figlio di un primo matrimonio. La madre vive sola a Parigi e il figlio la vede spessissimo; questo particolare piace molto a Luigi che ha lo spirito di famiglia tradizionale ed  lieto che il futuro genero circondi la madre di cure premurose.
Intanto sono giunte anche le altre risposte; la Banca di Francia, a giro di posta, ha mandato a Roberto l'estratto dei suoi conti che egli sottopone ai Saunier. Risulta che non ha punto esagerato la sua posizione che si conferma brillante. L'entrate e le uscite dei capitali dimostrano un movimento regolare di affari, sostenuti da una rassicurante provvigione. Il socio scrive a Luigi Saunier una lettera calorosa quanto basta ad incoraggiarlo, senza essere sospettato di compiacenza, insistendo sul lato finanziario, dando notizie soddisfacenti. Per il resto, salute eccellente, carattere gioviale, energico "adatto a garantire la felicit di una giovane donna", ottima reputazione negli affari, e, in una parola, galantuomo.
Salute. Ricchezza. Onest.
Ai Saunier non pass neanche per la mente che in un matrimonio, il quale deve unire per l'eternit due esseri, corpo, spirito ed anima, vi possono essere anche altri elementi di cui bisognerebbe preoccuparsi.
No: si sono "informati", e le informazioni sono risultate buone. Eccoli dunque liberi di accogliere senza ombra di rimorso l'occasione d'un insperato matrimonio che, presentandosi, placa il loro lancinante tormento di trovar marito a Gilberta, a qualunque costo.
...
Non appena  giunta a Menthon l'ultima risposta, Roberto conduce in automobile Gilberta e la madre a comprare l'anello dal pi lussuoso gioielliere di Aix-les-Bains, certo di offrire come primo dono di fidanzato "ci che vi  di pi moderno e di migliore". E si mostra generoso scegliendo un magnifico brillante su un cerchietto di platino la cui montatura un po' vistosa fa risaltare ostentatamente la bellezza del gioiello. L'acquisto ha sollevato d'un gran peso il cuore della madre, la quale temeva che Roberto desse a Gilberta l'anello della prima moglie. Chi sa quale angosciosa superstizione le serrava la gola al pensiero che sua figlia potesse portare come anello di fidanzata un gioiello appartenuto a una morta. Ma Roberto, evidentemente,  uomo pieno di tatto, ha indovinato una tale ripugnanza, e nemmeno vi ha fatto un accenno.
Maria rimase invece un po' male quando si combin il fidanzamento ufficiale per il quale avrebbe voluto fare una gran festa in casa sua, con inviti agli amici vicini e lontani, ma Roberto non volle sentirne parlare.
- Ah! no davvero, cara signora! Che bel divertimento mi vorrebbe offrire! Ne avremo abbastanza il giorno del matrimonio con tutte le inevitabili seccature da subire!
Cos il fidanzamento venne fatto alla "moderna": co
lazione a quattro all'Imperiale di Annecy; Gilberta vestita di chiaro, un mazzo di fiori rosa sulla tavola, poich sembra che il bianco sia assolutamente ridicolo. Perfino la lista delle vivande, con caviale, gamberi in salsa, insalata Reboux... sembrava pi adatta ad un raffinato convegno in un gabinetto particolare, che alla verginea tradizionale colazione. Al dolce, Roberto aveva gli occhi stranamente lucenti, e i denti gli brillavano tra le labbra un po' carnose, quando, con la coppa di spumante in mano, preg con tono che era gi di comando:
- Signora futura suocera, guardi che non voglio aspettare pi di sei settimane.
La signora Saunier, col cuore gonfio, non rispose nulla: non cos aveva sognato il fidanzamento della sua figliuola. E i genitori rievocarono il loro fidanzamento. Maria cos carina col vestito di trina bianca foderato di seta rosa... e i buoni dolci fatti dal miglior pasticcere, circondati da un collarino di carta, e le serenelle bianche che spuntavano da tutti gli angoli della casa, da nuvole di velo, come una miracolosa fioritura d'amore...
Dopo i liquori, i giovani noleggiarono una barca a motore e con gran fracasso si lanciarono sul lago. I genitori rimasero nel parco dell'Imperiale a contemplare in silenzio dalla riva il vaporoso panorama ogni tanto distoglievano gli occhi dalla fascia turchina delle montagne per sorridersi... E pareva che i due fidanzati fossero loro.
...
In tutta fretta i Saunier finiscono i preparativi della partenza per rincasare al pi presto poich Roberto esige un breve fidanzamento, e il massimo che si pu ottenere da lui  che il matrimonio resti fissato per la seconda quindicina di ottobre.
Roberto fa pure le valige: accompagna la fidanzata e i genitori dovendo essere a Parigi per gli affari. Ma non deve trovarsi al matrimonio di Giuseppina Aubert? Come Gilberta pregusta la soddisfazione di assistervi al braccio del suo bel Roberto, per far vedere a tutti i convenuti che non ha rimpianti per quel gaglioffo d'un Giovanni Lefvre! Non  questa un'occasione per vendicarsi - eccome! - di tutto il passato?
Per dire il vero Roberto non ne era troppo entusiasta, e trovava ridicola la pubblica esibizione, ma Gilberta ha saputo cos bene insistere, carezzevole, esperta, - chi le ha insegnato quell'arte? - che ha convinto Roberto.
Eppoi un uomo, fosse pure il pi indaffarato,  possibile che rifiuti di passare otto giorni di pi in compagnia della donna che gli ha fatto girare la testa, e la cui sola presenza lo inebbria? Roberto ha colto a volo l'occasione dicendo che sar molto contento e Maria ha trovato la frase carina, proprio nello stile di un fidanzato romantico, quando ha ripetuto che sar tanto contento di conoscere l'ambiente in cui Gilberta vive per poter pensare meglio, quando sar lontano, alla "sua bambola".
Davanti alla futura suocera dice "bambola mia", ma quando lei non c' completa la frase: "Bambola d'amore".
Il viaggio di ritorno  ben differente da quello di andata. I Saunier, comodamente seduti nell'automobile di Roberto, che in tre ore li riporta a casa, non si stancano di ricordare le peripezie di quel giorno; il caldo, la polvere, i cambiamenti di treno... La vita s' trasformata e comincia la fantasmagoria. E come coronamento del viaggio portentoso sorvolano sull'impressione di rientrare nell'appartamento deserto che sa di chiuso, di naftalina, di scarafaggi, pensando con indicibile senso di vittoria: "Questa volta portiamo con noi il fidanzato di Gilberta".
La sera stessa, com' naturale, Roberto va a pranzo dai Saunier: soltanto a pranzo perch  stato deciso che dormir all'albergo. Egli avrebbe occupato molto volentieri la camera degli ospiti, all'estremit dell'appartamento, col letto a barca e i mobili vecchiotti. Ma su questo punto, la signora Saunier  stata irremovibile.
S'industria invece di dare molto decoro al pranzo, ricordando il cerimoniale con cui i suoi genitori ricevettero per la prima volta Luigi. Cos, quantunque improvvisato, e grazie ai tesori della dispensa, si riesce a offrire a Roberto un desinare ben curato col bel servizio che serve per le grandi occasioni, la pesante, vecchia argenteria di famiglia un po' ammaccata e una veneranda bottiglia polverosa che il signor Saunier in persona  andato a scegliere in cantina fra una cinquantina d'altre. Davanti a questo lusso provinciale, senza orpello, ma solido, Roberto pensa che "l'ereditiera" tanto sospirata forse non  del tutto perduta come aveva creduto, e che trover, alla fine, pure l'interesse.
...
Ora per i Saunier esiste una sola preoccupazione che assorbe tutte le facolt della loro mente. Ogni azione, ogni passo, il ritmo stesso della vita giornaliera girano intorno a questo unico polo: il matrimonio di Gilberta.
Il primo pensiero  stato di precipitarsi dalla sarta perch si tenesse libera per il vestito da sposa, e combinare in fretta il vestito da damigella per il famoso matrimonio Aubert.
Durante la settimana passata presso alla fidanzata Roberto non riesce ad avvicinarla quanto desidera tanto ella  assorbita da una febbre di eleganza; prove dalla sarta, sedute dalla modista e dal parrucchiere, e se lui si lamenta per doverla aspettare troppo, ella gli risponde col suo sorriso leonardesco: "E ha il coraggio di lamentarsi questo bel signorino! Tutti i giovanotti del circondario moriranno di gelosia a vedergli accanto una fidanzata simile!" Roberto si sente montare alla testa l'ebrezza orgogliosa della propriet, questo istinto tutto maschile per cui l'oggetto amato diviene anche pi caro sapendo che altri lo desiderano.
Il matrimonio Aubert  per i Saunier un avvenimento del quale sembra rimarranno impressi nella memoria tutti i particolari anche i pi banali, e che saranno rievocati piacevolmente tutta la vita.
Maria Saunier, inginocchiata al suo posto, segue con lo sguardo Gilberta che gira per la chiesa - secondo l'uso - dietro l'elemosiniere. Un insieme vaporoso di veli rosa; un fascio di fiori sul braccio che le ricadono sulla gonna in una sapiente cascata di petali, la mano guantata di bianco si appoggia lievemente a quella del portentoso fidanzato in tight e cravatta grigia. Un trionfo! un'apoteosi!
Maria Saunier col viso fra le mani giunte  convinta di pregare proprio con ogni fervore per la felicit dei suoi figliuoli. In verit  distratta dalle chiacchiere e dai commenti che si fanno sempre nei grandi matrimoni, anche durante la funzione. Sono le voci delle amiche, delle compagne delle opere di beneficenza, dei conoscenti, delle persone "che si conoscono soltanto di vista" e anche la massa amorfa degli indifferenti la cui opinione ha sempre un certo valore di sintomo.
- Li hai visti?
- Bella coppia, vero?
- La Saunier faceva la difficile, ma, tutto sommato, ha fatto bene ad aspettare, e ora ti fa un bel matrimonio.
- Pare che lui sia milionario.
A sentire questi, e simili discorsi, Maria Saunier si chiede com' possibile che il cuore non le scoppi per la grande gioia. E fra sei settimane, forse anche meno, sar lei, proprio lei, che si chiner sull'inginocchiatoio di velluto rosso, nel coro adorno di piante verdi, gustando in pieno il proprio trionfo di madre. Tutta la gente che oggi s'affolla in chiesa torner per la sua figliuola, coi vestiti di parata, e in sagrestia la bacieranno, mentre l'interminabile sfilata sar seguita con gelosa emulazione dalle altre madri.
- Oh! la Saunier... cinquantasei minuti di sagrestia...
E cos, Maria, piena di fiducia in se stessa e negli altri, assapora in anticipo, con sicurezza commovente, la sua gioia, come se l'avvenire fosse gi il tangibile presente.
...
Il giorno dopo la cerimonia Roberto  partito per Parigi e Gilberta con la mamma lo hanno accompagnato alla stazione. Gilberta era triste e il fidanzato muto aveva un'espressione dura come se lottasse con se stesso e con la forte tentazione che lo divorava ora, come certe volte nei boschi di Menthon...
Ogni due giorni arrivano mazzi di fiori a Gilberta. Egli ha incaricato di questo un fioraio. La passione per Gilberta, per quanto impetuosa, non gli fa dimenticare la praticit dei particolari. Ogni due giorni, Gilberta riceve pure una lettera. La signora Saunier ritiene opportuno che i fidanzati si scrivano liberamente e non domanda di leggere n le lettere n le risposte; ma una volta che Gilberta ne lasci cadere una dalla borsetta, la raccolse e la porse alla figlia, molto turbata e scossa per aver letto a volo una sola frase "...come aspetto le tue labbra...!".
Probabilmente, - pensa - tutti i giovanotti d'oggi scrivono frasi del genere alla fidanzata. Dovrebbe inquietarsi? Forse si usa cos... Come vorrebbe essere un po' pi al corrente di ci che agita la giovent moderna! Se almeno si fosse formata prima lei, per formare meglio la figlia! Rimpianti tardivi e inutili; ma sa bene che le lettere di Luigi al tempo del loro fidanzamento non avrebbero potuto contenere mai una frase cos cruda. Erano poetiche, tenere, quelle lettere che ancora conserva raggruppate mese per mese, legate da nastrini di colori differenti, nel cassetto della scrivania. E pensa anche:
- Ho sempre sentito dire che quando i futuri sposi non sono pi giovanissimi, bisogna che il fidanzamento sia breve; ho fatto bene a scegliere la data cos prossima.
Ed  strano che in questo periodo Maria spesso si ripeta "ho fatto bene" circa il fidanzamento concluso cos in fretta e il matrimonio fissato a breve scadenza - come se discutesse nel profondo della sua coscienza e sentisse il bisogno di darsi ragione. Ma perch rimuginare tutto questo, come se non vi fossero altre preoccupazioni? Cinque settimane in provincia costituiscono una buona vigilia d'affanni e agitazioni; meravigliosa agitazione che lascia Maria senza fiato, rapita. Sulla scrivania ha la lista delle commissioni e delle formalit che devono preparare il gran giorno. Ogni volta che ne ha eseguito una, la cancella con una righettina ben tracciata, ma siccome ne sorgono sempre delle nuove dimenticate, cos le aggiunge in fondo e la lista si allunga anzich accorciarsi. Stiratrice, sarta, carrozze, prezzi per i ricevimenti da discutere e paragonare nei diversi alberghi, pubblicazioni di nozze... Per quest'ultima pratica la mamma romantica non si far accompagnare da Gilberta per non darle la noia di dovere aspettare a lungo al municipio in quell'atmosfera burocratica e subire tutte le insopportabili domande, perch desidera che il periodo del fidanzamento non le venga amareggiato da nessun ricordo noioso.
Nelle prime ore di un pomeriggio va dunque sola al municipio:  un glorioso giorno di settembre, i platani del viale sud cominciano a diventar gialli e lasciano cadere le foglie che scricchiolano intorno al chiosco della musica. Sulla campagna lontana trema una luce melanconica come il fremito di un sorriso di addio su care labbra...
Gl'impiegati dello stato civile grattano carta fra schedari in quell'odore caratteristico di polvere che mischia le morti con le nascite e i matrimoni.
- I documenti che deve portare, signora? Atto di nascita di sua figlia e del fidanzato. Non vi sono figli da legittimare?
- Oh, no, - risponde lei arrossendo come una ragazzina.
- Il fidanzato  celibe?
- No, vedovo.
- Allora occorre anche l'atto di morte della prima moglie. Ne faccia subito richiesta perch certe volte i municipi non rispondono presto.
Seguono altre informazioni date gentilmente dall'impiegato, e la signora Saunier ne prende nota meccanicamente perch il suo cervello  ormai totalmente dominato da una sola idea.
- Porti l'atto di morte della prima moglie.
Questa semplice frase, detta a voce alta dallo sconosciuto burocrate, cristallizza d'improvviso nella mente di lei una polvere di pensieri, anzi, non proprio di pensieri, ma di subcoscienti impressioni che dovevano gi esistere confuse, disordinate, ma dinanzi alle quali non s'era mai soffermata perch non avevano n consistenza n limite...
- Porti l'atto di morte della prima moglie.
E la signora Saunier si accorge a un tratto che di questa prima moglie di Roberto lei non sa nulla, assolutamente nulla.
...La prima moglie di Roberto, quella che Gilberta sostituir... bisognerebbe almeno sapere di che male  morta. E se avesse trasmesso al marito qualche malattia che a sua volta potrebbe colpire Gilberta? Ma questo si vedrebbe... Ci potrebbero essere anche dei bambini, di cui, per, non s' mai parlato. In verit, s' parlato di ben poche cose...
L'atto di morte...
E... se non fosse morta?
Colpita dall'esagerazione stessa di quest'ultima ipotesi, la cui enormit le toglie ogni nebbia dalla testa, l'immaginazione di Maria si ferma di colpo a met della china dalla quale precipitava con tutta rapidit. Sta forse diventando pazza? Calma ci vuole; non sta forse attribuendo a Roberto ignobili macchinazioni, a quel Roberto franco, spigliato, che tutti hanno dichiarato un galantuomo, a quel Roberto che certo ha qualche difetto, - troppo pratico, troppo "affari", troppo premuroso di raggiungere il suo scopo, - ma difetti veniali, in fondo, che escludono qualunque idea di doppiezza. Se avesse avuto bambini lo avrebbe detto e, dopo tutto, non sarebbe una catastrofe, ma una noia certo per la giovinezza di Gilberta. Malato non pu essere con quel magnifico aspetto di uomo sportivo... S, s,  fantastica e pazza. Ma non c' da meravigliarsi se ha la mente un po' stanca con quel po' po' da fare, da stabilire, da prevedere. I suoi timori sono effetto di stanchezza. Per, non una parola a Gilberta che con ragione la canzonerebbe. Dopo tutto c' un mezzo semplicissimo per chiarire ogni cosa e fugare le stupide fantasticherie.
Con passo rapido percorre la strada senza vedere nemmeno conoscenti che la salutano. Entra nell'ufficio postale, spedisce a Roberto questo telegramma "Pregola mandare urgentemente per lo stato civile il suo atto di nascita e i documenti riguardanti il primo matrimonio". Poi, sollevata, come se il solo fatto di agire avesse fugato ogni apprensione, va incontro a Gilberta che l'attende a San Vincenzo, tutta elegante col cappello nuovo, i guanti chiari. Non bisogna forse curare ogni particolare esteriore quando si  "l'avvenimento del giorno" di una citt e che dieci persone perlomeno ci fermeranno per farci le loro congratulazioni?
...
Si aspettano le carte richieste a Parigi per stabilire la data delle pubblicazioni al municipio e in chiesa.
I regali cominciano ad affluire, la sala che li accoglie  una vera esposizione di coppe di Lalique, di servizi da liquori, di palette per torte.
Anche il corredo  quasi pronto e le sedie nella camera di Gilberta sono ingombre di tovaglie con le cifre ricamate e di lenzuola guarnite di trine.
Anche la sarta ha fatto la prima prova del vestito da sposa.
...
Ma bisognerebbe che le carte non tardassero troppo non foss'altro per combinare definitivamente con la chiesa, le carrozze, l'albergo Europa...
...
Gilberta  da una amica e Maria, sola nella stanza della figlia, infiocca, legandole, pile di lenzuola con gli orli a giorno e sorride alle iniziali intrecciate. SS. Salve-Saunier... Chi sa, chi sa, se questo magnifico lenzuolo col ricamo Colbert non servir fra un anno, fra undici mesi forse, a ricevere le visite per la venuta di un nipotino, o meglio di una nipotina, che certo si chiamer Susanna in memoria della sua figliuola morta! Non aveva ancora pensato a questo nuovo viso della felicit che la subitanea svolta del sogno le scopre d'un tratto. Hanno sofferto, lottato, senza lesinare nei sacrifici, ma ora la ricompensa viene ad usura con quest'ondata di gioia che le gonfia il cuore alla vigilia di raggiungere la meta che  l: basta stendere la mano per afferrarla, finalmente.
- Rir... Rir...
Il richiamo viene dalla sala da pranzo,  fatto con voce cos alterata, e senza accento che Maria pensa in un baleno:
- Ecco una disgrazia.
La sentiva, la vedeva arrivare! Erano troppo felici... Forse  venuto un colpo a Luigi? Corre per il lungo corridoio con una federa in mano, alla quale stava mettendo un fiocco rosa. Alla tavola in sala da pranzo, Luigi  seduto, immobile, le braccia penzoloni lungo il corpo; il volto cinereo dello stesso colore della barba. Dinanzi a lui sono sparpagliate delle carte dall'aspetto amministrativo e una gran busta gialla, stracciata.
- Maria - dice con un filo di voce. - Che mazzata!
E colla sua istintiva tenerezza per la moglie, si alza e aggiunge, per tentare di parare un poco il colpo:
- Aspetta, Rir, non leggere, te lo dir io, a poco a poco.
Ma Maria non sa aspettare; s' impadronita delle carte senza nemmeno pensare a deporre la federa che tiene ancora in mano. Dinanzi agli occhi spaventati le righe ballano senza ch'ella possa afferrare una parola, poi un paragrafo si stacca dagli altri, ingigantisce mentre lo legge e lo rilegge senza comprendere ancora bene di che si tratti, ma una bizzarra sensazione di freddo le scende dalla testa alla punta dei piedi...
"Divorzio pronunziato il 29 aprile 19... dinanzi al tribunale di.... a vantaggio del signor Roberto Salve, e contro sua moglie, signora Giannina Leonia-Berger".
 tutto.
Non c' un atto di morte fra i documenti, l'atto di morte  questo.
I Saunier dopo parecchio tempo alzano la testa girando intorno sguardi inebetiti come se uscissero da un brutto sogno, vagamente stupiti che nulla intorno a loro sia cambiato, e che la stanza sia la stessa, immutata, tranquilla, mentre il fulmine vi  scoppiato.
Luigi, con pena, come se le parole se le strappasse dalla gola,  il primo che parla.
- Bisogna rompere, - dice. - Nessuna esitazione.
Lei geme, senza protestare.
-  il nostro dovere, - continua lui. - Mai una Saunier ha appartenuto a un uomo senza essere passata per la chiesa, e non  certo la nostra figliuola che deve cominciare.
 il rispetto della tradizione e dell'ordine che ora li guida, anche pi delle leggi divine, anche pi del dolore di concedere la figlia a un uomo divorziato ed introdurla necessariamente in un ambiente senza principi morali. Culto della tradizione stabilita che al medesimo tempo la forza e la debolezza della borghesia francese; forza perch si appoggia sul potere dei secoli e dei morti, debolezza perch, se non  alleata a sentimenti superiori,  impotente a lottare da sola contro le attive potenze della passione e della vita.
- E la piccola? Come faremo a dirlo alla piccola? - geme la povera madre.
E aspettano che ritorni, soffrendo per lei, soffrendo l'una per l'altro, fra i rottami del loro sogno infranto. Oh! se almeno tornasse presto perch finisca quel crudele aspettare, e l'ineluttabile si compia!
Domani si chiuder casa, si andr per qualche settimana a Vescours dove l'autunno  dolce e riposante. E poi? Meglio non pensarvi. Bisogna portare la nostra croce.
Il campanello suona,  Gilberta che rientra. Chi dei due le parler?
Luigi volge un supplichevole sguardo alla moglie che, nelle ore gravi,  sempre pronta ad agire, decidere, a risparmiargli dolore. Ma questa volta, convulsa, ella dice:
- No, Luigi, no, sei tu il capo famiglia, tocca a te, tocca a te parlare.
Ecco Gilberta, bella, tutta bianca, svelta. E bisogna bruciare la sua gioia, distruggere con le proprie mani l'avvenire della creatura cara.
Con la bizzarra lucidit dei momenti di grande sofferenza quando pare che qualcosa in noi si sdoppi, Maria si sorprende a recitare una frase dell'Arlesiana udita lo scorso inverno, nella sala delle feste, mentre  tutta protesa verso la scena vera che sta per svolgersi.
"Essere madre,  l'inferno...".
La frase si ripete in lei, senza tregua risorta dal fondo incosciente della memoria come un piccolo filo d'alga strappato dalla tempesta alle profondit marine...
- Mettiti qui, cara, qui, siedi accanto alla tua mamma. Lo sai, vero, che ti vogliamo tanto bene, e non vogliamo che la tua felicit.
Le lunghe e affilate mani di Luigi, le sue mani di artista sensibile giuocherellano incoscientemente con gli occhiali che aveva posati sul tavolino accanto alla busta gialla.  terrorizzato per quello che dovr dire, e non desidera che di finirla per non essere vile contro se stesso, dominando la morsa che lo serra alla gola. Cos, senza neanche scegliere le parole pi adatte, con una voce secca, che pare estranea, e aggrava la durezza di ci che dice, parla tutto d'un fiato:
- Mia piccola Gilberta, se sei una ragazza di cuore mi farai il piacere di non pensare pi a Roberto Salve perch ho avuto la prova che  una trista figura...
Come tutti i deboli che si danno del tono per apparire energici, Luigi non ha avuto il senso della misura, ha colpito troppo forte, e non poteva entrare nella questione in una maniera pi disgraziata. Davanti a delle lacrime Gilberta si sarebbe forse mostrata dolce. Alle inabili parole che colpiscono l'uomo amato, s'inalbera come un cavallo frustato.
- Trista figura? E perch? Non ci si scaglia contro una persona rispettabile senza prove certe, ed esigo, e-si-go, che tu me le dia immediatamente.
- Le prove? Eccotele, figlia mia, per esigo io che tu me le domandi con altro tono...
La lotta  mal cominciata e la tenerezza non pu attutire i colpi dei due avversari che stanno per affrontarsi e di cui uno  inferiore all'altro.
Gilberta finge di non aver ricevuto il colpo, non vuol discutere e si precipita sulle carte che legge, mentre non un muscolo del suo volto ha il pi impercettibile fremito.
- E cos? - chiede solamente.
Ella appare cos calma e sicura di s, che un medesimo pensiero attraversa la mente dei Saunier dinanzi al sottile sorriso da Gioconda che ha l'aria di burlarsi di quella inopportuna indignazione: evidentemente ella sa gi del divorzio di Roberto.
- Ma tu lo sapevi, disgraziata - grida il padre trasportato dalla terribile collera dei deboli, - lo sapevi, dunque, confessa che lo sapevi!
- Certo, - risponde lei senza alterare per nulla la sua tranquillit, - lo sapevo come lo sapevate voialtri; Roberto non vi ha nascosto nulla.
- Noi lo sapevamo? Noi? - balbetta Luigi che diventa pallido d'improvviso presentendo qualcosa di tragico.
- Certo che lo sapevate. Spero che avrete ancora la lettera con la quale chiese la mia mano.
Maria, che intanto s' alzata, fruga nel cassetto della scrivania dove conserva i ricordi delle sue due bambine: petali di rosa, fiori di mussola, immagini del Corpus Domini e della prima Comunione... Vi  anche, in mezzo a quei casti tesori, la lettera di Roberto, piegata in quattro. Gilberta se ne impossessa, e con l'indice autoritario sottolinea un paragrafo:
- Leggete, leggete, - dice.
I Saunier sperduti vedono ballare dinanzi ai loro occhi queste righe che poi si fissano, illuminate a un tratto da una cruda luce imprevista:
"Tenni a farle sapere che ho avuto gi moglie ma ho capito che questo particolare non allontaner da me una fanciulla ragionevole ed equilibrata come la signorina Gilberta".
Non una parola che accenni alla vedovanza. Nell'innocenza dei loro ingenui cuori e sopratutto nel desiderio cieco di approvare ogni cosa pur di dare marito a Gilberta, essi hanno interpretato il testo in modo differente dalla realt. Dinanzi all'evidenza schiacciante, Luigi sente sbollire la collera, e non gli resta che la sensazione acuta, amarissima, di rappresentare per la figlia la parte dello stupido, che non ha capito nulla. E di questo Gilberta approfitta per tentare un contrattacco.
- Bisogna proprio essere voi per aver visto Roberto sotto le spoglie di vedovo afflitto. Ora la cosa  chiara; Roberto non vi ha nascosto nulla e non  un disonesto come gridavate tutti e due...
- Ma che si sia capito subito o no, - s'arrischia a dire la madre, - una cosa  positiva: Roberto  un divorziato.
- E con ci?
La frase  caduta con tono di profondo stupore perfettamente naturale, come se Gilberta non comprendesse dove i genitori volevano colpire... ma in realt lo comprende. Ha sempre pensato che la rivelazione del divorzio avrebbe sconvolto i genitori. E proprio lei ha supplicato il bel Roberto, che voleva sposare a ogni costo, di differire la rivelazione fino all'estremo limite, quando cio babbo e mamma si fossero impigliati a fondo nella vasta rete di regali ricevuti, d'inviti diramati, di sarte, di vetturini; in una rete cos fitta che non avrebbero avuto mai il coraggio di spezzarla dopo scoperta la verit. Quanta psicologia, quale sorniona sagacia dietro la piccola fronte bassa!
- Che differenza c' fra vedovo o divorziato?  proprio la stessa cosa, e ti prego di osservare, caro babbo, che il divorzio  stato consentito in suo favore.
La figlia parla in tono secco, come se quello che dice lo avesse da tempo preparato. Luigi ascolta stupito. Non  pi Gilberta, un po' bambina ancora, ma  una donna nuova, sconosciuta, che gli sta davanti.
- Scusa, - dice dominando energicamente la voce che gli trema, - scusa, cara, a un vedovo ti si dava con gioia, ma trattandosi di un divorziato non se ne parli nemmeno, non ti sposerai.
- Vediamo babbo, o non ho sentito bene, o tu sei male informato. A scuola ci hanno insegnato che la legge autorizza in modo formale il nuovo matrimonio ai divorziati.
- La legge, non la Chiesa.
- E che ne sai?
Ha parlato ancora in tono categorico e una volta di pi Luigi  soggiogato da una volont pi abile e pi forte della sua che si esprime autorevolmente; la sua opinione si schiaccia come molle piombo al duro contatto dell'opinione altrui.
- E che ne sai? Hai gi conosciuto dei divorziati tu? No? E allora cosa affermi? Son certa che, pagando bene, la Chiesa chiude gli occhi e concede la cerimonia religiosa. Anche Roberto me l'ha detto, e lui le cose le sa; sta a Parigi dove si sa tutto...
- Che sia possibile? - mormora la signora Saunier.
Ad un tratto le sembra che nel vicolo cieco, spaventoso, nel quale si agitano e si colpiscono gli uni gli altri, appaia lontana, all'altra estremit, la bianca luce dell'aurora. Per dubita ancora, mentre il marito gi crede, e nell'atmosfera di tempesta c' come un rilassamento.
- Ma via, mamma, non disperarti inutilmente, vedrai che avremo l'organo, il tappeto rosso e perfino il discorsetto del signor curato.  vero che tutto questo ci coster un po' caro, ma non starai, spero, a guardare a simili inezie, vero mamma? E poi, in ogni caso, c' Roberto...
Gilberta  diventata insinuante, carezzevole come una gatta. Sente che ha imposto ai genitori di accettare un divorziato, e questa era la cosa pi difficile, perch non dubita, negoziando con abilit, di ottenere la cerimonia religiosa. Le cose sono andate, dunque, meglio di ci che non avesse sperato... E stanca per la battaglia sostenuta va a letto prima di desinare. La madre le porta una tazza di tiglio...
...
Maria si dimena nel letto senza riuscire a prendere sonno. E se fosse vero quel che ha detto Gilberta? Si aggrappa alle parole della figlia. come a una festuca... Pagando... pagando. Ma nella sua piet un po' infantile si sente come ferita. Ammira i preti della sua parrocchia, si commuove alla loro eloquenza alla messa delle undici, sa che fanno opere buone e conducono vita dignitosa. E le spiace di vederli sotto un'apparenza venale. Pure, come vorrebbe che questa apparenza diventasse realt! Sarebbe la salvezza, l'unica via d'uscita dal vicolo cieco in cui si dibatte.
Come la notte le sembra lunga! Domani andr ad informarsi, subito. Bisogna sapere con precisione e agire di conseguenza.
Nelle complicazioni che crea l'insonnia ne sorge ancora una. Sar facile informarsi? Dovr porre la questione come se non si trattasse di Gilberta perch le sarebbe troppo penoso dire cos d'un tratto: "Il fidanzato di mia figlia  un divorziato. Li potr sposare lo stesso?" Si terr sulle generali, ma siccome sanno che Gilberta  fidanzata il prete indoviner lo stesso nonostante le sue povere precauzioni...
Ah! Dio mio, come tutto diventa difficile appena si lascia la via regolare e si deve nascondere qualcosa! Meno male che Luigi dorme. Ha fatto bene a prendere l'aspirina prima di coricarsi. Povero caro, cos nervoso, impressionabile, ha proprio temuto che la scena terribile gli facesse male. E la piccola... che sembrava tanto calma! Ma si dominava, con sforzo, si capisce! Che pena vedere affrontarsi come nemici quei due esseri che occupano un posto uguale nel suo cuore.
Essere madre  l'inferno... Essere madre  l'inferno. Suona una mezza. Ma di quale ora? Suona a San Vincenzo, all'ospedale, all'orologio in cucina, e un treno, passando sotto il ponte dell'Hritan, fischia in modo stranamente acuto avanti di entrare in stazione.
Un treno...
Ora pensa che domani, nelle prime ore del pomeriggio, passer il ponte San Lorenzo: la cittadina che si trova sull'altra sponda del fiume  tanto estranea agli affari della sua citt come se fosse all'altra estremit della Francia.  un altro circondario, un'altra diocesi, un'altra linea ferroviaria, e vi si parla pure con accento diverso. Queste due citt separate solo da un fiume e cos profondamente diverse fra loro, destano lo stupore dei turisti. Le frontiere naturali non sono una vana parola.
S, domani, Maria andr fino a San Lorenzo dove nessuno sa del matrimonio di Gilberta. Andr da un parroco esponendogli il caso come se si trattasse di una giovane amica che lei protegge. Egli la guider nella linea da seguire per ottenere l'autorizzazione di far celebrare la cerimonia religiosa. A chi bisogner rivolgersi? In vescovado o addirittura all'arcivescovo di Parigi? Forse in Vaticano? Lei proprio non sa, ma lo sapr domani.
Un gallo canta due volte lontanissimo verso il viale del Breuil e un po' di luce incerta filtra attraverso le persiane, ondeggiando nell'oscurit che si dirada.
E Maria Saunier, dopo la risoluzione presa, si calma, e sprofonda nel sonno mattutino benefico e senza sogni.
...
A giorno fatto si veste con cura.
La sarta oggi stesso deve provare a Gilberta il vestito per il viaggio di nozze e sua madre le ha detto di andare alla prova come se nulla fosse accaduto.
Gilberta non ha risposto, e nemmeno si  permessa il lusso di un sorriso trionfale, ma ha concluso che le sue previsioni erano giuste. Sua madre non avr mai il coraggio di fare macchina indietro dinanzi alla gente pronta sull'attenti. Oltre all'opinione pubblica il denaro gi speso...
Maria dice che deve fare certe commissioni urgenti e sempre noiose per la faccenda dello stato civile. Non vuol dir altro, n mettere la figlia al corrente del passo che sta per fare, per risparmiarle ore d'ansia fra delusione e speranza che, con ritmo snervante, l'assillano da ieri. Spera almeno che nessuno la incontri mentre va a San Lorenzo. Nel timore quasi puerile di essere notata, esagera scioccamente nelle precauzioni, come coloro che non sono abituati a fingere; non fa la strada principale sempre assai animata e discende al lungo fiume per una via traversa del quartiere popolare. Spinge l'astuzia fino a entrare nel municipio, fare un giretto per i corridoi ed uscire da un'altra porta. Povera Maria Saunier, da vera donna onesta ignora l'arte di dissimulare i gesti, di creare degli alibi...
Eccola finalmente sul ponte; per buona sorte non ha incontrato nessuno. Affretta sempre pi il passo per timore che qualche conoscente l'avvicini e non guarda nemmeno il paesaggio delizioso - la Sane pigra scaldarsi immobile al sole, la Bressa azzurra e dorata che illanguidisce nella luce autunnale...
San Lorenzo  una minuscola citt che si allunga in riva al fiume. Alcuni monelli sguazzano nell'acqua e gatti rossastri si stirano dinanzi a ogni porta tra vasi di gerani in fiore. Sui muri, cartelloni richiamo di concimi, di macchine da cucire che devono essere li da vent'anni, insieme a quello d'un circo. Si ha l'impressione di essere lontani, molto lontani...
La chiesa  tutta bianca, moderna, con un campanile aguzzo. C' in una cappella un vecchio quadro che proviene da una chiesa pi antica e che rappresenta una vergine con la corona regale sottoposta a un incomprensibile supplizio, mentre sullo sfondo pare ondeggino delle navi, e angeli, con una palma in mano, schiudono un cielo nero nero. Chi sa se qualcuno sa ancora il significato del quadro cos enigmatico? La povera donna volge al cielo nero su quel barlume di luce uno sguardo fraterno perch la sua anima trepida cerca di scorgervi un cenno di presagio, di speranza. Cerca inquieta anche la statua di Santa Teresa di Lisieux per farsene un'alleata nella lotta. Poi, senza nemmeno aver pensato di salutare il Santissimo Sacramento, la cui presenza  rivelata dalla rossa fiammella, si dirige verso un vecchio prete che sta trasportando mazzi di dalie e di astri da un altare all'altro.
- Scusi, il curato di San Lorenzo?
- Sono io, signora. Desidera parlarmi? Abbia la bont di aspettarmi in sagrestia; la raggiunger fra due minuti.
Maria obbedisce e siede su una seggiola di dermoide nera. In un angolo, su una vaschetta di smalto bianco e turchino, il rubinetto perde una goccia lentamente, insistentemente, come un vita che si esaurisca. Con ritmo preciso e sordo, un orologio rotondo, appeso al muro, divora i minuti, e tutto odora di vino bianco, d'incenso, di fiori appassiti, di carta vecchia; un odore strano che la signora Saunier non potr mai dimenticare.
- Eccomi da lei, signora, parli pure, l'ascolto.
- Signor curato, debbo chiederle una semplice informazione. Ho, fra le mie conoscenze... una ragazza... una giovane amica della quale m'interesso e che si  da poco fidanzata.
Un attimo per riprender fiato, respirare a fondo come fa il nuotatore prima di eseguire una bracciata difficile.
- ...questa ragazza, come le ho detto,  fidanzata. Credeva che lui fosse vedovo, ma qualche settimana prima del matrimonio, proprio lui le disse d'essere divorziato. Non l'ha ingannata,  un galantuomo.
Nel suo intimo, Maria critica aspramente Roberto, ma non ammetterebbe che altri lo facesse, poich  l'uomo scelto da sua figlia.
- I due giovani si amano profondamente, e son certa che se la fanciulla dovesse rinunziare a lui, ne morirebbe. Le dir che non  pi giovanissima e che fino ad ora non aveva trovato da sposarsi, dunque  proprio in giuoco tutta la felicit della sua vita.
Ma cara Maria! Ti pare verosimile che per una piccola amica di cui non t'interessi altro che per carit cristiana, tu debba avere la voce cos appassionata, cos commossa? Capisce di avere errato e continua cercando di essere pi calma:
- La povera ragazza non sa che fare e ho pensato di aiutarla un poco. Cos, mi son permessa di venire da lei, signor curato, per chiedere a chi deve rivolgersi per ottenere ugualmente l'autorizzazione di sposarsi anche... in chiesa e... quale offerta si dovr dare in ringraziamento dell'ottenuto permesso.
Finalmente  detto! Maria, tolto dalla borsetta il fazzoletto, si asciuga con discrezione un sudorino leggero che stilla fra il naso e la bocca.
Il prete la fissa con sguardo silenzioso e penetrante, e lei ha la percezione esatta che la sua misera commedia  stata scoperta fin dal primo istante.
- Non la conosco, signora, ma oltre che da prete, mi permetta di parlarle da amico. Prima di tutto, una fanciulla non dico cristiana, ma sana ed equilibrata, non muore per un amore spezzato. Queste sono storie da romanzi, che non si trovano nella realt. Soffrir certo, anche molto, ma a poco a poco la vita sapr riprenderla, e anche se non potr dimenticare, torner serena, in pace, con la dolce speranza di ritrovare la gioia di vivere, di riedificare qualche altra cosa sul sogno distrutto.
- Ma le ho detto, signor curato, che la ragazza non  pi giovanissima... e se non avesse un'altra occasione?
- In questo caso, bisogner dirle - e prego lei signora di dirglielo - che se il matrimonio  la sorte normale della donna, non  la sua unica possibilit di vita. Perch fissarsi su un marito da trovare a qualunque costo e poi sul rimpianto di non averlo trovato? Per una fanciulla intelligente e di cuore generoso, la vita pu essere utile, feconda, felice anche senza il matrimonio.
- D'accordo, signor curato, d'accordo, - risponde educatamente Maria che trova per oziosa la piccola predica mentre si sente divorata dall'inquietudine. - Insomma, per il caso che le ho esposto, la mia giovane amica non avr motivo di cercare consolazioni perch lei e il fidanzato sono d'accordo e non  questione che di semplici formalit materiali sulle quali lei avr la bont di darmi degli schiarimenti.
- Ma di quali formalit intende parlare, signora?
- Glie l'ho detto, signor curato. Quali passi si debbono fare per ottenere la cerimonia religiosa e l'ammontare della consueta offerta...
Il curato la fissa ancora una volta, domandandosi se non sia una cinica. Ma no!  solamente una ignorante convinta di ci che chiede con tutta semplicit. Non vuole fulminarla con una indignazione inopportuna, ma istruirla con dolcezza, con umana piet, perche  una creatura che soffre, e come un tempo gli Ebrei, direbbe volentieri: "Questa parola  troppo dura!".
- Cara signora, non posso indicarle nessun passo da fare, perch ogni passo sarebbe inutile. La Chiesa rifiuta la sua sanzione al nuovo matrimonio del divorziato, e nessuna somma, per quanto grandissima, potrebbe farla recedere dalla sua legge. Pu essere che lei veda in questo una crudele intransigenza. Il Vangelo ci dice: Non separate ci che Dio ha unito, e anche a parte questa indiscutibile base, vi sono ragioni di prudenza umana per salvaguardare la stabilit del focolare domestico, la sorte dei figli, la dignit della moglie, la stessa sicurezza della fanciulla.
Maria non ode nulla; piange, e la maschera d'indifferenza che s'era imposta le cade dinanzi alla delusione crudele.
- Ma ho inteso dire che qualche volta della gente divorziata si  risposata in chiesa...
- S, quando il precedente matrimonio non esiste agli occhi della Chiesa, o perch ne sia stata riconosciuta l'invalidit, o anche semplicemente perch  stato fatto solo civilmente.
- Allora, signor parroco, - chiede Maria quasi senza fiato per l'emozione, - supponendo che Rob... che il giovane in questione non si sia sposato in chiesa la prima volta, si potr sposare la seconda?...
- Certo, signora; bisogna fare le ricerche necessarie alla parrocchia dove il giovane avrebbe dovuto sposarsi. Se il matrimonio non  stato fatto in chiesa risulter per la mancanza dell'atto nell'archivio, e lei potr essere tranquilla... per quanto un primo matrimonio fatto soltanto civilmente non dia affidamento nei rispetti del giovane...
- Ah! signor curato, come sono contenta, come sono contenta!
Maria non ha nemmeno ascoltato l'ultima frase, e una sola cosa ha capito: la situazione pu ancora aggiustarsi... Si ricorda che Roberto  areligioso, di questo  certa, e ne deduce che la prima moglie non doveva essere una cristiana fervente, e doveva essere di costumi leggeri come ne fa fede la sentenza di divorzio pronunciata contro di lei. In condizioni simili  possibilissimo che la coppia senza pregiudizi non si sia sposata in chiesa, forse i Saunier sono salvi e stanno per riprender fiato dopo tanto incubo.
- Oh! signor curato quale speranza lei mi ha fatto intravedere! Come posso ringraziarla?
Il prete la riaccompagna in chiesa fino a una sedia, e con discrezione si allontana intuendo che ha bisogno di un po' di solitudine dopo il doloroso colloquio, mentre pensa: "Chi sar mai quella donna? Una che passa, una delle tante, piena di buona volont ma satura di sentimentalismo, di piccole preoccupazioni, di gretti pensieri che hanno un peso preponderante sulla bilancia al momento delle decisioni importanti. Chi mai sar? Una trepida madre questo  certo, un cuore che sa amare, amare solamente, ma con visuale troppo ristretta".
Maria scende quasi correndo la scalinata di San Lorenzo. L'aria intorno ha cambiato colore e l'oro-azzurro di poco prima  divenuto viola-grigio. La nebbia sale a destra dalla prateria sconfinata sempre umida, avvolgendo l'orizzonte, dando un aspetto quasi irreale ai gruppi degli alberi disseminati. Dinanzi a lei, all'estremit del ponte, v' la citt dalle vecchie case, coi giardini che cominciano a ingiallire, e nella controluce viola le due torri del vecchio San Vincenzo. Sotto i platani del lungofiume Sud, la giacca di bronzo di Lamartine pare si agiti al vento autunnale, mentre nel giorno che si spegne si accendono i primi lumi a gas, come una corona di lucciole tremolanti.
La sua citt, la sua vecchia cara citt dove  stata tanto felice, dove sar ancora felice.
Un'onda improvvisa di commozione gonfia il petto a Maria che ha bisogno di intenerirsi, di agitarsi, di piangere da sola lacrime dolci... Speranza... Ma debole e minacciata come quelle foglie d'autunno delle quali, al primo vento, non ne rimarr pi una...
...
La sera, in camera, la signora Saunier racconta al marito la visita fatta al curato di San Lorenzo.  persuasa di raccontarla molto esattamente nei particolari pi minimi; ma, in realt, e senza averne nemmeno coscienza, accentua ci che lusinga la sua speranza e attenua quello che sembra minacciarla.
Luigi, l'eterno, stupito ottimista,  presto convinto.
- Gi, tu Rir hai sempre ragione. Ma  evidente! Roberto non pu essersi sposato che al solo municipio; stai sicura, e se non fosse per fare un piacere a noi, un miscredente simile non si darebbe pena per la chiesa.
Nella loro incoscienza, il motivo di speranza e di gioia viene da questa considerazione: che la figliola si possa sposare in chiesa secondo l'immutabile tradizione dei Saunier, con l'organo, le damigelle d'onore, le congratulazioni di tutta la citt riunita, ma il fatto di dare Gilberta a un miscredente, che probabilmente ne far solo l'oggetto del suo piacere, li preoccupa pochissimo, anzi, non ci pensano punto.
Poi  Luigi, che, un po' inquieto, domanda:
- Rir, come ci si potr informare? Domandarlo a Roberto  imbarazzante...
Dopo la rude scossa, un'ombra di diffidenza non pu mancare - anche se tardiva - e preferiscono agire all'insaputa del fidanzato.
- Ho un'idea, - dice Maria aggrottando le sopracciglia.
Egli la guarda con la solita giovanile ammirazione che il tempo non diminuisce. Dalla scrivania ella prende un'agenda che ha ricevuto l'inverno scorso da un grande magazzino di Parigi per l'annunzio di una speciale esposizione "del bianco".  l'agenda su cui nota le spese, anche le pi piccole, e nell'ultima pagina vi  la pianta di Parigi. Spesso l'hanno osservata insieme. Lui riviveva i ricordi di studente per divertirsi a combinare un viaggio immaginario o per sapere da dove bisognerebbe passare per andare, per esempio, dalla Sainte Chapelle al Salon lungo i viali, facendo una punta alla scuola d'Archivistica... Stasera per non si tratta di combinare irreali viaggi, ma di combattere per la dura realt.
La pianta viene spiegata sul letto e i suoi geroglifici spiccano sulla seta rossa del copripiedi americano.
- Tu hai le carte di Roberto. Vuoi darmele, babbo?
Egli le toglie con fatica da una tasca gonfia che pare debba scoppiare.
- S' sposato al municipio del XIV rione che certo era il quartiere della prima moglie, e se la cerimonia religiosa c' stata, non pu avere avuto luogo che in una chiesa vicina. Cercheremo tutte le chiese del XIV rione notando il nome e la strada, e scriveremo a ciascun parroco, come se fossimo sicuri dell'affar nostro, che ci spedisca copia dell'atto matrimoniale fra Roberto Salve e... come si chiama quella... sciagurata?... Giannina Berger. Domando io se si pu chiamarsi Giannina Berger. Pare un nome da attrice!
Luigi ha inforcato gli occhiali e scruta la pianta con la punta della matita, muovendosi adagio fra un intrico di strade, piazze, monumenti.
- Se la memoria non m'inganna, deve essere verso sud.
- Aspetta, - interviene la moglie. - So che una mia compagna di collegio abitava nel XIV rione quando suo marito fu nominato a Parigi, e mi pare che conducesse i suoi bambini al parco Montsouris.
 un punto di riferimento... I coniugi esplorano minutamente un gran trapezio color viola che rappresenta il quartiere dove Roberto si spos, dove si svolse il suo passato non chiaro e dove forse  in giuoco l'avvenire di Gilberta.
- ...San Pietro di Montrouge.
- ...Santa Giovanna d'Arco.
- ...Madonna del Rosario.
- ...Madonna del Lavoro.
Si ripetono l'un l'altro questi nomi come se fosse una strana litania che esprima i loro cuori in pena. Ma a questa litania nessuno dei due risponde: "Pregate per noi".
Luigi scrive ai quattro parroci l'identica lettera domandando urgentemente l'invio dell'atto matrimoniale di Roberto Salve, e ad ogni lettera acclude il francobollo per la risposta. In trentasei ore, al massimo quarantotto, se i destinatari saranno premurosi e diligenti, si potranno avere le risposte. Non c' che aspettare dunque e, possibilmente, non pensare.
...
Gilberta e la mamma, il giorno dopo, sono al t da una vecchia amica senza figli che vuol molto bene a Gilberta. Maria non sarebbe voluta andare perch il suo cuore  colmo d'ansia; ricevere congratulazioni e parlare del matrimonio le  insopportabile. Ma Gilberta non ha inteso ragioni, e ha chiesto alla madre:
- Hai proprio deciso la rottura del fidanzamento? Non ancora ch'io sappia. E allora si deve agire come se nulla fosse, se non vuoi scatenare un vespaio di commenti inutili.
E Maria ha ceduto dinanzi al pericolo di "ci che dir la gente".
Cos, ogni giorno, s'impegna maggiormente e stringe i legami in maniera che sar pi difficile, poi, scioglierli.
Tutta quella che si chiama la buona societ  in salotto e in sala da pranzo, dove brilla l'argenteria e v'e un'infinit di torte dolci, di pasticcini nei quali si scorge la bravura della padrona di casa provinciale che non sdegna di mettere nella pasta le mani bianche e grassottelle ora cariche di brillanti. Gilberta indossa un vestito di crespo pastello blu che rende pi azzurri i suoi occhi e pi scuri i capelli,  molto circondata, coccolata, e ha gi quella cert'aria che viene alla donna dalla ricchezza, anche se, come nel suo caso,  appena intravista.
Maria parla poco:  stanca e ha l'emicrania. E pensare che soltanto due giorni prima sarebbe stata tanto felice della riunione che consacra il trionfo mondano della figlia...
Non le par vero di potersi sedere in un angolo della sala da pranzo con un bicchiere di Malaga che forse le calmer le dolorose trafitture alla testa, e non chiede altro che d'essere lasciata tranquilla.
- Ma che aria stanca ha la signora Saunier, - dicono in toni diversi le signore in visita, e gli accenti variano dalla pi affettuosa premura alla pi segreta soddisfazione di vedere turbata, almeno dalla stanchezza fisica, una tale abbondanza di cose riuscite cos magnificamente.
 l'ora classica del ricevimento, quando il "cerchio delle signore", di prammatica al principio del pomeriggio, si scioglie e le invitate si raggruppano secondo le simpatie per chiacchierare dinanzi ai piatti di pasticcini.
- Ma, cara, come sei in ritardo!
A quella che arriva, le intime amiche fanno sbito posto al loro tavolino.  corteggiata e temuta perch ha la lingua ben lunga e i suoi nemici non li lascia davvero in pace!  la signora Tisserand. Dio solo pu sapere come riesca ad essere sempre informata sul conto di tutti, dai fidanzamenti ai matrimoni alle morti di ogni famiglia della buona societ. Appoggia i guanti di pelle bianca sul tavolino da t, mentre getta uno sguardo circolare alle cinque teste che la circondano per accertarsi che si pu dir tutto senza che nessuno si offenda: il giudizio temerario, per essere elevato all'altezza di un'arte, richiede qualit innate di diplomazia e di tatto non comuni...
- Care amiche, oggi non volevo parlarvene, e del resto non ne parler perch in una riunione dove c' una fidanzata, potrebbe sembrare di cattivo augurio. Ma qui, nel nostro gruppetto, non ha importanza, e so bene che non lo andrete a ripetere. Sono in ritardo perch mi ha trattenuta una amica degli Aubert. Pensate! Pare che il matrimonio di Giuseppina e del giovane Lefvre vada male... proprio male... Sono appena tornati dal viaggio di nozze e mi assicurano che dormono gi in stanze separate.
Degli ah, e oh! di meraviglia, soffocati perch gli altri non odano e perch la brutta storia non arrivi agli orecchi della futura sposina.
- A me, in fondo, ci non fa meraviglia. Quel Lefvre, con quelle sue arie intellettuali, mi ha sempre ispirato diffidenza. Spesso questi giovanotti riservati, quando si scatenano... diventano peggio dei bruti.
- Ma non si pu giudicare, ed  difficile sapere, in simili faccende, dov' il torto e dove la ragione. Ed eccola a fare tutte le supposizioni; dal momento che non si sa nulla di certo, ci si pu sbizzarrire col supporre, e se ci si mette su quella china non  facile fermarsi. Ogni ipotesi  discussa: salute, carattere, ereditariet... Ogni velo  strappato, ogni tenda sollevata per scrutare i segreti intimi di quella povera fanciulla che quattro settimane prima tutte hanno abbracciata adorna dei suoi fiori d'arancio...
Vera e propria cattiveria? In alcune s, e invidia meschina in certe altre, mentre per certune  semplice curiosit, incoscienza, piacere di chiacchierare.
A un tratto, mentre la signora Tisserand, ormai lanciata, emette una supposizione pi ardita delle altre, una vicina le fa un piccolissimo, impercettibile segno, ma chiaro abbastanza, perch, con arte somma, lei cambi argomento.
Tutta sbiadita, nel suo vestito grigio, la signora Saunier viene a sedersi non lontana dal gruppo. Si sforza di fermare un sorriso nel volto stirato. Certo ha udito ed  rimasta scossa... si sa che la signora Saunier  sempre stata un pochino superstiziosa... Due o tre delle ciarliere, come prese da un tardivo rimorso vanno a sedere accanto a lei e le parlano delle grazie di Gilberta e delle supposte qualit del fidanzato.
- ...Ma s, signora... la ringrazio, signora... verso il 20 ottobre... No, non pi tardi...
Ma  assurdo lasciarsi sconvolgere a tal segno perch improvvisamente le  stato rivelato fino a che punto possono arrivare l'indiscrezione, la cattiveria umana nel giuoco delle ipotesi quando si tratti di curiosit. Quella povera Giuseppina sulla quale s' ora immaginato quella po' po' di roba era l'amica di Gilberta, una buona fanciulla che ballava, giuocava al tennis, e la cui vita si svolgeva alla luce del sole, tale e quale come quella di sua figlia... proprio come sua figlia... nessun motivo dunque per supporre inquietanti retroscena, sia per l'una che per l'altra. Eppure per Giuseppina si  osato fare certe ipotesi... E allora?
Basta. Le pare di smarrirsi. Ma di Gilberta la gente non potr sparlare perch la rottura non avverr. Tutti i parroci a cui hanno scritto daranno le risposte negative. Si far, si far; ora ne  certa. E anche se ha sentito delle calunnie sul conto di Giuseppina Aubert, che rapporti hanno con Gilberta? Non ci vuole pi pensare, ecco tutto, e proprio non ci penser pi, cacciando le chiacchere come idee cattive, con tutta la sua energia, e ogni cosa sia finita, sepolta.
- ...ma s, signora, s'immagini! Lei  veramente troppo gentile. No, Gilberta non ha ancora le forchettine da dolci e le sue la faranno contentissima. Ma davvero che lei me la vizia troppo...
Intanto Gilberta, raggiante, riceve gli omaggi di un vecchio membro della locale accademia, arrivato sul tardi insieme col contingente mascolino, e che per epitalamio le mormora all'orecchio, come se le facesse una graziosa confidenza, due versi inediti di Lamartine, ritrovati tra le vecchie carte di famiglia.
...
Il giorno dopo non succede nulla, Maria resta in casa; e scende dieci volte per guardare nella cassetta delle lettere. Due giorni dopo, ancora nulla, e Luigi, come quei bimbi nervosi che passano repentinamente dalla gioia al pianto, ora vede tutto nero. Quando  stanco gli piglia sempre un tic nervoso a un occhio. Sua moglie lo esorta a calmarsi, e poich non c' nulla che dia tanto coraggio quanto l'infonderne agli altri, via via che il tempo passa si sente pi quieta e speranzosa. Con cuore quasi tranquillo, prova dalla sarta il vestito per il giorno dello sposalizio, bello, di raso nero, guarnito di velo e di vecchio Chantilly, che certo non la ringiovanisce, ma che, con la sua classica distinzione, la fa proprio "madre della sposina".
Rincasa che  quasi notte, e poich il padrone di casa s' sempre rifiutato di mettere la luce elettrica, sull'imbrunire la persona di servizio pone una lucerna a becco sul pianerottolo del primo piano. Maria apre a tastoni la cassetta delle lettere. Ha ripetuto tante volte la medesima cosa, che ora potrebbe farla anche al buio fitto.
- Una lettera... due lettere...
A rischio di cadere sulla scala di pietra dove la luce incerta lascia zone d'ombra pericolose, Maria, continuando a salire, apre le due buste, una piccola e una grande, tutte e due col timbro di Parigi. Il cuore le batte cos forte in gola che le sembra di soffocare.
"Egregio signore, dopo le pi minuziose ricerche compiute negli archivi di Santa Giovanna d'Arco, non abbiamo trovato l'atto di matrimonio riguardante il signor Roberto Salve...".
Saltando i saluti e l'espressione dei pi religiosi sentimenti, legge l'altra, che  scritta su un semplice cartoncino.
"Il Parroco della Madonna del Rosario ha il rammarico di far sapere al signor Saunier che non i in possesso dell'atto matrimoniale Salve-Berger e che questo matrimonio non  stato celebrato nella sua parrocchia".
Due pericoli eliminati, su quattro! Una met del peso tolto dal cuore. E poich questi due non hanno trovato nulla, perch dovrebbero trovarlo gli altri due?
Quella sera si va a letto pi tranquilli.
...
Con la posta della mattina arriva una terza busta. Il parroco della Madonna del Lavoro non ha trovato nulla come gli altri, e i due Saunier si riafferrano pazzamente alla speranza. La colazione  pi allegra dei giorni scorsi; ormai  certo che non si trover un bel niente. Si ricominciano, - un po' timidamente, - i progetti, e si parla del pranzo di nozze che dovr essere anche pi bello di quello progettato prima; dopo tanto patema d'animo...
... di Edgardo Poe o di Villiers de l'Isle-Adam quel crudele racconto dal titolo: "La tortura della speranza?".
...
Verso le tre del pomeriggio Maria  in salotto a spolverare i regali di nozze per esporli. Luigi, tormentato dal tic nervoso, non  andato all'archivio. Maria avrebbe desiderato che andasse a fare un riposante giretto in campagna; ma lui non  arrivato che alla stazione per comprare il giornale. Il tempo  splendido, e dalla finestra aperta entra nitidissimo, suonato in un appartamento vicino, il terzo studio di Chopin, cos commovente...
Si sente la chiave che gira nella serratura e subito il passo di Luigi nell'anticamera; un passo peso, strascicato, come quello di un vecchio. Al solo udirlo cos differente del solito, Maria sente che deve aver saputo qualcosa, che certo  la fine.
La prende un tremito cos forte, che le impedisce di andargli incontro: resta seduta sul divano mentre sopra di lei Chopin svolge nel silenzio la sua frase d'amore...
Luigi  incapace di parlare, e porge a lei una busta aperta mentre le siede accanto, le mani sulle ginocchia, annientato.
La busta non contiene lettera: soltanto l'atto di matrimonio di Roberto con la prima moglie, il che significa, che Salve appartiene a un'altra donna.
Ora non resta altra via che finirla.
- Gilberta!
La fanciulla  in camera, sta ultimando un capo del suo corredo. Al richiamo paterno, accorre, fresca, gli occhi brillanti, con una lunga gugliata di seta bianca appiccicata al vestito. Appena scorge i volti dei genitori, immagina la catastrofe; non dice una parola sapendo che il silenzio  una gran forza e preferisce che sieno loro a parlare e che si scoprano con mossa inabile, onde fornire a lei le armi per il contrattacco.
- Bambina mia, - comincia il padre con voce rotta e patetica che dovrebbe intenerire la ragazza - bambina mia, in coscienza devi convenire che non abbiamo condannato senza prove. Abbiamo indagato, ci siamo informati... Avremmo dato la vita per la tua felicit, ma non  possibile... ora sappiamo proprio che non  possibile. Bisogna che tu sia coraggiosa e che rinunzi a questo matrimonio che non  per te.
Da buona schermitrice, lei ha incassato il colpo senza batter ciglio, e al pover'uomo, che la scongiura tutto tremante, risponde in tono freddo, un po' mordace:
- E in poche parole cosa significa questo?
Luigi, che aveva parlato con tutta la sua tenerezza, pronto a compatirla, a consolarla, a piangere con lei,  ferito dal tono ironico, e col brusco irrigidirsi, al minimo urto, dei temperamenti sensibili, risponde secco, con voce mutata.
- Significa, cara, che il tuo Roberto non lo sposi.  chiaro, chiarissimo, anzi.
Ed eccoli di nuovo l'uno contro l'altra, incuranti di Maria, il cui cuore  fra loro due e riceve colpi da ambe le parti.
- Ah! Davvero non lo sposer? Ti sar obbligata se vorrai dirmene la ragione.
-  semplice, perch desideriamo che nostra figlia si sposi in chiesa, o non si sposi, ecco tutto.
Quante, quante cose potrebbe dire alla figlia che si rivolta, e che sembra impazzire per questo veto! Tutto quello che il prete aveva spiegato a Maria, le ragioni di saggezza, di prudenza che motivano la legge in apparenza tanto crudele! Ma egli non trova che l'argomento pi adatto a esasperare una creatura giovane alla quale spezzano tutte le speranze senza nemmeno cercare di convincerla della dura necessit: " l'uso, obbedisci, non domandare di pi".
Gilberta s'era dominata fino a quel momento, studiandosi di essere calma; ma ad un tratto appare la donna appassionata, innamoratissima, capace di lottare con selvaggia violenza per ottenere l'uomo che desidera.
- Ah! mi diventi religioso tutto a un tratto per... l'usanza, vero? Val la pena di non entrare mai in una chiesa! Capisco, le vostre complicazioni esistono unicamente per la gente, per ci che dir la gente. Avete sempre vissuto per l'opinione del prossimo!... Ma io me ne infischio, che la Chiesa lo permetta o no.  forse la Chiesa che mi trova un marito? E allora che non s'immischi negli affari miei! Io voglio Roberto, e non m'importa d'altro. Lo amo, lo amo, e se qualcuno cercher di mettersi fra me e lui, non ci riuscir. Vi assicuro che non  facile spuntarla con me. Passer su tutto, passer sopra qualunque cosa.
- Gilberta, bambina mia! - geme la madre incapace di dire altro.
Luigi, irrigidito nella sua energia fittizia, domanda:
- E se siamo noi contro il tuo matrimonio, passerai sopra di noi?
- Voi? - sibila quasi la figlia con accento che nessuno le ha mai udito ma che sembra carico d'odio. - Credete forse di avere il diritto d'impedirmelo? Dimenticate forse che ho ventisei anni e che non sono una bambina da fare obbedire?...
Maria  affranta, in lacrime, e supplica:
- Gilberta, oh, Gilberta, a noi dici questo! A noi che ti vogliamo tanto bene, che abbiamo fatto tanto per te...
La figlia ha un riso amaro, straziante:
- Voi mi volete bene? Che bella storia! Infatti me lo provate il vostro bene! Mi trascinate a Menthon, mi fate conoscere Roberto, mentre io ero tranquilla e non vi chiedevo nulla! E ora... che per volere vostro ho incontrato Roberto e che lo amo... ohi s, lo amo, anima e corpo... ma non sarete certo voi a capire cosa sia l'amore... ora vorreste che lo lasciassi!... cos, come quando, da bambina, mi portavate dal pasticcere: "Su, mangia, mangia pure" e dopo tre pasticcini mi conducevate via in fretta con la scusa che mi avrebbero fatto male, ed era invece perch avreste speso troppo... Hai mangiato abbastanza per oggi... Ma ora, cari miei, il giuochetto non attacca pi, e basta!... "Noi che ti vogliamo tanto bene...". Belle, bellissime frasi, ma niente altro che frasi! Ebbene, io vi detesto, vi detesto!
Tutto questo lo ha gridato d'un fiato, con voce sempre crescente, che alle ultime parole  scoppiata in un parossismo di crisi nervosa, quasi di follia. E scossa da un singhiozzo convulso fugge sbattendo la porta.
Si sente la chiave della sua stanza che gira con violenza, poi pi nulla.
Nel silenzio pesante, una frase resta fra i genitori come qualcosa di atroce che nessuno dei due osa ripetere, presi come sono da terrore:
- Dimenticate forse che ho ventisei anni?
Luigi non apre bocca: gli trema il mento, afferra il cappello ed esce a fumare un sigaro sul viale. Vorrebbe restare vicino alla sua Rir per averne cura, consolarla, ma non pu. Vederla soffrire a quel modo  al di sopra delle sue forze.  rimasto troppo scosso, coi poveri nervi a nudo, e deve uscire un poco e cercare di calmarsi.
Maria rimane sola.
Come le farebbe bene se potesse piangere! Poco fa, quando Gilberta le calpestava il cuore, singhiozzava, ma ora non pu, non pu pi. Le pare di non soffrire nemmeno troppo, di essere divenuta insensibile. Ha la sensazione di essere al riparo, dietro una diga, e che dall'altra parte vi sia la furia dell'acqua che sale, sale, ma lei non la vede ancora, pur sapendo che rimarr sommersa: oh! Dio mio, fa' che sia al pi tardi possibile,  cos riposante questo momento di tregua, questo non sentire nulla, non soffrire...
Sempre seduta in fondo al divano, gira uno sguardo triste su tutto ci che la circonda. Un pensiero stupido, e pur straziante, la preoccupa: "Tutti quei regali da restituire a coloro che li hanno fatti, e in casa non c' abbastanza spago per rifare i pacchetti". Ecco, non pensa che a questo. Gli occhi si posano sulla grande fotografia incorniciata, che si trova sul piano: Gilberta e Susanna quando avevano otto e sei anni, vestite da angioletti per una pastorale natalizia. Era stata lei a confezionare i costumi, a far loro i riccioli, a mettere le stelle di carta dorata sulle fronti...
Susanna, Gilberta, le sue bambine!...
Una specie di spasimo le scuote il petto; ora i flutti hanno raggiunta la sommit della diga e l'inondazione prorompe travolgendo, sommergendo tutto, e non rimane che una povera donna rattrappita, raggomitolata su se stessa e che ogni tanto geme di dolore.
Oh! s, certi dolori sono pi forti della stessa morte! Credeva che avrebbe potuto soffrire di pi quando mise nella bara la piccola Susanna? La sua piccola Susanna che  morta ripetendole: "Lo sai mamma che ti volevo tanto bene?". E non  forse morta anche l'altra sua bambina, non  stata uccisa oggi la sua Gilberta di prima, da questa sconosciuta che s' alzata improvvisamente, con occhi nuovi, con voce nuova, rimproverandoli di non amarla, di non essere mai stata amata?...
Quante notti, estenuata, coi piedi nudi nelle pantofole, l'aveva cullata fra le braccia perch i molari spuntavano male... Per quanti anni dalle sei di sera e stata china su un angolo della tavola in stanza da pranzo, d'inverno, sotto la luce della lampada a cono che illuminava il tappeto verde e giallo, per aiutare Gilberta nei compiti che sempre doveva rispiegarle, sacrificandole la lettura, il ricamo, tutto... E la strada piena di vento che s'imponeva di percorrere quattro volte al giorno perch la bimba, - vestita alla marinara, - non la facesse da sola? E quella magnifica occasione perduta di un bel viaggio nel mezzogiorno in automobile con amici? "No, Luigi, non possiamo, non ho il coraggio di lasciare la bambina".
Visioni d'amore, umile, quotidiano, senza ostentazioni, senza vanterie: vestiti portati per pi inverni di seguito perch Gilberta potesse averne dei nuovi, potesse studiare il pianoforte. Amore silenzioso; quello di lasciare nel vassoio il miglior boccone perch fosse per la figlia; e la fatica, i sacrifici, le pene, fino alle ultime vacanze: "Una bottiglia di Talloires bianco". Tutte le piccole felicit del prossimo inverno, gustate in anticipo con tanta gioia... Ventisei anni di amore, ventisei anni in cui non s' pensato che a lei, non s' vissuto che per lei, per sentirsi urlare in faccia: "Vi detesto, non mi avete mai voluto bene!".
Dio mio! Dio mio!
.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .
Dopo tutto, povera figliola, certo ha detto questo senza pensare, dominata dal dolore che la rendeva come pazza: ci che le si chiedeva era ben crudele e la sua ribellione aveva attenuanti. Nella sua camera certo si rotola sul letto e soffoca i singhiozzi nel cuscino, perch tremava tanto forte quando se n' andata e, sicuro, si sente male. Non  possibile nemmeno andare da lei a consolarla, a curarla, perch la vista della madre la farebbe soffrire maggiormente considerando che  appunto la volont della madre la causa di tutto il suo dolore.
Lei la causa! Ma  possibile che volontariamente torturi la sua Gilberta per la quale darebbe la propria felicit, la propria vita? Ma  possibile che tutto ci sia vero, o forse non  uno di quei sogni che si fanno quando sotto l'incubo di qualche male fisico ci pare, - pur soffrendo atrocemente, - di martirizzare apposta coloro che si amano, spinti a questo da una potente, oscura forza?
E se Gilberta si ammalasse? Se scoppiasse in lei il germe della malattia che fece morire la sorella, e che forse anche lei in fondo al suo essere racchiude sopito, non domato, pronto a svegliarsi alla prima scossa? Se deperisse? Se diventasse tisica? Se tentasse...
Nella disperazione in cui si dibatte, si ferisce sempre pi profondamente ad ogni supposizione fantastica. Eppure ha il dovere di non cedere, e non ceder.
Ma che pena! Che dura prova!
Bisogna lottare per condurre in salvo la figlia, La povera donna almanacca progetti su progetti perch Gilberta possa distrarsi e dimenticare. Intanto si viagger: con qual denaro? O Dio! con quello che sarebbe servito per i festeggiamenti delle nozze, e si andr... dove Gilberta vorr andare. In Italia, per esempio, dove tutto  meraviglioso, incantevole, dove ci sono musei superbi che distraggono la mente e tante belle stazioni climatiche per divertirsi. L'accontenteremo in ogni suo desiderio fino a che dimenticher Roberto. Sicuro che lo dimenticher. E da stasera, niente pi preparativi per il matrimonio; si cominceranno invece quelli per il viaggio.
Si alza per salire in solaio a prendervi borse e valige, spinta da un bisogno quasi demente di far qualcosa. Melania, la domestica, bussa alla porta portando un regalo.
- Un regalo? Ah..., s...
Maria guarda la lunga scatola legata con spago rosa, e il suo sguardo sembra lontano, distaccato ormai, come quello di certi moribondi rassegnati a lasciare i beni terreni gi tanto amati, che nemmeno pi li interessano. A che serve aprire il pacco dal momento che domani lo si rimander con tutti gli altri? Basta guardare chi lo manda per sapere a chi va restituito.
La carta da visita ben stampata in busta scritta con inchiostro viola a grandi caratteri appuntiti,  della signora Tisserand.
Il semplice nome le appare come un malefico incantesimo di magia, e tutta la corrente d'angoscia e di spavento che si era attutita si mette di nuovo a turbinare con furore. La signora Tisserand!
Rivede la bella signora, non pi giovane ma ben curata, che posa i guanti sul tavolino da t. La riode ancora dare ampi particolari alle amiche, facendo ipotesi piene di sottintesi e di reticenze che rendono pi velenoso quello che tace, col pi grazioso dei sorrisi e lo sguardo pieno di malizia; non finisce pi coi "Sembra" e i "Si dice" a proposito del matrimonio di Giuseppina Aubert. Maria vide benissimo quel giorno fin dove, con le chiacchere, si pu arrivare! Comprese bene fino a qual punto si pu trovar da dire, senza un reale fondamento e per il solo giuoco dell'immaginazione.
Tutto ci che si  detto di Giuseppina Aubert sar ripetuto esattamente per Gilberta. Come le pettegole femmine non si sono spiegate il disaccordo della giovane coppia, cos non immagineranno il motivo vero della rottura del fidanzamento di sua figlia a pochi giorni dal matrimonio, e la fantasia non si conterr. La povera madre immagina tutto quello che saranno capaci d'inventare, perch, uditolo il giorno prima,  rimasto nella sua memoria. Scruteranno ogni azione di Gilberta; i minimi particolari della vita privata di loro tre, ricostruendo ogni loro gesto pi innocente per snaturarlo e giudicarlo. Potranno appioppare alla famiglia parentele inconfessabili, malattie vergognose, tare del passato. Attribuiranno a Luigi qualche indelicatezza professionale tenuta fino ad oggi nascosta e venuta a galla a un tratto... Di che non sar capace la maldicenza della signora Tisserand e delle amiche?
Nella penombra che invade la stanza, Maria, con gli occhi dilatati, scaccia con le mani meccanicamente quelle visioni, come se fossero tangibili, come se si trattasse di un fiume di fango che si avanzasse minaccioso e che fra pochi giorni dovesse inghiottirli tutti e tre. Non aveva pensato a questo raffinato orrore quando s'era risolta al sacrificio di Gilberta; ora le  intollerabile l'idea che le due creature che ama sieno profanate, gettate in bala delle chiacchiere di tutta la citt. No, questo non pu, non deve essere;  al di sopra delle sue forze...
Stringe i denti per non gemere. E che cosa penserebbero i vicini? E la persona di servizio? Non sanno forse anche troppo? Con gesto meccanico, s'asciuga la fronte madida di sudore, sulla quale si appiccicano i capelli. Poi, torna a sedersi, immobile, tentando di schiarire le idee, di discutere, di riflettere, di dominare il turbine folle che l'ha avvinghiata poco prima.
...Vediamo: e prima di tutto,  ben certa che il buon Dio le chieda questo sacrificio?
Sa benissimo che non  possibile sposarsi senza passare per la Chiesa.  proibito, per principio. Ma vi sono casi in cui il buon Dio deve chiudere un occhio. Dio  buono, indulgente, accomodante, dinanzi alle miserie umane; e capir benissimo che non si pu abbandonare a cuor leggero una fanciulla innocente alla calunnia scatenata, al pettegolezzo. Questo s, che sarebbe un imperdonabile peccato.
Senza contare che sarebbe pure di un'imprudenza criminale. Gilberta l'ha detto e ripetuto: ha ventisei anni, maggiorenne dunque, e libera. E se Roberto la rapisse? Che scandalo! Meglio allora che si sposino in municipio piuttosto che non sposarsi.
La povera Maria  troppo sconvolta, troppo ignorante, per dirsi che, tutto sommato, meglio sarebbe lasciarli agire a loro modo piuttosto che dare il consenso, la consacrazione della sua autorit materna a una cerimonia che sa menzognera e colpevole. No, Maria non vede, - come non ha mai visto - altro che l'apparenza, ed  proprio l'ultimo rottame dell'apparenza che cerca di salvare, che vuol salvare col matrimonio civile, ora che tutto il resto  perduto...
...Del resto,  proprio cos importante questo matrimonio religioso? In fondo non  che un po' di musica, piante verdi, fiori e una benedizione. Non c' altro. E per il piacere di una cerimonia che durer mezz'ora pu rovinare l'avvenire della sua figliuola? Pi ci pensa e pi si persuade che non sarebbe altro che una forma di ridicolo misticismo, di fanatismo, anzi.
Guai a chi si mette a discutere con la tentazione... Quello che prima le faceva orrore, le sembra ammissibile adesso, poi possibile, e infine categoricamente necessario, doveroso. E ha fatto gi tale cammino in lei questo pensiero, che si domanda in quale maniera potr fare il solo matrimonio civile senza che nessuno sappia che non vien fatto quello religioso, ed evitare cos tutti i commenti.
Farli sposare in citt sarebbe pazzia. In un attimo tutti saprebbero che Gilberta Saunier  andata solo in municipio, e i pettegolezzi sarebbero anche pi forti... Gilberta ha pure un altro domicilio, a Vescours, e potrebbe sposarsi l nel piccolo paese sperduto in fondo alla Bresse a cinquanta chilometri di qui e a venti dalla stazione pi vicina. Chi potr sapere con esattezza come sia avvenuto il matrimonio? Un pretesto lo si troverebbe facilmente... per esempio, un lutto improvviso nella famiglia dello sposo e la necessit che la cerimonia sia celebrata strettamente fra intimi.
Mentre Maria costruisce i suoi progetti, senza avvedersene passa dall'ipotesi al fatto approvato.
...C' per Luigi... come accoglier questo cambiamento d'idea?
Ma Luigi, lo si sa, non vede che con gli occhi della sua Rir. Ha una fiducia illimitata nella rettitudine del suo giudizio e nella solidit del suo buon senso, e quando lei gli avr spiegato con dolce fermezza i motivi che l'hanno fatta cambiare di parere, quando gli avr provato che agisce unicamente per il bene di Gilberta, l'approver. E come sempre le dar ragione. Ah! lo conosce bene il suo Luigi!
...Cos, non solo Maria s' decisa a lasciare la strada maestra per una via traversa, ma vi trasciner colui che ha in lei ogni fiducia perch lei rappresenta ai suoi occhi innamorati il simbolo della ragionevolezza, della dirittura, di ogni virt.
Ormai la decisione  presa? Non sa ancora. Alternative angosciose di no e di s si susseguono nella sua mente spaventata per la cosa troppo grave, e ha paura... Supplizio del combattimento silenzioso che le getta l'anima esausta in uno snervante ritmo di altalena; sofferenza che diviene fisica, afferra alla bocca dello stomaco, come in una morsa: si, no, si, no...
A un tratto, si apre la porta della sala. La domestica, alla quale s' dimenticata di dire che oggi non avrebbe ricevuto nessuno, introduce due signore. Pure hanno dovuto suonare il campanello senza che Maria lo abbia sentito, perduta nei suoi pensieri. Si alza, dominando il tremito della bocca e delle mani, con quella incredibile energia dei provinciali continuamente ossessionati da "un pubblico" pronto a scorgere e a interpretare fantasticamente le minime emozioni, e che arriva a celare col pi amabile dei sorrisi il pi infelice dei cuori.
Accoglie con tutta tranquillit le visitatrici, chiede scusa della penombra in cui le riceve, d ordine di accendere, e quando la grande lampada splende all'angolo del camino, le signore esclamano insieme:
- Ma cara amica, com' pallida! Si sente forse male? Ha la faccia cos stirata! Ma, lei si stanca troppo!
- No, signore care, non sono malata, ma ho ricevuto or ora una notizia spiacevole che mi turba...
In verit, proprio nulla riesce a turbarla in quel momento perch ha raggiunto la totale, strana lucidit della calma che segue sempre alle crudeli lotte interne quando si  presa una decisione irrevocabile, anche se non giusta.  la pastiglia che pi tardi le far dolere lo stomaco, ma che per ora le ha calmato il male dei denti...
- Gi, proprio, una cattiva notizia - continua ascoltandosi quasi si fosse sdoppiata come nei sogni. - Roberto ci ha annunciato la morte di un caro, unico zio, che gli ha fatto da padre...
Con facilit di cui lei stessa stupisce inventa la storia, meravigliandosi di non aver saputo fino allora come sia facile mentire.
Le visitatrici fanno le loro condoglianze e domandano subito
- Allora i due poveri ragazzi...?
- Cara signora, i due poveri ragazzi, come ben dice lei, sarebbero assai infelici di dover aspettare la fine del lutto per sposarsi, e non ci sentiamo il coraggio di essere cos barbari con loro, li faremo sposare fra qualche settimana, in campagna, nella pi stretta intimit: genitori, testimoni e nessun altro.
Maria tace pensando: - Ma non era poi tanto difficile, e domani in citt lo sapranno tutti.
Le visitatrici si sentono importune nella casa in lutto e si affrettano a congedarsi.
La signora Saunier, sempre in preda a quella strana calma, si avvia verso la camera della figlia che  chiusa a chiave
- Gilberta, vuoi aprirmi?
Nessuno risponde.
In un istante nel cervello di Maria si agitano le pi romanzesche ipotesi: se nell'accesso della disperazione fosse fuggita dalla finestra? Ma no! Sono stupidaggini. Ha fatto bene a dare il suo consenso, se no, non avrebbe potuto pi vivere, ed  contenta della risoluzione presa.
- Gilberta, bambina mia, apri, sono io...  la mamma che ha qualcosa di bello da dirti...
Povera, povera donna incosciente! purch la figlia apra la porta, fa la voce implorante come dovesse chiedere scusa, come toccasse a lei chiedere scusa!
Ecco un passo... e la chiave gira. Gilberta appare spettinata, col volto gonfio e rosso; deve aver pianto tanto che poi s' addormentata.
La signora Saunier se la prende tra le braccia, se la fa sedere vicina sulla sponda del letto. Gilberta si lascia fare, mantenendosi muta, restia:
- Gilberta, tesoro, ascoltami, stammi a sentire bene, ma calma, senza agitarti... Ho molto pensato, molto riflettuto... Non posso vederti piangere; per me la vita non ha altro scopo che la tua felicit. Fra tre settimane sposerai Roberto a Vescours... Dirai ancora che non ti vogliamo bene, cattiva figliuola?
 finita: il dado  tratto.
I buoni, i tradizionali Saunier si sono volontariamente messi fuori dell'ordine, del retto cammino nel quale per ventisette anni avevano trattenuta la loro felicit senza macchia.
L'irrevocabile  compiuto.

 4.
Il matrimonio  stato fissato per il 9 novembre a Vescours. I Saunier vi devono andare l'antivigilia per dar aria alla casa, provvedere per la colazione, mettere in ordine le camere per la signora Ravignac e i due testimoni.  gi di troppo che la legge obblighi ad aver quei due, del resto non c' nessun altro invitato. Per Gilberta  un vecchio compagno del padre, professore al liceo di Chteauroux; per Roberto,  il socio: vengono di lontano,  impossibile qualsiasi indiscrezione.
Per la stessa ragione non hanno condotto Melania, che  senza dubbio una brava ragazza, ma potrebbe facilmente dire qualche parola non necessaria chiaccherando coi vicini e coi fornitori. Il servizio sar fatto dalle Doucet, madre e figlia, che hanno in affitto una piccola fattoria dei Saunier, molto vicina alla casa, e che aiutano sempre durante il soggiorno dei "padroni".
I Saunier arrivano nel pomeriggio della domenica quando la campana dei vespri risuona nella campagna deserta e il paesaggio poetico della Bresse  ricco di sfumature autunnali.
Essendo la regione assai umida, gli alberi conservano ancora il fogliame appena spruzzato d'oro sotto il cielo calmo di una delicatezza tremula. Fasce di nebbia s'attaccano un po' da per tutto sulle siepi vive che limitano i campi, sulle chiome ondeggianti dei piccoli salici, sulle erbe grasse dei pendii: e i prati son tutti punteggiati del viola dei colchici, i fiori melanconici che annunciano la fine delle vacanze.
Tutto  di una grazia tenerissima e patetica, grazia che durer poco perch il sole di novembre  fuggitivo. Maria ha il cuore oppresso da una maggiore pesantezza. Ha sempre l'illusione di aver agito per il meglio, ma dinanzi al suo sguardo non ha che una visione, sempre la stessa: la chiesa di San Vincenzo illuminata a festa, lo strascico bianco di Gilberta sul tappeto rosso, l'altare fiorito, splendente di tanti ceri, e la visione da cui non pu distogliersi, ha l'attrattiva pungente di un paradiso perduto.
Per non pensarvi troppo, presiede attivamente ai preparativi, applicandosi ella stessa alle faccende pi umili. Luigi, che vorrebbe rendersi utile, va da una stanza all'altra come un grosso calabrone inoffensivo, ma ingombrante. Per occuparlo, Maria lo manda ad abbozzare un acquerello. Come la campagna  commovente, come afferra il cuore quando la si sappia guardare in una certa maniera, come scioglie l'anima, come stempra le fittizie energie!
Acquarello... Pittura all'acqua... pittura alle lacrime...
I Saunier in altra circostanza si sarebbero rallegrati di un tempo cos splendido alla vigilia di un matrimonio, ma ora non  cos. Senza avere il coraggio di dirselo, tutti e due pensano che se domani fosse una giornata piovosa nessuno andrebbe a vedere il corteo; cos tutti accorreranno a vedere come cosa insolita il matrimonio che si fa solamente in municipio.
Maria, per salvare le apparenze, ha cercato di dire alle Doucet e a due o tre altre persone che il matrimonio religioso lo si far l'indomani in citt, ma ha avuto l'impressione che alle sue parole la gente sia rimasta scettica. E ha veramente sofferto della muta meraviglia, del biasimo larvato di quella gente umile verso i padroni sempre stimati, considerati i primi del paese, i cui antenati venivano da innumerevoli anni in campagna, ritenuti di quella modesta aristocrazia il cui unico titolo sta nella dirittura morale e nell'esempio sempre perfetto di vivere dato agli inferiori che tengono gli occhi ben fissi su di loro. Aristos il migliore... Maria non sa il greco e ignora questa etimologia che la toccherebbe a fondo, ma Luigi non vi ha forse pensato? Certo la moglie, nel suo intimo, soffre assai assai all'idea che domani lei e i suoi saranno motivo di scandalo. Ah! se almeno piovesse, se non ci fosse troppa gente a guardarli!
- Il barometro si abbassa, - dice Luigi battendo con la mano in aria conciliante il vecchio strumento mezzo invalido che troneggia da sempre sul muro del vestibolo. -  vento di ponente: non si sentono le campane di Vescours.
Domani, anche se il vento cambiasse, non si sentiranno lo stesso...
Ogni parola racchiude un'allusione, ogni particolare una piccola spina per Maria, per il giorno che avrebbe dovuto splendere di gioia e che si era ripromesso supremamente bello...
Il luned, alle due, tutto  pronto, la casa coi vetri tersi odora di cera, i grandi vasi rustici straripano di fogliame rosso. Sulla tavola, in sala da pranzo, preparata per la colazione, i fiori si mischiano ai piatti e alla cristalleria; cialde bressane, sottili come velo inamidato, vino prezioso di Chteau-Chalon comprato da tempo nella vicina Franca-Contea e serbato per qualche giorno solenne. Gilberta pure  pronta col vestito turchino a mazzetti rosa che portava a Menthon e che le d l'aspetto di una giovinetta. Ma la madre sa che ora la figliuola  una donna appassionata che l'egoismo ha resa cattiva, e che pu anche ferire senza piet...
Ecco il rombare della vecchia automobile noleggiata per prendere gli ospiti alla stazione pi vicina. Gilberta con un balzo  sulla scalinata, seguita pi lentamente dalla signora Saunier, che ha il cuore in tumulto all'idea di conoscere finalmente quella che sar per lei la potenza avversaria, la suocera di sua figlia.
I quattro ospiti sono giunti insieme, e i tre parigini hanno fatto anche il viaggio insieme mentre il professore al liceo di Chteauroux ha raggiunto gli altri, senza che li conoscesse, sul trenino che si ramifica da Chalon-sur-Sane e che serve quel paese sperduto.
Lo sportello della vecchia auto si apre e successivamente ne escono gli ospiti. Roberto che balza, pi che non discenda, si precipita sulla fidanzata, la solleva a braccia tese, e, senza badare a nessuno, la bacia una, due, dieci volte. Alla vigilia delle nozze non ha su di lei molti diritti, se non tutti addirittura?
Poi dal secondo strapontino, vengon fuori un impermeabile e un cappello floscio; verosimilmente  il socio di Roberto. Poi dal sedile di fondo, un soprabito grigio con la coccardina violetta:  il professore. Per ultimo sbucano due piedini deliziosi velati da finissime calze di seta e inarcati su altissimi tacchi, mentre due mani ben guantate porgono una valigetta da toeletta; un cappotto da viaggio screziato sotto cui si scorge un bel vestito rosso mattone; del medesimo tono  il grazioso cappellino.
Com' possibile che quell'aspetto, quell'andatura giovanile sieno d'una vecchia mamma che ha un figliolone come Roberto? Pure, ammesso che si sia sposata giovanissima, deve avere almeno almeno la medesima et della signora Saunier, ma la svelta figurina che scende dall'automobile non dimostra pi di quarant'anni...
Roberto si scosta dalla fidanzata che ha i capelli in disordine e le gote chiazzate di rosso, si volge alla nuova venuta, e diviene molto protocollare mentre presenta la madre ai futuri suoceri e alla fidanzata.
- Oh! signora, come sono contenta di conoscere personalmente lei e questa sua bella bambina! Era tanto che il mio ragazzone mi parlava di loro! Non pensava che a Gilberta! E si capisce!  bella come un angelo! Dunque, niente cerimonie. Diamoci un bacio!
 svelta, amabile, familiare, disinvolta, spontanea, calda e gentile. I Saunier stanno ad ascoltarla senza saper bene se sono affascinati o confusi da quella volubilit cordiale. La madre ha la stessa intonazione di voce di Roberto, ma con l'accento bordolese pi pronunziato; un accento che d ad alcune sue frasi, che per s non avrebbero nulla di divertente o di spiritoso, un tono di allegria irresistibile e buffa.
Con gesto vivace si pianta dinanzi allo specchio dell'anticamera togliendosi il feltrino, con un buffetto si slarga i capelli ben ondulati, si passa sulle guance un po' di bianco e un po' di rosa... I due Saunier la guardano interdetti, perch, senza cappello, ha l'aspetto pi giovanile ancora: viso abilmente truccato, corti capelli neri, labbra molto rosse, un po' grosse, sorriso che le forma una fossetta sulla guancia e le scopre i denti bianchissimi, occhi castani non troppo grandi, veri occhi meridionali, sfavillanti, affascinanti, con la lieve ruga di gaiezza che li chiude agli angoli, occhi straripanti di felicit, di gioia di vivere.
I Saunier sono inesperti in materia per chiedersi quante sedute all'istituto di bellezza, quante maschere di gomma, quante compresse di carne cruda rappresentano quella bella carnagione liscia, quell'ovale senza doppio mento e che si conserva cos a furia di cure eroiche. E quella figurina rotondetta e snella a un tempo, non  dovuta forse al pi spietato dei busti? No, i Saunier non suppongono nemmeno l'esistenza di simili sotterfugi e pensano soltanto che si debba tingere i capelli.
Tutti passano in sala da pranzo per la colazione; da prima, intorno alla tavola, v' quel silenzio imbarazzato delle persone che non si sono mai viste, che si sentono indifferenti l'una all'altra e che esitano a cominciare un discorso non conoscendo n le opinioni, n i gusti, n il carattere di quelli che hanno di fronte.
Il dovere della padrona di casa sarebbe quello di adoprarsi come elemento di coesione fra gli ospiti, ma Maria non sa, si sente intimidita, e resta muta e triste dinanzi a quegli sconosciuti. Per fortuna parla per tutti la signora Ravignac, elogiando la squisitezza del Chteau-Chalon, l'originalit del vecchio servizio rustico, facendo domande, al socio, sulle ultime marche di automobili, e al professore sulle possibili distrazioni a Chteauroux, e, senza attendere le risposte, salta ad altri argomenti.  frivola, superficiale, ma mette nell'ambiente calore e vivacit.
Maria l'ascolta, stanca: Luigi l'ascolta, divertito.
- Se andassimo a fare un giro in giardino? - propone la signora Saunier, sperando che una passeggiata in campagna aiuti a rompere il ghiaccio di quel primo, gelido contatto in ambiente chiuso.
Roberto e Gilberta vanno innanzi, l'uno accanto all'altra, parlottando fra loro. Luigi si abbandona al piacere di ritrovarsi col caro compagno di collegio rivisto troppo di rado dopo gli anni belli della giovinezza, perch il professore, non essendo sposato e non avendo parenti, non ha conservato nessuna relazione con la citt nativa all'infuori dei Saunier. E tutti e due non si stancano di rievocare la prima giovent, i professori, le belle ragazze che s'incontravano la domenica quando suonava la banda militare. Dietro viene Maria, che cerca di rianimare la conversazione che langue col socio di Roberto, il quale  apparso deluso quando ha saputo che la signora non possiede una radio e va al cinema solamente due volte all'anno.
La signora Ravignac va e viene per i viali, con la massima disinvoltura come sempre; coglie un fiore che si appunta sul vestito, raccatta una pera caduta, l'addenta golosamente, poi la getta. A poco a poco, senza parere, manovra in modo da mettersi accanto a Luigi e al suo amico;  donna che non pu star quieta fino a quando gli uomini della societ in cui si trova non si occupano di lei.
Rivolta al professore, domanda con la massima naturalezza:
- Scusi, ha delle sigarette? Ho stupidamente dimenticato la mia scatola sul tavolino della carrozza ristorante.
- Lei ha mangiato in treno? - dice con sussiego il professore. - Per me, trovo che ci si guasta lo stomaco...
 Luigi che cortesemente porge sigarette e accendisigaro. La signora Ravignac ne prende una, l'accende con perfetta naturalezza e tira qualche boccata di fumo.
- Ah! fa proprio bene! Se non fumo dopo colazione non digerisco e la sera devo andare a letto senza desinare...
Ora sono i primi della fila nel piccolo frutteto con le foglie rosse che cadono sull'erba umida, e tutto intorno v' un umile fascino silenzioso.
- Com' carino qui, - dice la signora Ravignac, con la sua voce sonora, - ma non sempre deve essere divertente, vero?
In quel momento la piccola Rosa Doucet, che viene ad aiutare per il pranzo, entra dalla porta in fondo al frutteto e attraversa in fretta il prato; la fanciulla  fresca come un fiore con quel grembiule bianco a pallini celesti.
- Oh, oh! - esclama la signora Ravignac con un risolino malizioso - ho parlato troppo in fretta; sono molto graziose le ragazze bressane, e se assomigliano a quella, non vi annoierete certo qui.
Luigi non sa che dire, e tace, imbarazzato e un po' irritato. Per la prima volta nella vita gli accade di provare una sgradevole impressione d'inferiorit, vedendosi stupidamente diverso dagli altri uomini perche non ha mai ingannato sua moglie...
Decisamente le strade di Vescours, quelle strade autunnali che Luigi trova cos belle quando le percorre portandosi il blocco per gli acquerelli, devono apparire senza alcuna attrattiva a tutti quei parigini.
Cade la sera, fa fresco. Si ritorna in casa dove si tiene circolo, seduti di fronte, sulle poltrone.
Il professore cerca di parlare di letteratura, ma non attacca; il socio di Roberto non legge e lo interessa soltanto il "business"; pronuncia con forza "bizenes " come se desse un pugno. La conversazione di nuovo langue, e Maria a poco a poco  invasa, dinanzi a quella mancanza di affiatamento, da una certezza amara, ineluttabile come da un gorgo d'acqua marina. Ella ben vede la differenza dei due gruppi, le mentalit diverse, le tradizioni dissimili per cui saranno sempre differenti, estranei; Gilberta centro di un gruppo e Roberto centro dell'altro; e invano si cercher di fonderli, non si potranno penetrare, mai riusciranno ad esprimersi col medesimo linguaggio.
Germana Ravignac, per interrompere il silenzio che si fa sempre pi peso, siede risolutamente al piano, al vecchio piano di famiglia che mai ha subito un simile trattamento. Ne tira qualche accordo, poi intona l'aria di L'amour masqu. Ha la voce pastosa e calda delle meridionali, e, sopratutto, stacca le strofette graziose e un po' libere con una tale spigliata originalit che, di colpo, mette tutti in allegria. Applausi, rallegramenti, richiesta di bis: senza farsi pregare ella sfodera tutto il suo repertorio che non ha niente di classico, ma segue da vicino quello delle operette e del caff concerto...
Qualche minuto prima del pranzo, i due Saunier si scambiano le proprie impressioni.
- Come la trovi, Rir?
- Mio Dio - risponde lei che non vuole mancare di carit - mi pare una bravissima persona, col cuore in mano. Ma non ti sembra che sia un genere... un po'.... un po'... originale?
-  vero, per  divertente, e com' ben conservata.
Si pranza, e nessuno ci tiene a prolungare la serata, tanto pi che domani bisogner alzarsi presto.
Maria, per l'ultima volta, abbraccia Gilberta nel suo letto di fanciulla. Mai nessuna fidanzata fu pi fresca, tranquilla, sicura del proprio destino. Ai piedi del letto, su due sedie,  l'abito bianco. Come ogni sera, Gilberta ha la testa coronata di bigodini,  perfettamente serena. Senza affrettarsi sta finendo i preparativi per la notte.
 mai possibile essere cos tranquilli! Maria ha il cuore sempre pi stretto e ansioso. La conoscenza della madre di Roberto e del suo socio, di questa gente dall'aspetto cos insolito la indispone, la urta, ha dato consistenza a tutte le sue paure fino allora confuse e indistinte. Sente che domani le prenderanno la sua Gilberta per impossessarsene e rinchiuderla, anima e corpo, in un mondo che la spaventa. Ah! se le fosse possibile non permettere quell'unione! Ma il momento in cui aveva ancora tutta la libert di scelta  passato, e ora non si pu tornare indietro!
- Sei dunque contenta, bambina mia? Non hai niente che ti agita? Non hai nulla da domandarmi?
La povera donna  pienamente persuasa di avere adempito il suo compito di madre, spiegando a Gilberta, uno degli ultimi giorni, tutto ci che una ragazza deve sapere alla vigilia del matrimonio. In realt, era cos confusa e turbata che non le ha spiegato proprio nulla.
- Non c' nulla che mi agiti, mamma, va tutto bene e son molto contenta. Addio, mammina.
Non avr nemmeno una parola di ringraziamento per questa mamma che le ha tutto sacrificato, anche la rivolta della sua coscienza? Nemmeno un semplice "grazie" che la ricompensi per tutto ci che ha sofferto? No.
- Vai subito a letto, mamma, ch dormi in piedi, e anch'io casco dalla fatica.
Maria Saunier dorme forse in piedi, ma quando sar a letto non dormir molto, oh, no!
...
La mattina dopo piove: una pioggerellina fitta e monotona chiude l'orizzonte e slava il paesaggio senza colori.
La madre Doucet, sbattendo le imposte di legno, pensa con filosofia:
- Si vede che, da piccola, alla signorina Gilberta piaceva leccare le casseruole.
Perch un proverbio bressano dice che le bambine golose a cui piace intingere un pezzetto di pane nel sughetto che resta in fondo alla casseruola, sono punite col brutto tempo il giorno del matrimonio.
Gi dalle otto Maria  pronta col suo bel vestito di Chantilly nero che le d un'aria di distinzione un po' appassita. I bei capelli biondo-grigi li ha pettinati con la crocchia nascosta secondo la moda del 1914. Sulla pettorina di velo, brilla il caschimpetto di brillanti che aveva costituito la gloria del suo corredo e che mette soltanto nelle grandi occasioni. L'insonnia le ha cerchiato gli occhi di viola e Luigi pensa che rassomiglia alle duchesse dei romanzi di Paul Bourget, cos patetiche alla fine del libro perch la vita le ha oppresse. La sua Rir!...
Luigi Saunier  molto bello. Il completo a falde lo assottiglia, sembra pi giovane, e risplende in lui qualcosa del bel Florestano amato una volta da Veronica. Oh! l'amore, il loro bell'amore di quel tempo! Almeno questo rester dopo la partenza della figliuola! Sono cos tristi tutti e due in questa mattina piovosa, in mezzo a quella campagna! Lei piange un po' con la testa appoggiata sulla spalla di lui, che non dice nulla accarezzando la mano della sua Rir, mentre grosse lacrime gli rotolano sulla barba color foglia morta. Oh, il loro amore autunnale! Oh, primavera tanto lontana!
 la moglie che per prima si scioglie dall'abbraccio.
- Su, bisogna che vada a vestire Gilberta.
La fanciulla, dopo aver fatto le abluzioni, s' ricoperta della biancheria vaporosa e sta ora mettendosi le scarpine di raso bianco. Con rispetto, come si prepara il rito di un sacro mistero, Maria le fa indossare il bel vestito che la donna mette una sola volta nella vita; le pettina i bruni capelli tanto ben curati; vi appunta la corona di fiori d'arancio e il lungo velo che ricopre lo strascico ondeggiante sul pavimento.
Sul pavimento... Una stretta, serra il cuore di Maria! Nient'altro che il polveroso pavimento di una stanza al municipio scoper quella bella coda bianca!... Oh, certo certo, mai avrebbe potuto supporre che questo matrimonio la dovesse far soffrire cos!
- Cara, hai i guanti? E il mazzo? Li senti ben fermi i capelli? Non avrai freddo?
Si compiace dei particolari in quell'ultimo abbigliamento, nel quale ancora le  dato di ornare la sua creatura come quando era bambina. Poi tutto sar finito: mai pi... mai pi...
- Sei pronta? Aspetta, vado avanti io, voglio vederti entrare in sala.
Scende la scala in fretta, pallida nell'austero vestito di Chantilly. Nel muoversi per vestire la figlia, le si  un po' allentata la pettinatura, una ciocca le pende sul collo, e nemmeno se n' accorta.
Tutti sono riuniti. Luigi si occupa degli ospiti; Roberto  bellissimo, ben rasato, ha gli occhi scintillanti; i due testimoni hanno l'abito da cerimonia e Germana Ravignac arriva finalmente per ultima, indossando un vestito azzurro fiordaliso, la cui scollatura, accentuata pi di quella del giorno prima,  dissimulata appena da una morbida volpe. L'abile taglio mette in valore la sua figura snella e insieme rotondetta, e il vivo colore fa risaltare il sapiente rosa delle guance. In tutto quell'azzurro, sembra lo sbocciare allegro e desiderabile di una bella giornata estiva.
Luigi, il sensibile Luigi, demoralizzato dalla tristezza della moglie, dalla pioggia incessante, dalla terribile melanconia di quel piccolo matrimonio quasi clandestino, Luigi guarda con piacere quella visione confortante.
Gilberta appare sulla soglia del salone svelta e bianca come un giglio, e Roberto la guarda con una occhiata cupida. Germana Ravignac la bacia con precauzione per non lasciarle del rosso sulle guance.
 l'ora di muoversi, di andare verso le auto che aspettano davanti al cancello.
A un tratto, un'angoscia senza nome s'impadronisce di Maria all'idea che quei due ragazzi vadano verso il matrimonio, verso la vita, verso quell'ignoto che le fa paura, senza una benedizione, senza una preghiera, senza niente! No, non  stato lei a volerlo! No! non  possibile, non  possibile!
Invasa da un'ispirazione repentina, a cui si volge come a una luce brillante nella notte fonda, dice:
- Aspettate un minuto.
E a Roberto e a Gilberta:
- Venite fra un momento in camera mia.
Velocemente risale la scala, entra in camera e con rapidi gesti febbrili stende un candido asciugamano sul tavolino, vi colloca i candelabri del caminetto accendendo le candele, e, tremante, mette fra i candelabri un piccolo crocifisso nero, poco solido sul piedistallo che lo regge, ma che conserva come una vera reliquia perch ha raccolto l'ultimo respiro di sua madre. E accanto al crocefisso dispone le fotografie di tutti i suoi morti.
Quando, pochi minuti dopo, entrano Roberto e Gilberta, si fermano un po' stupiti dinanzi al piccolo altare che rammenta quelli che si improvvisano nelle camere mortuarie.
Maria dice con tono stranamente solenne:
- Inginocchiatevi tutti e due.
Poco prima, in sala, la frase: "benedizione nuziale" le  venuta in mente d'improvviso, e nella sua angoscia ha pensato che per dare una benedizione non  indispensabile un prete. Una mamma pu benedire i suoi figli, ne ha diritto!...
- Inginocchiatevi, datevi la mano, e promettete dinanzi a Dio che vi guarda, dinanzi a tutti i nostri morti di amarvi sempre, di rimanere sempre fedeli l'uno all'altra...
Tace, perch se volesse ancora aggiungere una parola, la voce le si spezzerebbe in un singhiozzo.
Penosamente, con le mani tremanti, alza il piccolo crocifisso, e mormorando un "Padre nostro" traccia sulla coppia inginocchiata un largo segno di croce.
- E ora andate, figliuoli, e che il Signore vi benedica e vi protegga.
I fidanzati si alzano. Gilberta  un po' commossa per la voce della madre e per il ricordo della sorellina. Roberto sta serio per non addolorarla, ma pensa che la suocera ha idee alquanto barocche.
Maria se ne va ora da casa col cuore meno peso, perch le pare di aver messo un po' di divino in quel matrimonio cos piatto e materialistico, e le sembra pure che i suoi ragazzi abbiano ricevuto, per quanto senza solennit, ma egualmente efficace, la "benedizione nuziale".
Mezz'ora dopo tutto  compiuto...
Durante la colazione il tempo s'incupisce ancora e il vento urla nel camino. Tutti si sforzano di essere animati. Sono forse le squisite vivande a sciogliere lo scilinguagnolo, le vivande che i Saunier hanno prodigato con le meraviglie dell'onesta cucina bressana a quei buongustai delle trattorie parigine? Luccio, rane, pollo alla crema, funghi di rugiada profumati come fiori. Tutta la Borgogna sfila nei bicchieri, e Luigi, orgoglioso della sua cantina, si rasserena in modo visibile ai complimenti che gli ospiti non lesinano al vecchio vino. Tra il socio di Roberto e la signora di Ravignac  un vero fuoco di fila di piacevolezze a cui si unisce Roberto, che appare molto in vena. Anche il professore  divenuto pi trattabile. Al dolce, cava di tasca una poesia di sua composizione, un madrigale secondo il gusto del XVIII secolo, e lo declama con spirito e grazia, rivolto alla sposina.
Maria tace, pensando che forse, - come vorrebbe ingannarsi! - forse quell'allegria, sottile, brillante, creata dalla buona volont di ciascuno, sia fragile come una lastra di ghiaccio e che basterebbe un urto minimo per romperla sull'acqua stagnante che ha sotto.
Il pasto non dura a lungo perch gli ospiti devono ripartire nel pomeriggio. Il professore  richiamato da obblighi professionali dai quali, a gran fatica, si  liberato. Germana Ravignac e il socio di Roberto hanno il progetto di fare un viaggetto turistico e gastronomico per la regione, ci che stupisce Maria quando Germana annunzia con semplice tranquillit, senza imbarazzo alcuno, senza mistero che se ne andr in giro e scender negli alberghi con uno che non le e n marito n parente.
Vituperio a chi pensa male! Dopo tutto, pu essere che, a Parigi, questo sia nell'uso corrente.
Gli sposini non hanno proprio voglia di prendere il treno con gli altri, e con la seconda automobile noleggiata si faranno condurre a Lione, da dove, per quindici giorni, vagoleranno per la Costa Azzurra.
Alle tre e mezzo, appena bevuto il caff e fumate le sigarette, comincia un vero fuggi fuggi fra i partenti che si affrettano a fare ciascuno la propria valigia. I due Saunier restano soli, senza niente da fare, nella sala disordinata, fra tazze vuote, mazzi di fiori candidi che cominciano ad appassire, odore di tabacco e di liquori.
Il giorno, reso pi scuro dal tempo cattivo,  sul finire.
Finalmente l'auto parte! Se ne sono andati, che sollievo! Ora non c' pi necessit di sorridere, di sforzarsi a una conversazione che interessi. La commedia  finita, e il giorno delle nozze di Gilberta  finito anch'esso! Quanto lo si era invocato, aspettato! Quanto se ne erano rallegrati in anticipo! Fin dalla Prima Comunione, s'era parlato del matrimonio di Gilberta!
La pioggia a poco a poco  divenuta tempesta, una di quelle brutali tempeste che coprono i viali di foglie morte.
Gilberta si  tolto il vestito bianco per metterne uno da viaggio e il cappellino con la veletta. Non pare pi lei! Bisogna affrettarsi, ch l'auto aspetta da un po'! Roberto  svelto nei suoi addii, nervoso, con l'aria gi di padrone, e con autorit strappa la moglie alle ultime effusioni, agli ultimi abbracci.
- Via via, non commuoviamoci. Vi manderemo delle cartoline. Su, Gilberta, su via, presto, cara.
La spinge nella macchina, lo sportello sbatte, e i genitori, sulla scalinata, stretti l'uno all'altra, guardano l'auto che s'allontana sotto il temporale nell'oscurit che aumenta.
La macchina non pu correre molto perch le ruote affondano nel fango, e per un pezzo si vede la luce dei fari che proietta i suoi fasci ai margini della strada.
I Saunier rabbrividiscono sotto la pioggia, di cui nemmeno si accorgono, aguzzano lo sguardo finch possono verso quella luce che s'allontana portandosi via la loro figliuola. Poi, la luce diminuisce, scompare a una svolta, e nonostante che pi non la si veda, i genitori restano ancora un pezzo, fissi gli sguardi in quella direzione.
Poi rientrano, ed  in anticamera che Maria, improvvisamente, si accorge che il temporale, invocato il giorno prima, l'ha inzuppata fino nelle ossa, e che il suo bel vestito  rovinato per sempre, il suo vestito di raso e di Chantilly di cui era cos orgogliosa, e che piaceva tanto a Luigi...

 5.
Rimessa in ordine la casa, i Saunier tornano in citt, e la povera Maria riporta il cuore diviso, di cui, una met, vagabonda sulla Costa Azzurra sulle orme dei suoi silenziosi "figliuoli".
Che penosa, indefinibile impressione per loro, rientrare nella sera autunnale nell'appartamento dove hanno abitato prima in quattro, poi in tre e dove ora sono soltanto due! Per Maria, assorbita da un'infinit di piccole faccende che rievocano Gilberta, la sensazione del vuoto che essa ha lasciato, si fa sempre pi grave. Ripone il corredo, riempie un baule di vestiti, di ninnoli, di piccoli gioielli affinch tutto sia pronto per essere spedito a Parigi, quando gli sposini vi saranno di ritorno dal viaggio di nozze. Non ha ancora avuto il coraggio di disfare l'esposizione dei doni, cos le tante amiche che vengono a farle visita con la caritatevole intenzione di distrarla, possono ammirare tutto a loro agio, e non ha resistito al piacere di mettere su di un manichino, in un angolo della stanza, il vestito della sposa.
- ...No, pur troppo il tempo non era tanto bello quel giorno, ma al mattino abbiamo avuto ugualmente un raggio di sole, cos che si sono potute fare delle fotografie, - e ad ogni visitatrice, nel suo inesauribile orgoglio, mostra fotografie da dilettanti, in cui Gilberta sorride nella sua bianca snellezza di fiore, al braccio di Roberto.
- ...Com'era bella! Com'era ben pettinata! E lui! Ma che bel ragazzo! Sono una coppia magnifica!
Lodi banali, spicciola moneta della vanit mondana, ma che blandiscono Maria nella parte pi sensibile del suo cuore che soffre tanto della separazione. Soffre, si sa, ma com' dolce, per una madre, l'aver collocata la figlia!
Luigi soffre meno di lei. Non che Gilberta non gli manchi, ma passa tante ore in archivio, e non era abituato ad averla sempre vicina come la madre. Eppoi, osa anche confessare che, finalmente, ora, la sua Rir  solamente per lui, e ne  arcicontento. Durante gli ultimi tempi, Maria non ha avuti pensieri, preoccupazioni, daffare, altro che per Gilberta, e lui, per forza, passava in secondo piano.  vero che accettava la cosa con buona grazia, ma pu ben dirlo ora,  stato anche un po' geloso segretamente, ed ora  contento di ritrovarsi, come una volta, a quattr'occhi con la sua Rir.
Lei, nella sua angoscia, si rifugia tutta nell'affetto del caro, vecchio compagno, lo vizia ancora pi, poich  istintivo in lei il bisogno di dedicarsi agli altri, e, ora, non ha che Luigi da coccolare. Lui, d'altro canto, sente che la moglie ha bisogno d'essere consolata, confortata, calmata e la circonda di mille cure gentili; la sera le porta qualche sorpresina, cosette da nulla, ingenue e commoventi, qualche fiore, una rivista, il cartoccio delle bruciate, e a lei vengono le lacrime agli occhi. Il ritrovarsi di nuovo soli,  quasi una novella luna di miele per la coppia sul tramonto, ma pi delicata e tenera della prima, e al vederli tornare dalla messa delle undici, a braccetto, stretti l'uno all'altra, la gente dice, un po' commossa e un po' bonariamente canzonandoli:
- Ma come son carini i due Saunier, paiono proprio due colombi!
I due colombi, quelli autentici, non si fanno molto vivi dalla Costa Azzurra. In quindici giorni, i genitori non hanno ricevuto che tre cartoline, una da Hyres, una da Cannes, e una da Monte Carlo, tre cartoline piene di fiori, di palme, di alberghi bianchissimi sul mare turchino. Gilberta, sul retro di quelle immagini troppo colorate, scarabocchia in fretta poche parole "Tutto bene, baci". Ma non le  mancato il tempo di firmare ostentatamente per intero: Gilberta Salve.
Finalmente, il 28 novembre arriva una nuova cartolina con la veduta del vecchio porto di Marsiglia ed  pi esplicita delle precedenti.
"Cara mamma, ci puoi ricevere dopo domani, martedi? Abbiamo l'intenzione di fermarci una notte da voi prima di proseguire per Parigi. Baci in furia. Gilberta".
"Puoi riceverci?"
Non  gi pi la figlia che ha di diritto il naturale posto al focolare dei genitori.  la fondatrice di un nuovo focolare che fa una visita, che domanda di essere ricevuta, che ha gi la sua vita distinta, che  quasi una straniera...
Ma l'impressione deprimente dura un solo attimo, fugata subito dalla gioia per la lieta notizia.
- Luigi! Luigi! Corri! Senti! I ragazzi arrivano domani sera!
E poich Maria ha il temperamento di una Marta, sempre presa da mille cose, per esternare le sue gioie pi belle, eccola ad agitarsi, ad arrabattarsi, per accogliere nel miglior modo possibile la figlia ritrovata. Dove li metteremo? Certo nella camera di Gilberta che sar contenta di ritrovarsi fra i suoi vecchi mobili. Ma il letto  un po' stretto, e staranno meglio nella stanza dei forestieri... per Gilberta nella stanza dei forestieri,  possibile?
L'indomani prepara con attenzione un buon pranzetto coi piatti preferiti dalla figliuola, e nella camera dei forestieri mette fiori, sapone fine, acqua di Colonia. A Gilberta faranno piacere tutte quelle premure.
I Salve non hanno annunziato l'ora dell'arrivo "Passare la notte" hanno detto.
Verso le quattro, appena cala la sera, Luigi torna dall'ufficio, e marito e moglie aspettano smaniosi, impazienti, trasalendo a ogni scampanellata, precipitandosi a ogni momento in anticamera. A poco a poco, la loro gioia si smorza. Ah, quei ragazzi che non ne combinano una giusta! Che idea di non aver detto l'ora dell'arrivo, sarebbe stato cos bello andare ad aspettarli alla stazione! Un treno c' verso le cinque, un altro verso le sette e mezzo, quale sar? Finalmente una scampanellata risuona per tutto l'appartamento, e Maria si slancia, senza fiato, perch il cuore le batte forte.
- Eccoli! Eccoli! Siete stanchi? Avete freddo? Gilberta mia, lasciati baciare ancora...
La figlia si presta a tanta effusione con grazia noncurante, mentre Roberto, sulla soglia, pare che conti i baci che non sono per lui.
- Lasciati guardare, figlia mia! Che bella cera! E questa camicetta  nuova. Ti sta benissimo. E il Mezzogiorno? E la Costa Azzurra?
Maria parla, parla, come coloro che non osano dir nulla di ci che empie loro il cuore e per illudere se stessi e gli altri colmano i discorsi di un flutto di parole inutili, pur di non stare silenziosi.
- Ma s, mamma, tutto  stato bellissimo. Abbiamo... s, abbiamo visitato molte cose interessanti, son proprio contenta!
La giovane ha tutta l'aria di recitare una lezione le cui parole non corrispondono a nessuna realt, mentre in piedi, dinanzi allo specchio, si toglie il cappello coi gesti stessi della signora Ravignac e che certo Roberto deve averle insegnato.
La madre caccia un grido:
- Oh, Gilberta, che delitto! I tuoi bei capelli, i tuoi poveri capelli!
 Roberto che risponde:
- Come! non la trova anche pi carina e moderna cos? Che me ne dovevo fare di una donna che la notte si mette i bigodini? Maledetti bigodini!
Si mette a ridere e Gilberta con lui, tutte le frasi che lui dice per lei piene di sottintesi pare che abbiano un senso nascosto ai profani, e sembra che loro vi si beino.
Maria tace, guardando col cuore gonfio la testolina ben pettinata e ripensa ai bei riccioli lucidi che erano il suo orgoglio, ai bei capelli che tante volte aveva intrecciati, lavati, pettinati! Basta coi rimpianti!  la vita!
Come ha cambiato Gilberta, e non tanto per i capelli tagliati, ma  imbellita, con gli occhi pi brillanti, il colorito pi vivace, l'ovale del viso pi pieno. Sembra che esali da lei quel misterioso sfavillio della donna completa, fatta per l'amore...
E questo sfavillio lo porta inconsciamente, non lo manifesta, perch nessuno  pi segreto di una giovane sposa di fronte a coloro che la conobbero fanciulla e che spiano con affetto trepido e malaccorto nel suo volto e nei suoi gesti qualche segno che riveli la grande trasformazione.
Roberto propone:
- Andiamo a tavola.
Il buon Luigi avrebbe desiderato la descrizione di quel paese d'incanto che ha sempre desiderato conoscere e Maria vorrebbe che la figlia facesse onore al pranzo che ha preparato con ogni cura per lei. Ma che! gli sposi parlano poco e mangiano in fretta, dimostrando apertamente di non avere che un desiderio, quello di ritrovarsi soli.
Infatti, dopo un quarto d'ora passato in salotto, Roberto fa:
- Su, Gilberta mia, andiamo a letto!
E per salvare le apparenze aggiunge:
- Ci scusate, vero? Ma abbiamo viaggiato tutto il giorno e siamo stanchi.
Ma non hanno certo sonno se fino a mezzanotte si sente il loro bisbiglio nella camera dei forestieri.
Per la prima volta, quella sera, Maria Saunier comprende, a quarantotto anni, che una donna sposata pu essere per suo marito altra cosa che la madre dei suoi figli, la compagna, l'amica: che pu essere per lui come quelle donne che gli uomini pagano per delle notti di piacere e di ebrezza e che Maria non sa nemmeno in che cosa consistano.
E questa rivelazione crudele che la lascia imbarazzata, scandalizzata,  proprio alla sua piccola Gilberta che la deve...
...
La coppia  ripartita per Parigi.
Quando le amiche della signora Saunier le si avvicinano all'uscita della messa delle undici, o nella via delle Barre tra le cinque e le sei, le chiedono: "Ha buone notizie della signora Salve?". E le pi intime, con aria fra misteriosa e saputa: "Gilberta sta bene? E... di nuovo, nulla?"
No, di nuovo, nulla. Ci che non impedisce a Maria di comprare alle fiere di beneficenza, invece della solita tovaglietta, un bavaglino o un paio di scarpucce di lana pensando che serviranno e che non ce n' mai abbastanza, e nulla le fa pi piacere di questi acquisti.
Gilberta scrive poco, e le sue lettere sono insignificanti, povere di particolari, perch  impossibile parlare dell'unica cosa veramente importante per lei. Sta bene, s' abituata con la massima facilit alla vita parigina; il loro appartamento  assai carino, verso il viale d'Orlans. Roberto preferisce tenere l'automobile e fare a meno della persona di servizio, del resto, a Parigi,  cos per tutte le giovani mogli e Gilberta se la cava assai bene. Ha fatto conoscenza con altre coppie di sposi i cui mariti sono negli affari con Roberto, e vanno al cinema almeno una volta per settimana...
Verso Natale, Maria ha la speranza che i ragazzi verranno a passare le feste da loro. Quale gioia sarebbe potere andare tutti insieme alla messa di mezzanotte! E dopo, che bella cenetta! Ci sarebbe anche un'amica di Gilberta col marito, e il giorno dopo si potrebbero invitare a colazione, ci che farebbe un gran piacere alla piccola.
Ma il 20 dicembre poche parole tolgono ogni speranza.
"Cara mammina, non contate su noi per le feste, Roberto trova che sarebbe insensato fare un viaggio cos lungo per doversi trattenere pochissimo, specialmente col freddo che fa. D'altra parte, siamo invitati a cena a Montparnasse, ma io penser molto a te quel giorno. La tua figlia felice". Gyl...
Gilberta s' accorciata il nome, infiorandolo di un y, perch questo, evidentemente, piace a Roberto. Maria fantastica a lungo su quella firma che le pare quella di un'estranea, su quel diminutivo che le dispiace, senza sapersi spiegare quel che la sua grazia leggera e provocante le evoca. Pensa che la sua Gilberta non andr alla messa di mezzanotte per Natale e girer per i caff concerto di Montparnasse: non  forse pi di moda Montmartre?
A Pasqua, Maria non osa nemmeno pi aspettare "i ragazzi" perch ha cominciato a comprendere la dolorosa arte di ridurre al minimo le sue speranze per non avere delusioni troppo crude. La mattina di Pasqua, va sola a San Vincenzo alla messa delle otto, e, tornando dalla Comunione, singhiozza col capo fra le mani perch pensa che Gilberta non far la Comunione per la Santa Pasqua, lei che accoglie l'amore di un uomo senza la benedizione divina...
Il giorno del Corpus Domini, Maria fa un gran giro per non passare dalla piazza d'Armi, dinanzi alla chiesa, e non vedere le comunicande: quei gruppetti di neve le rendono tangibile un pensiero che vuole respingere, non osando ricordare la sua piccola che era stata tutta bianca, pura, buona come quelle bimbe; e sua madre non ha saputo conservarla in quel modo!
Al principio di luglio, Maria ricomincia in ogni lettera la sua umile supplica: "Non verrete dunque a passare le vacanze da noi? Vescours  tanto carino e vi riposerete cos bene!" Non osa aggiungere, - ma lo si capisce in ogni sua parola, - "Si sarebbe tanto, tanto felici di rivederti".
Finalmente, sul finire del luglio, i Salve accordano otto giorni. Si fermeranno per ripartire poi per la Svizzera. Otto giorni! Maria ha imparato a non essere esigente e a contentarsi delle briciole cadute dal banchetto.
La coppia arriva in una splendida torpedo, guidata dal marito con ardire prudente. L'arrivo di sera a Vescours fa impressione a tutti: capelli al vento, pullower intonati, carte stradali, valigette da toletta, e baule cabina. Come sono eleganti, disinvolti, moderni! La vera coppia, stampata a centomila esemplari sul modello fornito da Holliwood...
I genitori ammirano innocentemente Gilberta che s' fatta pi bella ancora. La pelle troppo bianca  truccata con discrezione, ci che le dona uno splendore particolare. Accavalla le gambe, giuocherella con le mani dalle unghie laccate; ha preso un'aria franca di donna sicura del proprio fascino. Quando si mettono a tavola, lei e il marito parlano molto, ma non per esprimere delle idee perch le giovani coppie moderne non hanno di questi gusti. I loro discorsi sono zeppi di fatti concreti, di nomi, di cifre, che si rimandano l'un l'altro, per il manifesto piacere di sbalordire quei genitori provinciali coi nomi di caff concerto, di tabarini notturni; evocano, senza fornire schiarimenti, gite in luoghi sconosciuti, in compagnia di amici ugualmente ignoti: "Oh! come ci siamo divertiti il giorno della Pentecoste! Figurati, mamma, che abbiamo passato la sera al Tagada, con Mado e Jackie, ti ricordi, Bob?" Ed eccoli a ridere insieme, mentre Maria tenta invano di seguirli in ci che dicono, ed ha l'impressione di avere dinanzi una straniera, la cui vita tanto diversa non potr mai pi intrecciarsi con la sua.
Fin dalla prima sera, piena d'amore, un po' imbarazzata, ha preso a parte Gilberta chiedendole:
- Non hai nulla da annunziarmi, bambina mia?
- Oh, povera mamma! - risponde lei alzando le spalle impaziente, - ma non c' premura! Lasciaci godere i nostri anni belli senza impicci di marmocchi.
- Ma... - protesta Maria tutta scossa - quando la Provvidenza vi manda un figlio, bisogna bene accettarlo.
Gilberta non discute con quella madre che trova straordinariamente ingenua e male informata su certe cose della vita.
- Ol, mammina, non vorrai mica farmi prediche e guastarmi il soggiorno qui, vero? Amo mio marito, faccio quello che lui vuole, e non ho altro da dirti.
La conversazione  finita.
Durante quegli otto giorni i Salve escono tardi di camera, e per il resto, la madre li vede poco, pare che vogliano trarre il maggior vantaggio possibile per il loro personale divertimento, senza preoccuparsi degli ospiti, concedendo un po' di gioia con la loro presenza. Fanno il bagno di sole nel frutteto coperti della sola maglia, e camminano per le strade con grosse scarpe sportive. A volte litigano per delle sciocchezze, e allora Maria si domanda come fanno ad amarsi tanto e ad avere un cos cattivo carattere, senza sospettare che a forza di stare insieme tutto il giorno, di eccitarsi continuamente i sensi, l'uno e l'altro, per la ricerca del loro piacere, finiscono per snervarsi in tal maniera che i litigi scoppiano ad ogni nonnulla. Roberto divien cupo, e Gilberta ha gli occhi rossi, poi, dopo un quarto d'ora, vanno a rappacificarsi in camera e non si fanno pi vedere.
La madre si chiede: - Ma  felice?
Inutile domanda, perch il volto allegro, gli occhi splendenti, quell'aria d'amorosa esaltazione che la irradia tutta, non lasciano dubbio alcuno. Gli otto giorni volano e Maria ha reclamato, supplicando umilmente, invano un piccolo supplemento che le  stato negato.
- Non insistere, mammina! A Roberto Vescours piace moltissimo, ma, abituato com' all'acqua corrente, mi diventa di cattivo umore tutti i giorni, e allora capisci che...
La madre capisce solo che per Gilberta la ragione  perentoria.
L'ultima sera, sale nella stanza della figlia per aiutarla a chiudere le valige. La giovane sta piegando con cura dei capi di biancheria rosa cos ridotti e leggeri, che la madre la guarda stupita:
- Ma, figlia mia? Tu porti questa roba? E hai il coraggio di farti vedere cos da tuo marito?
L'anno avanti, di ritorno dal viaggio di nozze, la figlia non avrebbe osato risponderle, ma ora ha preso un tono autoritario e disinvolto.
- E perch no? Roberto dice che la moglie deve essere l'amante legittima del proprio marito, - e aggiunge in tono sentenzioso:
- Credi a me, per conservateli, gli uomini, non c' che questo, e penso pure, cara mamma, che tu hai avuto torto a non esserti mai preoccupata di queste cose...
Maria non pu risponderle: la frase l'ha ferita nel profondo dell'anima e anche l'ha turbata, non solo per Gilberta, per l'avvenire suo e di Roberto, ma per qualcosa ancora di cos vago che nemmeno riesce a formulare.
Cos, di quegli otto giorni in cui s'era ripromessa tanta gioia, non le resta che l'ultima impressione malinconica e amara.
...
I Salve mandano qualche cartolina dalla Svizzera Vevey, Montreux, Interlaken, nomi d'incanto che portano tutta la poesia del viaggio e fanno sognare a lungo coloro per i quali, certi nomi, resteranno sempre e soltanto dei nomi...
Poi pi nulla. Silenzio assoluto.
Maria scrive e riscrive a Parigi: mette perfino nelle lettere le buste affrancate e con l'indirizzo, perch Gilberta non abbia che il disturbo d'introdurvi una parola sola che la rassicuri. Ma nulla! Che vuol dire questo silenzio? Saranno malati? Irritati? Troppo presi da mille faccende? Questa mancanza di notizie la logora, e si propone di partire per Parigi se fra otto giorni non avr saputo qualcosa.
A novembre, rincasando a mezzogiorno, Luigi  colpito dall'inconsueto aspetto della moglie che ha gli occhi rossi e brillanti come se avesse pianto. Tuttavia sul suo volto v' come una luce gioiosa, come in coloro che hanno da comunicare una notizia sensazionale che vorrebbero dir subito, ma di cui vogliono anche dosare l'effetto.
- Ah! Luigi, Luigi, se tu sapessi!... Ma non te lo voglio dire! Devi indovinare...
- Certo ha scritto Gilberta. Che dice? Vengono?
- No, non vengono, ma c' qualcosa di meglio, di molto meglio... - e lasciando esplodere tutta la gioia che la soffoca grida:
- ...Alla fine di maggio, o ai primi di giugno...
Ora lui ha capito:
- Oh! Rir, Rir mia...
Gli sembra che una giovinezza nuova gli salga dal cuore come una corrente amorosa che va da sua moglie alla creaturina ignota, attraverso Gilberta, congiungendo tre anelli di una stessa catena.
E i futuri nonni si scambiano mille ipotesi:  contenta? Soffre? Sopporta bene i primi mesi? Verr da noi a partorire? Che nome gli metteranno?
La lettera di Gilberta  piuttosto laconica. L'evento  per la fine di maggio; i primi tempi ha sofferto nausee, ma ora sta bene e la si consiglia di andare a partorire in una clinica o alla maternit, perch  molto pi pratico...
- Che idea! - protesta Maria. - E perch non addirittura all'ospedale. Io ho sempre visto che i bambini si mettono al mondo in casa, e in famiglia s' sempre fatto cos. Senti, Luigi, tu ti fai dare la vacanza annuale alla fine di aprile, e si va a Parigi. Io voglio assistere la mia figliola, governarle la casa e star molto meglio in casa sua, fra i suoi mobili, vicina a suo marito, piuttosto che nella migliore clinica del mondo, ...certo che gettarci nel turbine di Parigi, mi spaventa un po', siamo vecchi...
- Noi siamo vecchi? Ma cara Rir...
Parigi! Parigi a maggio! Il Salon, le esposizioni, la Senna che rispecchia i vecchi edifici nelle acque rinnovate, le donne vestite per la primavera seguite da tutti gli sguardi - senza malizia, certo, ma cos, per semplice passatempo, con occhio artistico, innamorato di belle cose... Luigi si sente ancora giovane per godere di tutto questo.
N l'uno n l'altra notano che la lettera non dice una parola dello stato d'animo dei Salve nei riguardi del nascituro.
Quest'inverno potr piovere, nevicare, la nebbia potr coprire la Bresse del suo cupo mantello, lo sgelo potr ridurre le strade come desolate paludi, in casa Saunier non vi sar tristezza. Natale, Natale! La festa dei piccoli! E l'anno venturo ci sar il bambino, di sette mesi, e gli potranno mandare tanti balocchi. Luigi, tornando dall'archivio, si ferma davanti alle vetrine del grande bazar, Maria, col mento nelle mani giunte, sosta spesso dinanzi al presepio di San Vincenzo dove un Bambino di cera sorride radioso, e vorrebbe che il figlio di Gilberta gli assomigliasse... Oh! che Ges benedica il bambino che verr, l'innocente che non  responsabile, se altri ha peccato nel metterlo al mondo...
Gilberta deve essere assai imprudente, lo s'indovina dalle lettere che, al solito, dicono pochissimo, ma lasciano capire che essa non si ha alcun riguardo n vuol rinunziare ad alcun piacere per garantire la nascita del bimbo, che per lei  stato una cattiva sorpresa. Va a teatro, a pranzo con gli amici, si corica tardi, si stanca, a detrimento della creatura che porta in seno. Il primo dell'anno sono stati fuori la notte a bere spumante e quegli orrendi cocktails. E se queste cose alcooliche facessero male al bambino? Potrebbero farne un idiota, un epilettico... la povera madre rivolge alla figlia timidi rimproveri, ma non ha nessuna risposta.
Si consola sferruzzando senza tregua bracuccie, corpettini, e invita tutte le amiche che crede possano insegnarle nuovi punti o nuovi modelli di mantelle e cuffie.
Lavorare per la sua fiera? Ma, signora mia, non ci pensi nemmeno. Quest'anno ho gi troppo da fare col bambino da vestire...
Che gioia poter dire queste e simili frasi!
A primavera, per andare al centro si passa per il corso Moreau dove i castagni scoppiano di giovane linfa che fa gonfiare i germogli. O caro piccolo germoglio che ingrandisce, si sviluppa e che la primavera far sbocciare!
Maria fruga fra le scatole riposte in solaio e trova il vestito da battesimo di Gilberta e di Susanna.  un po' fuori moda, ma prezioso per le incrostazioni di vero Valenciennes. " inutile, - scrive alla figlia - che tu spenda per una veste da battesimo; ti porter la tua che la stiratrice ha rimesso a nuovo con tutti i nastri freschi, ed  proprio carina...".
Il 28 aprile arriva una letterina di Roberto, senza intestazione perch non ha mai saputo come chiamare i suoceri; trova stupido chiamarli babbo e mamma, e sa che si offenderebbero a chiamarli signore e signora allora  pi semplice non chiamarli in nessuna maniera.
"Credo che ci avviciniamo al termine. Gilberta soffre molto, non pu alzarsi dal letto e s' rinunziato all'idea della clinica. Fra otto giorni al massimo credo che sar un affare gi fatto. Gilberta sarebbe molto contenta se sua madre venisse al pi presto possibile".
Al pi presto possibile? Ma subito! col primo treno! Il tempo di far la valigia, informarsi dell'orario, e si parte.
E Luigi? Roberto non lo nomina nemmeno nella lettera; per lui la suocera  un ben prezioso aiuto, e il suocero non gli servir. Ma ai Saunier non passa certo per la mente che l'invito non sia fatto a tutti e due, e, se non  espresso,  certo sottinteso. Come sarebbe possibile esser separati per pi di un mese? Come farebbe Luigi senza la sua Rir, lui, che da solo non  capace nemmeno di prendersi un paio di calze nell'armadio? E potrebbe vivere tranquilla Maria, prodigandosi tra la figlia e il piccolo, e pensando al suo vecchio bambino lontano e solo?  dunque inteso che partiranno insieme per Parigi.
- Mi spiace che non ti potrai divertire molto, povero caro mio. Avr cos poco tempo per uscire con te!
Ma Luigi  pieno di progetti. Distrazioni innocenti. Visiter il Louvre, il Lussemburgo, il Museo Carnavalet; far degli acquerelli di Notre-Dame e delle Tuileries; andr a sentire la banda militare nei bei giardini di Parigi che rivede tutti in fiore. Piaceri onesti e che non costeranno nulla.
E mentre Maria prepara le valige, colmando ogni spazio possibile con pacchetti di burro e con le ultime mele del frutteto, Luigi va all'Archivio per salutare il suo collega.

 6.
In treno i Saunier riuniscono i bagagli, cercano i biglietti. Luigi assicura sulla reticella meglio che pu un grosso mazzo di fiori comprato la mattina al mercato e di cui s' caricato pensando che Gilberta non ha certo a Parigi questi bei fiori campagnoli. Ogni tanto Maria, con le dita guantate di filo grigio, palpa furtivamente la piccola tasca cucita nell'interno del busto che contiene il denaro e gli orecchini di brillanti.
Ecco Parigi! La stazione di Lione con la solita baraonda, grida, richiami ai facchini, fracasso di carrelli in movimento, sbuffi di locomotive. I Saunier un po' spaventati e sperduti si lasciano trascinare dalla corrente umana vomitata dal lungo treno; sballottati a destra e a sinistra, portano senza abilit i troppo numerosi bagagli.
- Oil!... Da questa parte! Da questa parte!
Dio sia lodato;  Roberto che li aspettava all'uscita, mentre i due poveretti si credevano gi abbandonati.  un Roberto parigino, molto "uomo d'affari", in impermeabile e cappello a cencio.
- Eccovi! Come va? Fatto buon viaggio? Consegnate i biglietti e seguitemi svelti.
Con Roberto bisogna sempre sbrigarsi anche senza una precisa necessit, perch appartiene a quel tipo di uomini d'affari che confondono assai spesso agitazione con attivit.
- Su, datemi una valigia! Passate di qui, la mia automobile aspetta al posto di custodia.
La sua automobile... un certo fremito d'orgoglio vibra nel cuore di Maria perch, s,  piacevole avere un genero che possiede un'auto.
Fuori il giorno s'attarda trascinandosi nel cielo su cui sembra ondeggiare un saluto di arrivo e una speranza. A ogni angolo di strada, Parigi in aprile ha cesti fioriti, ma i Saunier non guardano nulla.
- E Gilberta? Come sta Gilberta?
- Gilberta? - fa Roberto senza smettere di destreggiarsi abilmente fra automobili e autobus - Gilberta? Per carit, non parliamone! Da ieri sta meglio ma ha avuto un terribile attacco d'albumina! Vi giuro io che non si ricomincer una seconda volta. Basta!
Maria sta per chiedergli di che intende parlare, ma teme d'infastidire, di contrariare il genero ed  pronta ad ascoltare qualunque cosa, senza proteste.
Un ponte. Siamo imbottigliati! Un'altra stazione. Lunghi viali per quartieri sconosciuti che non dicono nulla ai Saunier e che al cader della sera sembrano a loro troppo animati, complicati, vagamente ostili. Com' cambiato Parigi dal 1907, epoca del loro ultimo viaggio! Un quadrupede di bronzo issato su di un piedistallo. Tutti lieti, lo ricordano, lo identificano!  il Leone di Belfort. Gilberta abita in quel quartiere;  la prima percezione, la prima precisazione che volentieri registrano nella baraonda di tante impressioni confuse. E si arriva.
La casa  novissima, di sette piani, di una bianchezza quasi funebre, con blocchi di cemento, nudi, che formano balconi. L'atrio  pure bianco, tappezzato di specchi. L'ascensore.  mai possibile che Gilberta abiti in una casa con l'ascensore? E il subcosciente di Maria gi elabora le frasi che lascer cadere negligentemente con le amiche: "Quel giorno tornavo da mia figlia, e avendo scordato i guanti nell'ascensore...".
Terzo piano... quarto piano: fermata. La chiave gira nella serratura:
- Gyl, coniglietto mio, ecco la tua famiglia!
I due Saunier seguono Roberto col cuore che batte, rimorchiando fiori e valige senza vedere niente Gilberta  nel vasto letto massiccio e basso che occupa un terzo della stanza, la luce cruda, che viene dal soffitto, sottolinea con durezza il volto alterato nel disordine arruffato dei capelli corti.
- Mamma! Mammina! Come sono contenta di vederti.
Sofferente e debole,  divenuta la fanciulla di una volta. Poverina! Certo, da che  a letto, non deve essere stata curata bene. Roberto non si deve intendere dell'andamento della casa; stamani il letto non  stato rifatto e nessuno s' curato della sua pulizia personale, se ha ancora la pelle opaca e calda dei sudori notturni. Tazze, pantofole, riviste cinematografiche sono sparse un po' da per tutto, e sotto l'armadio troppo grande che ingombra la stanza minuscola c' molta polvere.
- Non state a guardare troppo l'ordine - dice Roberto, contrariato di dover mostrare la sua casa di cui  orgoglioso sotto un aspetto cos meschino. - Quando la padrona di casa s'ammala  sempre il caos, lo potete immaginare. La mattina viene una donna a ore per scopare e lavare i piatti, e per il resto ci s'arrangia da soli...
Dopo alcune indagini si scopre che il povero Roberto, da cinque giorni, vive di salumi, di conserva, di verdure comprate bell'e cotte. Per buona sorte Gilberta non pu prendere che latte solo!
- Sta' quieto ragazzo mio - dice Maria bonariamente - ora che c' la vecchia mamma, tutto andr meglio. Mi vuoi condurre in camera nostra per levarci un po' la polvere del viaggio? Poi mi farai vedere la cucina, gli armadi, e ti preparer da mangiare.
Roberto assume un'aria fra stupita e divertita:
- Eh! come correte! O credete che a Parigi gli appartamenti abbiano una camera per i forestieri? Purtroppo no; ne son confuso e vi chiedo perdono, ma non ho altro da offrirvi che il divano in sala da pranzo, a meno che non preferiate andar a dormire all'albergo: qui vicino ce n' uno assai buono.
I Saunier protestano. Ma che albergo! Preferiscono rimanere vicini a Gilberta,  pi intimo, senza contare che un mese d'albergo costerebbe troppo. Questo per non lo dicono a Roberto, e nemmeno oserebbero confessare che in un albergo parigino avrebbero un po' paura senza saper bene di che...
Eccoli dunque nella stanza da pranzo che sta per diventare il loro rifugio. Non  pi grande del salotto che serve anche di studio a Roberto. Le due stanze sono ammobiliate in stile "moderno", un bel moderno pesante e lucido: velluto avana, vetri smerigliati, tende di mussola alle finestre. Tutto  molto elegante, ma senza intimit. Che appartamento piccolo! Come si vivr pigiati, in quattro, e con una malata, in quella casa moderna! Il gabinetto da bagno  accanto alla camera di Gilberta: c' l'elettricit, il riscaldamento centrale, una quantit di cose pratiche che a Maria sembrano di lusso, e quasi le farebbero disprezzare le comodit che gode a casa sua, principalmente quella dello spazio, che  propria della provincia, e che certo val pi di quelle cittadine.
Mezz'ora dopo, rinfrescata e riposata, Maria s'impossessa della cucina: c' poco spazio per rigirarsi, ma in complesso tutto  cos bianco, carino, con l'acqua calda nell'acquaio. Sul gas sta cuocendo la minestra che manda un buon odore. Le uova che s' portata dietro aspettano bell'e sbattute di trasformarsi in frittata. Ora Maria lava e pettina Gilberta che, stesa fra lenzuola fresche e ben tirate, con la biancheria pulita, ha gi una cera migliore, e spande intorno a s il gradevole profumo d'acqua di Colonia dei malati bene accuditi e un po' coccolati.
- Stai meglio ora, bambina mia? S? Babbo, Roberto, abbiamo finito, potete venire a fare una visitina prima di pranzo a questa bella signora.
Tutti e due seggono, Roberto in fondo al letto e il padre sull'unica sedia, con quell'aria impacciata degli uomini nella camera di un malato.
- Va meglio mia piccola Gyl? - Il barboncino non ti d troppo fastidio?
- Il barboncino? - domandano insieme i genitori.
Roberto e Gilberta si scambiano uno sguardo arrossendo un poco, poi si mettono a ridere:
- S, mamma! Noi chiamiamo cos questo sciagurato moccioso. Non trovi che gli si addice bene? Se  una bambina la chiameremo Tuilette, come nel libro di Henri Bordeaux, e le si addir bene lo stesso.
Maria non risponde: crede che si tratti di uno scherzo, ma di cattivo gusto perch certi scherzi una mamma giovane non se li dovrebbe permettere. Avrebbe forse lei avuto il cuore di dire una cosa simile quando aspettava le bambine? Ma non vuole arrabbiarsi e dice sorridendo con indulgenza:
- Spero, in ogni modo, che avrete pensato a qualche altro nome. Per esempio?
- Certo - risponde Roberto intuendo la cattiva impressione che i suoceri hanno avuta, e si studia di modificarla. - Si dice cos, per dire, per scherzo... sapete bene. E lo sciagurato moccioso avr bene il suo nome allo stato civile. Ma di nomi maschili non ne abbiamo cercati perch ci siamo messi in testa che sar una bambina.
- E allora se  una bambina?
- La chiameremo Greta o Marlne, - dice Roberto - ma credo Marlne, perch mi piace di pi, suona meglio.
- Marlne? - chiede stupita Maria che mai ha sentito quell'assurdo nome. -  carino, s, dolce a pronunciare, ma insomma non  un nome. C' forse santa Marlne?
- Scusi - dice Roberto, seccato della critica della suocera - non vedo che importanza pu avere...
Maria sarebbe imbarazzata se dovesse spiegare perch le importi che ci sia o no una santa Marlne; per lei  pi ragione di sentimento che di fede, ma non sa bene definirla, e senza curarsi di notare l'interruzione del genero prosegue:
- Eppoi sarei tanto contenta, Gilberta, che la tua figlia si chiamasse Susanna, come la tua sorellina. Mi pareva che ci avresti tenuto, che ti avrebbe fatto piacere.
Gilberta che  debolissima, facilmente si lascerebbe commuovere, ma il marito, incapace di capire ci che essa racchiude sotto le semplici parole, prende la proposta alla leggera.
- Susanna? Ma, cara signora suocera, non ci pensi nemmeno! Vien da ridere se si pensa alla casta Susanna, e con un nome simile, una donna  gi svalorizzata.
Maria s'avvede che fanno dello spirito sul pi sacro dei suoi ricordi; non l'hanno capita! E allora si ripiega su se stessa e tace, col cuore grosso. Quel nome, Marlne, le pare straniero, sconosciuto, quasi pagano, la delude e la inquieta al medesimo tempo perch le rappresenta una specie di rottura con la tradizione e l'ordine... una rottura che viene al seguito di tante altre... Non osa confessarsi che quando fin dall'inizio si sono tagliati i ponti con l'ordine, quando si  paganizzato l'essenziale della propria vita, non bisogna stupirsi, poi, se la stessa aria di paganesimo si ritrova nei particolari secondari, nelle azioni accessorie... Non osa confessarselo, e forse non saprebbe nemmeno formulare con precisione tutto questo ragionamento.
Il volto di Gilberta si rif di nuovo tirato e pallido, dopo la conversazione troppo lunga, e genitori e marito vanno nella stanza da pranzo lasciandola al suo riposo.
I Saunier si coricano in fretta dopo aver stese un paio di lenzuola sul divano-letto, e dopo aver tolto fuori, nascoste dai cuscini, alcune coperte. Dinanzi a quell'accampamento alquanto zingaresco Maria e Luigi sospirano. Mai, mai avrebbero supposto che si potesse misurare lo spazio a quel punto e che per le azioni indispensabili nella vita, come mangiare e dormire, si dovessero fare calcoli cos parsimoniosi. L'ascensore, il gabinetto da bagno che li avevano incantati, mostrano ora il rovescio della medaglia! Come sar penoso tutte le sere, quando saranno assai stanchi, mettere in opera quel letto, e dissimularlo la mattina in omaggio alla superficiale eleganza della scena!
In anticamera, l'orologio ha suonato molte ore e mezz'ore, ma nonostante la stanchezza non riescono a prendere sonno.
...
L'indomani  domenica. Maria assiste alla prima messa in una chiesa che s' fatta indicare da Gilberta.  San Pietro di Montrouge, una gran navata moderna senza raccoglimento. E il nome, San Pietro di Montrouge, le ha richiamato alla mente ricordi di pena non ancora abbastanza lontani, e mentre si svolge l'ufficio, con una punta di gelosia che le rode l'anima, non pu fare a meno di pensare che proprio l, Roberto s' sposato con una donna che non  Gilberta.
Ma quando questo ricordo finir di tormentarla?
Per scacciare il demonio risvegliato, si d attorno tutta la mattina nel minuscolo appartamento, cura con delizia la figlia riconquistata che si abbandona inerme fra le care mani, va in ricognizione dai fornitori di via d'Orlans, e cerca di scuotere la domestica, la quale vede di malocchio la nuova autorit. Non c' voluto molto a Maria per capire la disorganizzazione della casa, e che si deve spendere troppo per l'automobile, i vestiti, i divertimenti, le costose gite con gli amici. I Salve, come molte coppie giovani, hanno bens un gran giro di denaro, un'esteriorit elegante, ma essa nasconde certe economie meschine nel ritmo della vita casalinga.
 probabile che Roberto abbia fatto credere inconsciamente di guadagnare gli ottantamila franchi annui che avevano incantato i poveri Saunier, ma  chiaro che una gran parte li utilizza nel giro degli affari, dell'autorimessa, e che Gilberta non ne gode molti. Che delusione! Con molte altre...
Forse  meglio non approfondire...
Maria in una sola mattina da che ha preso la direzione della casa, le ha gi dato la sua impronta accurata, senza fantasie, ma retta e ordinatissima. Appena sorge qualche difficolt  l pronta ad affrontarla, a risolverla attiva, contenta, ritrovandosi nel suo elemento di massaia provinciale.
Roberto, ora che sa la moglie in buone mani,  andato alla rimessa dove lo aspetta molta corrispondenza, perch nei cinque ultimi giorni della malattia di Gilberta ha dovuto trascurare il lavoro. Di Luigi nessuno si cura: non ha forse tanti progetti per distrarsi? Dopo colazione, con una carta topografica e qualche notizia supplementare, lo si spedisce al Lussemburgo, dove ha la pretesa - con un tempo cos bello - di andare a piedi. Maria resta sola e con la figlia che sonnecchia. Ha tolto dall'armadio il corredino per passarlo in rassegna, e da un pezzo in verit non s'era sentito il cuore cos in pace. Dalle finestre aperte entra il sole del pomeriggio domenicale. Gilberta sta molto meglio, ed ha la sensazione che tutto andr bene. Luigi  contento d'essere a Parigi. Anche Roberto, tutto sommato,  assai bravo, , si sa, molto diverso da loro, per  un buon ragazzo. Tutto bene, dunque? Era proprio pazza stamani a tormentarsi, e cercare nelle minime cose presagi di future punizioni. Tutti sono contenti. Vuol dire che il buon Dio ha perdonato, se pure  mai stato in collera con loro. E Maria, con gli occhi sorridenti, canterella un'aria di Chaminade che Luigi amava quando erano fidanzati mentre riordina e infiocca il piccolo corredino. Nella stessa maniera di qualche mese addietro, quando attaccava i nastri al corredo di Gilberta..., e aveva la testa piena di pensieri gai, in un giorno di ottobre...
Nell'appartamento silenzioso squilla il campanello che fa sussultare Gilberta, col volto gonfio di sonno, e i capelli in disordine.
- Non fare entrare se  una visita, mamma. Mi stanca troppo sentir parlare... Ma forse  mia suocera; aveva detto ieri a Roberto che sarebbe passata a prendere mie notizie, e mi spiace, povera mamma, anche per te, ma bisogna riceverla.
Maria si alza in fretta e senza nemmeno levarsi il grembiulino a fiori viola, senza il quale sarebbe come sperduta, va ad aprire alla signora Ravignac.
Se Maria, nei diciotto mesi passati dal matrimonio della figlia  invecchiata, Germana sembra ringiovanita. La moda di quella primavera le si addice molto: porta un vestito verde tagliato alla perfezione con la giacca che s'apre sulla camicetta di crespo tutto bianco e lascia intravedere le trine della biancheria. Un cappellino dal risvolto audace le scopre i capelli accuratamente ondulati, dai serici riflessi castano chiaro. Ha sempre la medesima aria allegra, di giovent e di vita.
Prima che Maria abbia avuto il tempo di dire una frase, Germana le  saltata al collo, gioviale e spontanea come il suo solito.
- Dunque, mia piccola Gilberta! L'abbiamo ritrovata la mammetta! Sapesse! L'aspettavano come il Messia in questa casa! Proprio, i due ragazzi non potevano pi di vederla arrivare. Dio, in che impiccio erano con questa piccola a letto, quasi malata da morire! E quel merlo di mio figlio che perdeva la testa non facendo che sciocchezze. E io non potevo davvero esser loro di grande aiuto. Sapesse come sono sensibile, non posso veder soffrire, non sono pi buona a niente. E non mi riesce proprio di cambiarmi.
Ride, accarezza il volto di Gilberta con le mani dalle unghie dipinte.
- E cos, cara signora, come ha trovato questa monella? Non tanto male, vero? Speriamo che non ci metta al mondo due gemelli, perch ce n' abbastanza di uno. Oh! poveri ragazzi, hanno proprio goduto poco il loro bel tempo!
La signora Saunier non risponde a queste parole che la irritano e prepara con cura un buon t per la signora Ravignac. Gilberta osserva a un tratto:
- E di pap che cosa succede?  uscito all'una e mezzo, il sole sta per andarsene e ancora non ritorna.  strano.
Maria da poco aveva fatta la stessa riflessione e per rassicurarsi pensava che, non conoscendo la distanza fra Montrouge e il Lussemburgo, quel ritardo era certamente normale; per il fatto che anche Gilberta, una parigina, sia inquieta le d come una stretta al cuore.
- Ma tutti possono essere in ritardo, - dice la signora Ravignac cui non piace fermarsi sulle cose noiose.
- Ieri sera ho pensato a te con rimpianto, piccola Gyl. Ero al Casino coi Delorme. Ci siamo andati per sentir cantare la... (dice il nome di una stella famosa). Che serata eccezionale, sbalorditiva. Che eleganza, che brio, avessi visto! Tutta la sala applaudiva, batteva i piedi. L'hanno chiamata alla ribalta cinque volte!
Si mette a cantarellare strofe e ritornelli di canzoni, mentre Gilberta, appoggiata a un gomito e divenuta di buon umore, si unisce alla suocera per scambiare con lei botte e risposte e accenni musicali.
Maria ascolta confusa quelle sciocchezze n divertenti n spiritose e nel suo umile buon senso provinciale, che ignora lo snobismo, si domanda come mai i Parigini, razza intelligente come poche, possano esaltarsi per simili balordaggini. Quante cose, da ieri, sconcertano la povera donna! E Luigi che non rincasa! Certo gli  successa qualche disavventura. Da domani non lo lascer pi uscire solo.
Sono le sei. Ma che gli sar accaduto? Maria  pallida per l'inquietudine che la invade, quando due trilli di campanello, il solito modo di suonare di Luigi, la fanno trasalire. Finalmente! Eccolo sano e salvo!
Sano, salvo, furibondo e snervato al tempo stesso. Non vuol pi sentire parlare di questa odiosa Parigi. Non  pi l Parigi della sua giovinezza. C' mancato poco che non restasse schiacciato al quadrivio Medici. Ha voluto andare a rivedere la sua scuola di Archivistica e s' sperduto sulla Montagne Sainte-Genevive tutta trasformata alla moderna, irriconoscibile. Un agente lo ha apostrofato in modo brusco perch attraversava fuori dei chiodi; ha le scarpe tutte polverose. Ah! basta, basta,  stanco, disgustato, ed  certo che, da solo, non metter pi piede fuori di casa.
Con l'impressionabilit dei nervosi che di ogni bruscolo fanno una trave, sia nelle cose buone che nelle cattive, riesce a dare proporzioni tragiche alla disavventura anodina. Gilberta, rovesciata sul guanciale, ride di cuore, immaginando lo spettacolo buffo di suo padre alle prese con le automobili, con gli agenti, coi chiodi. Maria per non ride.
- Ma, povero infelice, che cosa farai allora per quattro settimane se non vuoi uscire da solo? Qui nessuno ha davvero il tempo di venire a spasso con te; e se ti confini in queste stanze ti annoierai a morte.
E pensa anche senza dirglielo:
- E come mi sarai d'impaccio, amico mio! Averti sempre fra i piedi, mentre io avr tanto da fare, e cos poco tempo per occuparmi di te!
La signora Ravignac ha ascoltato in silenzio, ma con l'aria di divertirsi assai al piccolo dibattito familiare; poi, col suo solito modo impulsivo interviene:
- Non si confonda, signora Saunier. Le ho detto che non son capace di aiutarla in nulla. Ora penso che posso rendermi utile in qualcosa. Vuole che qualche pomeriggio faccia vedere Parigi a suo marito? Si sa bene come sono ingombranti gli uomini per la casa quando c' qualcuno malato.
La proposta  stata fatta alla buona, nel solito modo allegro, luminoso, che sembra togliere ogni peso a quello che Germana dice.
Luigi s'afferra subito alla possibilit di attuare i sogni del Louvre e del Salon, senza preoccupazioni, con una guida che sembra pratica delle strade e dei mezzi di trasporto...
Maria pensa che il marito, passata la prima impressione spiacevole, ceder certo alla tentazione di uscire ancora per Parigi, dal canto suo resterebbe pi tranquilla sapendolo accompagnato, perch, miope com', temerebbe sempre qualche disgrazia.
La proposta della signora Ravignac, fatta con tanta spontaneit, rende dunque un eccellente servizio, e i due Saunier si prodigano in ringraziamenti, confusi che la signora si dia tanto disturbo.
Gilberta, nel suo letto, non ha l'aria contenta. Guarda i genitori con una espressione indefinibile d'ironico compatimento, come una donna piena d'esperienza guarderebbe dei bambini ignari. Per non dice nulla...
...
Il giorno dopo, alle due, la signora Ravignac suona alla porta dei Salve dopo aver lasciata accanto al marciapiede la sua piccola automobile a due posti che lei stessa guida con grande maestria.
- Signor Saunier  pronto? Andiamo svelti a far provvista di belle notizie da raccontare stasera a queste povere recluse.
Luigi  pronto e non dissimula la sua gioia per quella gita in macchina verso i luoghi dei suoi sogni. Avanti di uscire abbraccia la sua Rir.
- Cara, penser sempre a te e ti porter delle belle cartoline... per ho quasi rimorso di andare a divertirmi mentre tu rimani a lavorare...
Lei, dalla finestra, lo guarda salire nella piccola automobile e rimane fino a che vede la sua mano salutarla prima di svoltare all'angolo della via. Nessun sospetto la sfiora, perch ha tutta la fiducia nel suo "vecchio", nella forza dei loro trent'anni di tenera unione, affettuosa e perfetta. Eppoi Luigi non  pi giovane e vicino a lei gi vecchia - si sente proprio vecchia - anche lui  invecchiato. Cos ragiona Maria, che, abituata a vederselo sempre vicino, non comprende quale vitalit e quante forze intatte possegga ancora "suo marito", Luigi, l'essere caro, unico, meraviglioso. A lei sembrerebbe un sacrilegio, nel suo tenero rispetto, considerarlo un uomo come tutti gli altri...
- Dove si va, signor Saunier? L'autista  ai suoi ordini.
Lui  indeciso; desidererebbe veder tutto subito; come i bimbi che vorrebbero portarsi via ogni giocattolo dalla vetrina.
- Andiamo! ci penso io. Quello che non arriveremo a vedere oggi, lo si vedr domani. In marcia per la Sainte-Chapelle...
Eccoli ambedue attraverso Parigi dove ondeggia come un profumo di vita nuova.
Sainte-Chapelle. Notre-Dame. Il tesoro. Luigi preferirebbe esser solo a gustare in raccoglimento le evocazioni del passato, ma non pu restare chiuso e severo dinanzi alla compagna gentile, cos divertente nel suo entusiasmo spontaneo, certe volte assurdo, ma sempre cos impetuoso e personale.
- Ma non paiono trine, queste sculture? Che sbalordimento se si pensa all'ingegno che aveva quella gente! E questa gran macchina contornata da questi po' po' di brillanti che valore potr avere? Napoleone l'ha regalata, vero?... Gi, non mi stupisce, era un tipo quello! Oh! ma quest'osso dell'arcivescovo con la pallottola rimasta dentro,  una cosa disgustante. Si pu immaginare una cosa simile? Io proprio non lo posso guardare...
Non pu guardare, ma a furia di sorrisi e di gomitate  riuscita a passare dinanzi a tutti per vedere meglio, ed esprimere tutte le sue opinioni ad alta voce, con uno spirito e un calore tali che riesce a mascherare la sua banalit.
Da prima l'incessante cicaleccio ha snervato Luigi ora pensa fra s, indulgente e divertito, che quella signora  proprio un "bel numero!". Sul sagrato, dinanzi a Notre-Dame, Germana dice:
- Io trovo che tutte queste vecchie cose sono certo interessanti e carine, ma Parigi offre ancora di meglio. Vuol salire signor Saunier, che la porto a fare un giro al Bois de Boulogne? Poi le far conoscere una elegante e buona sala da t dove lei avr il piacere di pagarmi la merenda. Siamo d'accordo?
 chiaro che Luigi sia d'accordo, per quanto stupefatto della disinvoltura con cui Germana s' invitata a merenda, non immaginando quale delle amiche della moglie, incontrandolo per via, lo potrebbe invitare ad offrirle dei dolci. Ma qui le usanze sono diverse, e, dopo tutto,  piacevole esser considerato un uomo ricco e generoso.
Champs-Elyses...
Sera radiosa di maggio. Gl'ippocastani si curvano sotto la gloria dei rosei trofei, e l'aria ha il profumo caratteristico di Parigi quando  bel tempo, un misto d'erba tenera, di verdura, di asfalto annaffiato. Dietro l'Arco del Trionfo, il sole cala in un immenso cielo verde-oro. Automobili di lusso, gente elegante che passeggia nel misterioso alone festoso, allegro, che sembra ondeggiare su tutto, abbellendo tutto.  l'incanto indicibile di Parigi a maggio.
- Eccoci arrivati.  qui che prenderemo il t.
In mezzo al verde, un padiglione con parasoli color arancio; donne vestite di chiaro, musica, tintinnare di cucchiaini sui piattelli di cristallo.  molto piacevole sedersi dinanzi a uno di quel tavolini fioriti, lasciarsi cullare da quell'insieme di lusso gradevole che qui, come lungo tutto il viale, penetra in ogni cosa...
Germana, a testa alta, sicura di s procede fra i tavolini, vestita come sempre in modo delizioso, con quella sua aria un po' provocante, le pupille che le scintillano e quel modo tutto speciale di "spostare l'aria" che richiama inconsciamente l'attenzione sul gesto suo pi minimo. Non passa certo inosservata. Alcuni uomini seduti ai tavolini si voltano con discrezione per seguirla con lo sguardo, mentre Luigi che l'accompagna, riceve anche lui il riflesso di quel trionfo; cos che, dopo trent'anni di matrimonio, scopre ora che  lusinghiero, piacevole, mostrarsi in pubblico con una bella donna che si tira dietro tanta scia di sguardi...
E mentre sale le scale dei Salve, si accorge che, nella fretta di andare al Bois, s' completamente scordato di comprare le cartoline che aveva promesse alla sua Rir.
...
Ogni sera Luigi, nella sua agenda tascabile, nota con cura come ha trascorsa la giornata a Parigi.
9 maggio - Al Louvre e al Continentale.
10 maggio - Tutto il giorno in casa cercando di aiutare un po' Rir perch la domestica se n' andata, e lei  sola a far tutto.
11 maggio - Salon, te al Ritz.
12 maggio - Passeggiatina nel quartiere; letto un po' la sera a voce alta. Rir stanca. Sonno.
13 maggio - Non sono uscito. La signora R. non era libera. Giornata lunga.
14 maggio - Merenda al Pr-Catelan; al ritorno, sosta dalla modista della signora R.
15 maggio - Nel pomeriggio, Versailles; bella giornata. La sera Maria  stanca, e io pure. Cattivo umore.
16 maggio...
La mattina del famoso sedici maggio, i Saunier appena alzati stanno ripiegando le lenzuola per nasconderle nelle federe dei guanciali, quando irrompe Roberto che, per la prima volta, senza accorgersene, chiama la suocera mamma.
- Mamma, venga! Gilberta  dalle quattro che soffre assai e credo proprio che questa volta ci siamo.
Maria si precipita dalla figlia che nel suo letto  pallida, rattrappita, e per non urlare serra i denti, ma geme a regolari intervalli.
- Svelto, svelto, babbo, scendi a telefonare al dottore, non c' tempo da perdere... - Roberto, si deve telefonare anche a vostra madre?
- La mamma? - fa Roberto che non pu a meno di ridere nonostante l'ansia del momento - sar nient'altro che una quinta ruota del carro. Ma forse  bene avvertirla perch, se no, sarebbe capace di offendersi.
Maria, dominando l'agitazione, prepara tutto il necessario togliendolo dall'armadietto-farmacia, mentre Roberto, in un angolo della camera,  accasciato e si tiene il pi lontano possibile dalla moglie non rendendosi conto se ci che sta per accadere gli fa paura o lo disgusta; forse prova tutti e due i sentimenti.
Il medico arriva con l'infermiera e d'un colpo d'occhio prende visione di quella camera minuscola e di quella gente sconvolta.
- Via tutti, non state qui a togliere l'aria - dice con categorica semplicit - non ho bisogno di nessuno. Credo non sar cosa lunga, e vi chiameremo quando ci sar il bambino. Lei, signora, vada in cucina a far bollire l'acqua, ma sopratutto non si faccia vedere da sua figlia, assolutamente; non riuscirebbe che a eccitarla e a commuoverla colla sua presenza. Su, cara, un po' di coraggio, tutto andr bene, poi  finito.
Il medico ha l'aspetto buono, paterno, rassicurante. Si toglie la giacca, indossa il camice, si disinfetta le mani. I genitori e Roberto si rifugiano nella stanza da pranzo.
E l'attesa comincia.
Dall'altra parte, dietro la parete, il gemito si fa continuo, da prima basso e corto poi sempre pi acuto, erompente ogni tanto in grida violente che colpiscono le tre sensibilit in modi differenti. Luigi, impressionabile, sensibile,  sconvolto, e avrebbe voglia di prendere il cappello e andarsene a fare un giro sul viale d'Orlans per non udire quello strazio. Ma non osa. Come potrebbe abbandonare gli altri due? Allora resta, diventa bianco, poi cereo: non potendone pi, appoggia i gomiti sulla tavola e si tura le orecchie coi pugni. Per distrarsi, si mette a recitare, cos come gli vengono, alla rinfusa, versi di Lamartine e brani di monologhi della sua giovinezza.
Roberto va avanti e indietro come una bestia in gabbia per l'anticamera, la stanza da pranzo e lo studio, con le mani sul dorso e una brutta ruga che gli attraversa la fronte. A ogni grido di Gilberta, prende gli altri due come testimoni dell'avventura che gli capita e dell'ingiusta preoccupazione che gli procura, ripetendo tra i denti senza stancarsi: - E si parla di precauzioni... si parla di precauzioni!...
Maria  accasciata sulla seggiola di cucina, e nella sua angoscia, non sa dir altro che: Dio mio! Dio mio! Ricorda, s, quanto si soffre nel mettere al mondo un bambino, ma non in quella maniera, oh! no! Questo di Gilberta deve essere un caso speciale, tenutole nascosto fino ad ora per piet. Certo Gilberta non pu resistere e alla nascita della creatura morir. La sua Gilberta, la sua ragione di vivere! la sua bimba che ha amato fino al sacrificio, fino all'irragionevolezza... fino a che punto l'ha amata, mio Dio?...
Ora  atterrita da questo pensiero, da questo rimorso che non l'abbandona pi, nonostante faccia di tutto per assopirlo. Dalla borsetta prende una vecchia corona, e, piangendo, comincia una decina.
..."Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori...
...Sulla spiaggia sonora del mare di Sorrento...
...Si parla di precauzioni... si parla di precauzioni...
E dall'altra parte della parete, sempre quei gridi, incessanti...
...Ma non  possibile tanto strazio, e certo capita una disgrazia a sua figlia. E il piccolo? Chi sa in che stato sar? Se rimanesse soffocato? Se gli schiacciassero il capino? Se rimanesse malato? Idiota? Idiota, no, idiota no, sarebbe atroce! Dove ha mai letto quel brano che le ronza in mente e che le d un fremito? "I figli saranno puniti per le colpe dei padri...". Sar forse lui la punizione, lui, il bambino che  per venire al mondo? Ma  poi certa di essere stata colpevole? Lei ha fatto del suo meglio per sbrogliare la difficile matassa. Dio mio! Dio mio!
..."E andare a mangiar gamberi
nel gabinetto particolare...".
"Ora e nell'ora della nostra morte... nell'ora della nostra morte...".
Quanti minuti sono trascorsi? Quante ore?
A un tratto, ecco un grido pi acuto e straziante degli altri, poi un gran silenzio interrotto da una specie di piccolo pigolio.
La porta si apre e appare la testa del medico imperlata di sudore.
-  finito! Una bambina enorme che ha fatto molto soffrire sua madre, - grida a pieni polmoni - e anche la mammina sta bene; non c' stato nessun incidente. Tra poco potrete venire ad abbracciarla.
 mai possibile passare in un istante dall'incubo alla pi delirante gioia? Erano disperati, chiuso ciascuno nella propria angoscia, e ora si sono abbracciati gridando, ridendo, giubilando... Maria singhiozza perdutamente, il suo pianto di gioia. Oh! come vorrebbe piangere sulla spalla di suo marito, come la mattina del matrimonio di Gilberta! Ma lui  occupato a stringere le mani al genero, ad asciugarsi gli occhiali, e non osa - oh! certo - venire ad abbracciarla, dinanzi a Roberto... Ma, infine, che significa la leggerissima ombra, dinanzi alla gioia che la invade tutta?
- Vi lascio entrare - dice il dottore - ma solamente un minuto perch  ancora molto scossa...
Maria entra nella camera della figlia in punta di piedi, col cuore gonfio di un'emozione quasi religiosa. Gilberta  supina, molto pallida, ma sorride, invasa da quel senso di sollievo che segue, di solito, un colpo rude affrontato e superato con coraggio. Accanto a lei, nella culla, vagisce un fagottino, un musetto rosso e rugoso con dei buffi capellini neri. Le mani chiuse paiono bocciuoli di fiori:  un esserino da nulla, ancora amorfo, ma lo si vede gi pieno di vita robusta.
Gilberta e la bimba sono vive, e la bimba  tutta perfetta, occhi, manine, piedini... ah! via, via, ogni rimorso, ormai, ogni timore, via! Dio non  in collera, dunque, se non ha scelta quell'occasione per punirla, e un sentimento di tranquilla sicurezza, non pi avuto dal matrimonio di Gilberta, la possiede tutta in modo delizioso, riposante. Finite da oggi le dispute con s stessa per dirsi se ha avuto ragione o torto; il passato non esiste pi e non le resta che vivere questo presente dolcissimo, perch nulla di brutto potr ormai accadere...
Una scampanellata, e la signora Ravignac compare allegra e sorridente ora che il brutto momento  passato e la preoccupazione  finita.
...
Gran lavoro nei giorni che seguono per Maria. La donna di servizio s' resa irreperibile perch, certo, non le sono andati a genio i modi precisi e autoritari della nuova padrona. Il fruttivendolo dal quale si compra la verdura niente affatto fresca, ha promesso di mandarne una, ma intanto Maria deve far tutto nella casa, rigovernare i piatti, preparare la colazione, il desinare, far la spesa nei dintorni. Accarezza la neonata e si occupa della figlia che, dopo esser stata bene i primi giorni, ora ha la febbre perch le hanno fatto andar via il latte.
- Gilberta, ma  possibile che tu non voglia allattare la bimba? - dice la madre in tono persuasivo. - Se ti stanca troppo, smetterai, ma prova almeno! Sapessi che contentezza, che orgoglio, e che legame poi ci sar fra te e la tua creatura!
Povera Maria, lei non sa che mettere avanti le questioni sentimentali perch  incapace di concepirne altre, appartenendo a quella categoria di persone squisite ma inermi, per le quali il sentimento passa sempre dinanzi a ogni raziocinio.
Gilberta s'inalbera subito:
- Ti assicuro, cara, che non c' proprio bisogno di allattare la bambina perch mi affezioni a lei: queste sono storie del buon tempo antico, e ora nessuna donna allatta i suoi bambini pur amandoli moltissimo. Prima di tutto, il latte condensato  un'alimentazione razionale che si pu dosare scientificamente. Basta guardare come son belle le fotografie dei bimbi allevati colla Nestl; eppoi non ho proprio davvero la voglia di sciuparmi il petto per il meschino piacere di proclamare: "Ho allattato mia figlia!". Sarebbe una ben stupida vanit...
Oh! sottigliezza tutta femminile che pretende di fuggire la vanit con una decisione che  dettata dalla vanit!
Maria, secondo la sua abitudine, non discute, sente che Gilberta rester irremovibile, eppoi tutti i precisi argomenti sull'"alimentazione scientifica e razionale" hanno scosso un po' il suo parere antiquato. Sottomessa alla figlia, disinfetta i poppatoi, dosa il latte condensato, fa bollire le tettarelle sempre con la paura di fare sbagli, lei che non ha mai dato il poppatoio a un bambino cos piccolo.
Fra la casa, Gilberta, la bimba e quell'incubo dei poppatoi, le giornate son piene piene e molto brevi. Ma se per lei son corte, a Luigi sembrano interminabili. I primi giorni, nel fervore della nuova dignit di nonno, s' piantato accanto alla culla, lieto di vegliare il sonno della bella neonata, di ammirarla, di cogliere nel visino dai lineamenti ancora incerti, il misterioso palinsesto dei segni essenziali della razza.
- Ti pare Maria che avr il naso di sua madre? Le dita sono come quelle di Susanna... e la linea della fronte  quella di tuo fratello morto...
Ma dopo averla ben contemplata, e quando il giuoco delle somiglianze  esaurito, non ha pi nulla da fare. Gli uomini, eccettuate poche eccezioni, non hanno n l'intuito, n l'istinto delle piccole cose. Una madre e una nonna troveranno sempre da occuparsi accanto a un neonato, per cambiarlo, regolargli la luce con la tenda, scacciare una mosca, o semplicemente ammirarlo in silenzio. Un uomo non ne sar mai capace, e il suo amore per la creaturina  un po' convenzionale, un po' letterario, anche se non si accorge che lo sia. Pi tardi, quando il bimbo comincer a sorridere, a conoscere, a giuocare, l'uomo gli si attaccher in modo sensibile e gli dispiacer di non essergli vicino. Luigi ha dunque esaurito ben presto le sue nuove gioie, e gira per l'appartamento non sapendo cosa fare. I suoi libri son rimasti a casa e i Salve ne hanno davvero pochi, perch con lo spazio tanto ristretto, non saprebbero dove metterli.  gi difficile collocare le cose indispensabili alla vita di ogni giorno! Ha letto avidamente cinque o sei romanzi che gli ha prestato il genero, roba moderna, brutale, dove la passione fisica e la ricerca di piaceri sempre nuovi rappresenta la cosa pi essenziale. Li ha detestati, ma  innegabile che certe parole sono penetrate in lui come schegge, come un sapore rovente ed acre che da anni non ricordava pi...
La signora Ravignac ogni giorno fa visita a Gilberta, ma dalla visita che considera come una necessaria cerimonia non ricava alcun piacere. Gilberta  sempre stanca, sonnacchiosa e le descrizioni di vestiti, il racconto delle serate, del teatro, pare non abbiano pi attrattiva per lei. Maria  indaffarata e si vede bene che pensa alla cucina, al poppatoio, a tutto ci che deve sbrigare, anche se risponde gentilmente alle chiacchere della sua interlocutrice: "Ah si? Davvero?..." e simili frasi che scoraggerebbero la pi vigorosa facondia.
Dinanzi a Marlne, Germana, nei primi due giorni, si  prodigata in esclamazioni ammirative e vezzeggianti: ma in verit un neonato  una cosa troppo insignificante e comincer a divertire quando si potr vestirlo, ornarlo con cappotti e abitini alla moda, ma fino a quell'epoca, non  che un tubo digerente. Un giorno, volendo mostrare dell'interesse per la nipotina, l'ha presa sulle ginocchia tutta sfasciata, mentre Maria frugava nell'armadio per prendere i panni di ricambio. Ma il momento non era stato propizio, perch il bel vestito verde s'era bagnato, disonorato da una macchia indelebile. Dopo di allora, s'era ben guardata di prenderla in braccio. Grazie tante! Mi costa troppo!
Allora Germana, quando ha messo in un vaso i fiori che ha portato, non sa proprio che fare, e passa in sala a tener compagnia a quel disoccupato di Luigi Saunier. Tutti e due son contenti di ritrovarsi in quella casa dove sono inutili a tutti e dove nessuno si cura di loro. Chiacchierano, o per meglio dire,  lei che chiacchera, mentre lui l'ascolta col piacere accresciuto dalla noia precedente.
- A proposito, senta: lei che dipinge, e che certo s'intende di colori, mi dia un consiglio per un vestito che voglio farmi.
 bravissima a far il gioco delle carte a Luigi che viene rappresentato dal re di quadri, il quale invariabilmente esce circondato da una quantit di "cuori". " S! S! Si lamenti, se ha coraggio, fortunatone, felice mortale!".
Lui ride divertito di quelle gratuite supposizioni che lo lusingano pi di quanto non voglia ammettere. Talvolta Germana lo consiglia sulle sue cravatte che sono fuori moda, sul vestito troppo scuro per la stagione. Perch non si fa una bella giacca grigia un po' attillata?
- Ma che le salta in mente, signora cara. Chiss che cosa sembrerei! Sono vecchio, ormai.
Germana col rapido sguardo da conoscitrice provetta ha esaminato la svelta, snella figura dai movimenti giovanili.
- Vecchio? Vecchio lei? - dice ridendo - Non faccia la commedia e confessi che dice cos per avere dei complimenti!
Luigi non protesta, ma il cuore gli si riempie di un sentimento che non sa spiegarsi:  come se si sentisse in possesso di una ricchezza che credeva perduta e che ad un tratto gli viene restituita.
...Nei momenti di tenerezza, quando Maria gli parla, dice sempre: "caro il mio vecchietto!".
Qualche giorno dopo, Glberta comincia a ristabilirsi e Germana arriva presto nel pomeriggio, col soprabito sportivo sul vestito chiaro.
- Buongiorno a tutti! Ah! s'incomincia a star seduta sul letto, cara Gyl. Benone! Hai sequestrato anche troppo il tuo povero pap, sempre preoccupato per te, nei giorni passati, questo caro uomo! Ma ora l'hai tenuto fin troppo al tuo servizio, saresti troppo egoista, piccola mia. Guarda che brutta cera, a star sempre chiuso qui! E con la nostalgia che ha delle vecchie pietre, se non lo rapisco io, non arriver a vedere nulla prima di partire.
Poich sembra animata da intenzioni cos caritatevoli, potrebbe offrire a Maria, sempre carica di lavoro e di pensieri, di fare un giretto, anche di un'ora, in carrozza, al sole, ma in verit Maria non desta nessun interesse nella signora Ravignac, che la considera una borghesuccia tutta casa e tanto sciocca, appartenente a quella categoria di persone di cui si occupa solo per vedere come si vestono e criticarle.
- Che bel tempo! Andiamo a Chantilly!
Che sapore questa piccola fuga, dopo la reclusione dei giorni passati!
Germana guida a pazza velocit, ebbra d'aria, libera, col volto sfavillante, indiavolato, provocatore pi del solito...
Lui non ha mai letto le Lettere di San Pietro. Se le avesse lette, dinanzi a quegli occhi fiammeggianti, fissi su di lui, carezzevoli, penserebbe alla terribile frase dell'Apostolo per "quelli che hanno gi l'adulterio negli occhi".
- Signor Luigi,  bello andar cos, vero? Non  mica sempre divertente la casa Salve! Per indennizzarla, in un certo modo, non le concedevano il permesso di mezzanotte?
E in mille maniere porta sempre il discorso sulle preoccupanti suggestioni dei sensi.
- Anch'io sa, ne avevo abbastanza di trottare tutti i santi giorni a Montrouge. Ho una fila d'appuntamenti: col parrucchiere, con la cucitrice che  brava veramente... Ora mi sta facendo...
La signora Ravignac si abbandona a descrizioni suggestive ma dosate con sapienza, perch Luigi non si scandalizzi (con quel tipo non si sa mai), insomma quel tanto che basta...
Il castello  chiuso oggi, non  giorno di visita.
- Dopo tutto - dice Germana - al Louvre o qui i quadri son sempre quadri. Andiamo verso gli stagni.
Ed eccoli nell'ebrezza della corsa e del vento. Il sottobosco avvolge i loro volti di molli profumi, il sole, le foglie, le ombre ballano in una meravigliosa vertigine. Fra i cespugli corrono animali furtivi che vanno a cercare in fondo alle forre la femmina in amore.  l'esultanza brutale e pazza della primavera nella foresta.
- Senta, signor Luigi, io trovo che l'aria buona fa venir fame. Non le pare? Non le piacerebbe il Grand-Cond?
Lui pare ipnotizzato e non risponde nulla.
A una svolta, Germana gira a sinistra ed ecco la strada nazionale col grande albergo di Chantilly, dove la macchina si ferma. Luigi sembra uscire da un sogno. Poi, con sforzo, dice:
- Mi scusi un momento, signora, vado a comprare delle cartoline per mia moglie...
- Vada, vada, marito modello, - dice lei ridendo. - Intanto io ordino... t o Porto?
- Te, e pane arrostito - dice lui un po' severo - dal momento che ha detto di morire di fame.
Quando torna, stringe nella tasca un album di cartoline, le pi belle che ha trovato, e Germana  gi seduta a un tavolino con la sigaretta accesa, e gira lo sguardo osservando le persone intorno.
- Guardi - dice d'improvviso - quel vestito di seta grigio e azzurro. A sua moglie starebbe benissimo.  tanto carina, sua moglie, peccato, per, che si vesta cos male!
Fino ad ora, lui non se n'era accorto, e tutto quello che sceglieva Rir gli sembrava perfetto. Ora rinunzia alla propria opinione dinanzi a una contraria; intimidito dal tono autoritario di quella parigina, annuisce con docilit senza avere il coraggio di difendere la moglie. Per dice a s stesso: " vero che si veste male,  proprio vero". E dal momento in cui nel suo segreto giudica colei che nella cecit deliziosa dell'amore ha sempre ammirato, il tradimento  gi cominciato nel suo cuore.
Improvvisamente:
- Torniamo a casa;  tardi.
Per tutto il tragitto  silenzioso e anche Germana parla solo quando l'automobile svolta in via d'Orlans.
- Arrivederci, signor Saunier - gli dice -. E senza rancore, anche se lei stasera  stato pochissimo simpatico, e non ne comprendo il perch.
- Non sa il perch? - pensa lui - Allora in questa passeggiata non ha messo nessuna cattiva intenzione. - Lui s' condotto in modo assurdo e complicato vedendo il male dove non c'era, e probabilmente l'ha contrariata, dopo che  stata tanto gentile di scarrozzarlo fin lass.
- I miei omaggi, signora - le dice con rispetto. - La prego di scusarmi; l'aria aperta mi aveva fatto venire un'emicrania feroce, e quando ho mal di testa, non capisco pi nulla.
Quando suona il campanello, la moglie gli viene ad aprire, ha un grembiule a pettorina sul vestito trasandato, e i capelli, perch molto fini, hanno difficolt a stare ben pettinati. Dalla crocchia semisfatta spuntano forcine di ferro che hanno lasciato scivolare ciocche ribelli. Ha il volto terreo, smunto dalla fatica.
- Oh! finalmente, vecchio mio! Hai fatto tardi, cominciavo a stare in pena. Volevo fare della marmellata per lasciare un po' di scorta ai ragazzi, ma con la cucina cos piccola  una pena mettersi a fare qualcosa. Eppoi, figurati, la bimba ha avuto male al pancino e dalle due alle tre  stato uno strillo solo; ho dovuto tenerla in braccio e spasseggiarla senza fermarmi. Poi l'ho cambiata quattordici volte, capisci? Immagina che roba! E via via ho dovuto lavare i pannolini, se no non ce n' pronti per domani. Sono sfinita stasera, non ne posso proprio pi.
Soltanto un mese addietro, Luigi avrebbe ascoltato commosso, quasi con venerazione il racconto nei suoi umili particolari, trovandovi tutta la coraggiosa abnegazione della sua Rir, sempre dedita a fatiche senza gloria che formano l'essenza dell'eroismo femminile, e il pi nobile di tutti i compiti. Quella sera si sforza di compatire, trova che quelle storie di pannicelli e di marmellate sono molto meschine e non pu fare a meno di pensare ad altre donne che passano nella vita lasciandosi dietro una piacevole scia di lusso, di ozio elegante, sempre occupate dalla manocura e dalla cucitrice, sempre intente ad abbellirsi per aumentare il proprio fascino.
- E tu, vecchio mio, hai passato almeno una bella giornata? Hai preso un po' d'aria buona? Ti sei divertito?
Ma  cos visibilmente, estremamente stanca, che nemmeno ha la forza di chiedergli dove  stato e che cosa ha visto. Gli basta che sia stato contento... ha piena fiducia in lui, eppoi  inquieta per la bimba, con quella diarrea cos improvvisa! Ci pu essere posto per altro quando ogni sorta di spettri assalgono la sua povera testa affaticata?
Il pranzo termina in venti minuti.
- Babbo, - dice Maria alzandosi - vai un po' da Gilberta e cerca di distrarla, poverina, raccontandole la tua gita. Stasera non  allegra perch Roberto  stato costretto a pranzare col socio. Io vado a letto, perch proprio proprio non ne posso pi.
Luigi va in camera della figlia, dove Marlne s' finalmente addormentata e Gilberta termina di mangiare seduta sul letto, ma non ha la sua solita espressione. Gli occhi hanno qualcosa d'inquieto, di triste, non paiono pi gli stessi.
- Allora, paparino - chiede con sforzo - ti sei divertito, hai girato molto in auto con questo bel tempo?
Egli racconta brevemente la passeggiata nel bosco, ed  imbarazzato e infelice senza sapere perch.
Gilberta parla con quella voce artefatta che si assume per dire nel pi naturale dei modi qualcosa che costa fatica:
- Senti, paparino, da che sei a Parigi, mi pare che tu non abbia pi fatto nessun acquerello. E io che ci contavo tanto per metterne qualcuno sulle pareti della mia casa! Ora che ti sei fatto un po' pratico dovresti uscir solo, e lavorare come avevi intenzione prima.
 vero. Gilberta ha ragione e gli suggerisce un'idea eccellente. No, no, con la signora Ravignac non uscir pi: ha un ricordo troppo strano, troppo ossessionante di quella passeggiata nel bosco...
Dopo tutto, dagli incubi pu liberarsi facilmente confidandosi con Maria sua, e, deciso improvvisamente, va in sala da pranzo, dove Maria, tutta raggomitolata, gi dorme in un angolo del divano.
- Senti, Rir mia - dice pi adagio che pu, mentre una mano di ferro gli stringe la gola. - Senti, Rir, ti devo dire qualcosa...
Ma lei dorme come un sasso, schiacciata dal sonno, dall'inquietudine, dalla fatica.
Forse Luigi, con tutto quel vigore giovanile che  in lui, ha avuto altre tentazioni femminili nella vita, ma la sua Rir gli  stata sempre accanto, lo ha difeso inconsapevolmente colla sua tenerezza e la fiducia che gli dimostrava. Non ha il coraggio di svegliarla vedendola tanto stanca, e cos le circostanze stesse sono contro di lui perch non faccia la confessione di cui aveva tanta paura.
E per tranquillizzarsi, si ripete: - Se non le ho detto nulla non  mia la colpa, lei dormiva...
...
L'indomani, vigilia della Pentecoste, verso le due appare Germana col medesimo soprabito che fa presagire l'intenzione di una gita lontana.
-  pronto, signor Saunier? Ho intenzione di condurla a Rambouillet, come un semplice presidente della Repubblica.
Si stupisce che Luigi sia ancora in pantofole a leggere la Revue des Deux Mondes, e che non abbia nessuna premura di uscire.
- Mi scusi, signora - dice lui raccogliendo ogni energia. - Oggi proprio non mi sento di fare una lunga passeggiata. Gilberta ieri mi ha commissionato un acquerello per la sua camera e ho intenzione di andare a dipingere nel parco di Montsouris. E per mettere a punto ci che voglio fare, credo mi ci vorranno tre o quattro giorni.
 un modo chiaro di far capire: ne ho abbastanza anche di te, ma Germana  di quelle donne che quando fa loro comodo di non capire "non capiscono", specie se il giuoco le interessa per piacere o per passione.
- Eh! ma che zelo!... - esclama ridendo. - Sua figlia non potr certo lagnarsi di lei. Sulla sua tomba potranno scrivere in piena verit: "Ottimo sposo e ottimo padre!".  un po'... come dire? un po' scemo, ma virtuoso s, oh! questo s, proprio non c' nulla da ridire! Che virt!
Luigi sente che la sua bella energia, faticosamente raccolta durante tutta la mattina, sta per dissolversi in nulla, sotto la puntura di quella imprevista ironia.
- ...Senza contare, scusi, ma bisogna che glielo dica, che lei mi giuoca un brutto tiro. Ho passato tutta la mattina a far telefonate vedendo questo bel sole per disdire un monte d'appuntamenti: il parrucchiere, la sarta... mi son presa tanta premura per... pilotarlo, e quando arrivo, buonasera! non se ne fa pi nulla perch il signore vuol dipingere degli acquerelli. Questa non  la maniera di agire verso una persona che si  sempre studiata di usarle delle cortesie.
 stata molto abile. Ha portato la questione sul terreno dell'ingratitudine e del disturbo che gliene  venuto. Luigi  un essere incapace di addolorare chichessia volontariamente; dimentica che vi sono casi in cui saper rifiutare  un imperioso dovere,  necessario togliere la linea che separa la benevolenza dalla vilt.
- Andiamo, signor Saunier. Non mi faccia mandare a monte i miei appuntamenti per nulla. Se vuole sar la nostra ultima passeggiata e da domani potr dipingere quanto le far piacere.
Queste parole bastano per farlo cedere, del resto che importanza pu avere nella sua vita? Pu bene concedersi ancora questa escursione poich ha fermamente promesso a s stesso che sar l'ultima. E s'incoraggia con l'eterno ragionare dei deboli pieni di buona volont di compiere l'azione decisiva che la vita loro richiede, ma che non sanno compierla subito e la rimandano a domani, sempre a domani.
Entra in camera di Gilberta ove la madre sta finendo di servire la colazione alla figlia.
- Arrivederci, Rir mia - dice abbracciandola. - Cerca di non stancarti come ieri. Mi ha fatto troppo pena la tua aria affaticata.
La raccomandazione  inutile, perch Marlne, proprio in quell'istante, comincia a gemere facendo capire che non riesce a digerire l'ultima poppata e che il pomeriggio non si annuncia tranquillo. Maria che si preparava ad una frase affettuosa per il marito, se ne scorda precipitandosi verso la culla e dice:
- Gilberta, sar bene chiamare il dottore, nonostante l'acqua di riso che le ho dato stamane i disturbi non cessano, e col caldo che comincia c' poco da scherzare...
Sempre le medesime ripugnanti storie che servono a dissipare immediatamente gli ultimi scrupoli di Luigi, il quale scende le scale a cuor leggero contentissimo di andare verso la bella campagna, sfuggendo al mondo ristretto e male odorante di sua moglie e di sua figlia.
Il tempo  ancora migliore del giorno innanzi, ed  pi caldo. L'auto passa prima fra caseggiati che brillano al sole coi loro tetti nuovi, poi traversa piccoli, vecchi sobborghi dalle chiese tozze, con strade tortuose, come quelle dei villaggi. Poi una verdeggiante vallata. Orsay, Gif, Chevreuse, in uno sfavillio di luce, di verde, fra brividi d'alberi nell'azzurro trionfante del cielo, profumi di erbe calde, canto di grilli innumerevoli che sembrano far vibrare luce e calore fra le loro antenne.
Rambouillet.
La cittadina  luminosa di sole; strade quiete, persiane chiuse nel beato assopimento della prima giornata estiva.
Germana ha svoltato un po' prima della citt, fermando la macchina a un'osteria, piuttosto che albergo, come ve ne sono tante nei dintorni di Parigi che offrono alle coppie pi o meno regolari un pittoresco facile e posticcio per la scampagnata di fine settimana. Pergolato dai colori vivi, rose cremisi, cespugli in fiore, una piattaforma che s'intravede sotto gli alberi del piccolo parco, un po' pi lontano, per quelli che desiderano ballare.
- Lasciamo qui la macchina, e girelliamo a piedi la si riprender tornando per la merenda.
Germana conosce l'alberghetto e vi  ben conosciuta, come dimostra il direttore nell'accoglierla. Con chi c' gi venuta? Con quali diverse compagnie?
- Non viene, signor Luigi?
Ha lasciato in macchina il soprabito sportivo e compare con un vestito giovanile, leggero, senza pretese, ma che delinea le sue forme molto sapientemente. Ben ferma sugli alti tacchi, col passo rimasto giovane grazie all'implacabile ginnastica mattutina, si dirige verso i viali del parco seguita da Luigi che sbatte le palpebre sotto il sole abbagliante.
Castello storico e noioso. Nobili viali, fughe d'acque lontane sotto alberi tremuli nella luce, statue tese in bianco gesto di richiamo sul fondo bluastro del sottobosco, solitudine quasi assoluta.  il silenzio estivo delle quattro pomeridiane interrotto ogni tanto da qualche richiamo d'uccello.
Germana sospira
- Ah! come si sta bene! Sediamoci.
Si stende tutta lunga, bocconi sull'erba calda, il mento appoggiato sulle mani. Cos sdraiata sotto il trionfante raggio solare, il suo volto, dagli occhi socchiusi, respira una volutt primitiva di creatura vicina a istinti naturali sotto una vernice che il calore sembra incrinare.
Anche Luigi si  steso sull'erba, trasalisce al contatto di quel calore quasi vivo, mentre tutto il suo essere  invaso da un fluido strano.  la stessa ipnosi di ieri nella foresta;  l'incubo che lo riafferra. Nel silenzio ronzano insetti sconosciuti. Luigi, come fa sempre quando desidera liberarsi da una idea fissa, vorrebbe recitare dei versi e cerca nella memoria qualcosa dei suoi poeti preferiti. Samain, Sully-Prudhomme. Quella che sorge dal suo subcosciente  una lirica che aveva imparato da studente e che  rimasta sepolta in lui dal peso di trent'anni di felicit senza passione; una poesia che sembra abbia la stessa voce languida e ardente di quel paesaggio assolato: "Il pomeriggio di un fauno" di Mallarm...
Silenzio. Torpore.
Germana grida a un tratto:
- Oh! sa che ore sono? Le cinque e mezzo. Appena il tempo di tornare all'albergo, far merenda e partire se si vuol essere a Parigi per il pranzo.
In fretta, attraversano il parco dove le acque dei canali si cominciano a dorare, come quelli di una citt lagunare nobile e malinconica. Germana cerca di far uscire dalla rimessa l'auto che vi aveva deposto, ma inutilmente, e ci si prova con vani sforzi a due, a tre riprese. Scende, apre il cofano, ispeziona il motore. Col viso chino verso l'interno della macchina perch il suo compagno non possa vederle il bagliore strano degli occhi dice:
- Ci capita un bel guaio! Ci deve essere un guasto nel magnete e non si pu ripartire prima che sia riparato. Spero che non sar una cosa grave, ma ci far ritardare almeno di un'ora. Lei intanto telefoni subito allo studio di Roberto perch Gilberta non stia in pensiero se torna tardi.
Luigi  seccato, ma scompare nell'atrio dell'albergo mentre Germana parla rapidamente col meccanico, colla cameriera, dando ordini precisi e categorici.
Luigi torna con l'aspetto ancora pi contrariato. Prima non  riuscito ad avere la comunicazione, e quando finalmente l'ha avuta, nessuno ha risposto, perch evidentemente Roberto aveva gi lasciato lo studio.
- Ed  per cos poco quella faccia da funerale?  bene che non abbia parlato con Roberto perch quello che gli avrebbe detto non corrisponde al vero. Il guasto  pi grave che non supponessi; c' da cambiare un pezzo, e non ci potranno dare la macchina che domattina. Si deve passare la notte qui.
- Impossibile - risponde lui sordamente. - Io stasera voglio essere a Parigi e torner col treno da solo, se lei non vuol venire.
- Lei vuole, caro amico! Ma volere non  potere, e di treni non ce ne sono pi. Mi sono informata, l'ultimo  passato da dieci minuti.
E vedendo Luigi tanto costernato non pu trattenersi dal ridergli in faccia:
- Ma via! quante storie per una cosa da nulla. Forse  la prima volta che lei dorme fuori di casa?
L'orgoglio di lui  frustato da questa domanda... certo  sciocco dare soverchia importanza a un'avventura che deve essere moneta corrente per la maggior parte degli uomini.
- Tutto sommato - dice - pericolo di morte non ne vedo in questa faccenda; mander un telegramma a mia moglie perch non stia in pena.
- Va bene, lo scriva subito, e mandiamo il facchino a spedirlo.
Con gesti precisi, accurati, Luigi mette gli occhiali, toglie di tasca il taccuino e, levato il cappuccio alla stilografica, scrive:
"In panna a Rambouillet - Sto bene torner domattina presto - Baci. Luigi".
Germana che ha letto di sopra la spalla di lui, scoppia a ridere di nuovo.
- Che uomo prodigo! Anche i baci per telegramma! Le sembrano proprio indispensabili?
Luigi, come sempre, impressionato da un'opinione espressa nettamente, riprende con docilit la penna, cancella l'ultima parola, per serbare in seguito come una straziante laceratura il ricordo di quel piccolo tradimento aggiunto a tanti altri.
Germana con la sua gioviale bonomia lo scuote:
- Su, ora bisogna far buon viso a cattiva sorte e dal momento che siamo costretti a rimanere a Rambouillet, cerchiamo di ricavare dalla situazione il miglior partito possibile. Prima di tutto propongo di fare un buon pranzetto in quest'albergo che  eccellente, poi ce ne andremo a respirare un po' d'aria fresca in giardino, dopo ci ritireremo presto nelle nostre camere per partire domattina di buon'ora. Va bene?
- Certo, signora cara, siamo perfettamente d'accordo.
Dopo il loro arrivo il cortile si  andato animando. Automobili entrano in fila indiana fermandosi dopo una molle curva; giovani signore in abito sportivo con un fox terrier dal ruvido pelame che d strattoni al guinzaglio; giovanotti che scaricano valige di cuoio dalla torpedo. Vacanza di Pentecoste: paradiso dell'amore proibito per le coppie illegali.
- Su, a tavola, mio piccolo signor Luigi!
Sotto la pergola fiorita di rose cremisi, seggono l'uno di fronte all'altra, nel lungo crepuscolo che pare non voglia mai finire. Su ogni tavola  una lampada elettrica velata di arancione che fa scintillare il mezzo cristallo dei bicchieri e il metallo argentato delle posate da pesce.  un falso lusso di chincaglieria banale, ma Luigi che non  abituato a simili apparati rimane impressionato da quella bizzarria e gli pare di essere divenuto un eroe dei romanzi che leggeva nella sua giovent e di vivere per la prima volta un episodio di alta vita.
- Che cosa si mangia? Ma no! scusi, non si offenda, lei non ne capisce nulla, e la lista la compongo io... Cameriere! Dunque prendiamo: brodo ristretto. Aragosta... s, all'americana, ma molto piccante. Del pollo alla diavola con... s,  una buona idea, con melanzane alla provenzale. Del pasticcio di fegato con insalata giapponese e delle frittelle Suzette, per che sieno bene annaffiate di rhum. Vini? Se avete del Chateau-Margaux, ma che sia veramente degno del nome, s, altrimenti non val la pena. Col pasticcio di fegato ci vuole una bottiglia di Corton, e col dolce del Pommery-Greno. Intanto cominciate col portarmi due Martin-Cocktails.
Il cameriere nemmeno sorride, abituato com' a servire, ogni sabato sera, liste di vivande incendiarie alle coppie di passaggio.
Luigi si spaventa:
- Ma, cara amica, non crede lei che questi complicati beveraggi facciano ammalare?
- Caro signor Luigi, non parli di quello che non conosce. Beva prima, poi mi sapr dire.
Egli beve d'un fiato. Brucia, il liquore, ma uno strano calore gli circola d'improvviso in tutta la persona, e si chiede per quale motivo era cos inquieto e triste poco prima se ora  leggero, giovane, pieno d'ardore e di slancio. Vale la pena di complicare la vita con sciocche ubbie, mentre essa  cos semplice, per quelli che le indulgono... La vita  buona.
 ormai notte. Il ristorante all'aria aperta  illuminato da riflettori che danno l'illusione di un poetico chiaro di luna agli innamorati. Dalla cima di un albero un alto parlante spande su coloro che mangiano un disco di Jack Hilton, tutto gridi animaleschi e strumenti strani.
La vita  bella! La vita  bella!
E com' buono il pranzo! Mai sarebbe venuto in mente a Maria di servirgli piatti come questi. Per fanno venir sete, e, per dissetarlo,  Germana che gli riempie continuamente il bicchiere di un vino peso e ardente che sembra mettere nelle vene un filtro misterioso di benessere e di volutt... come oggi nel meriggio... come ieri... E allora perch lo chiamava incubo ansioso? Ma se  una forza inebriante questa vertigine che circola in lui meravigliosa e brutale!
- Alla sua salute, Luigi - dice la donna con le labbra nella coppa spumante. - Alla mia! Alla nostra!
Gli occhi di Luigi rilucono stranamente dietro le lenti... l'adulterio  in quel luccicore.
- Se andassimo un po' a veder ballare? - propone Germana.
Lampade di tutti i colori sulla piattaforma all'aria aperta: l'altoparlante geme un tango appassionato e alcune coppie oscillano lentamente.
Luigi le osserva come allucinato, mentre Germana si  appoggiata tutta a lui.
No, non vuole, non deve... Rir... Com' lontana Rir, come gli appare opaca, scolorita nell'annebbiamento che gli danno il vino e la donna, mentre il tango continua a gemere il suo straziante lamento che lo fa trasalire.
All'improvviso Germana dice:
- Rincasiamo. Sia gentile, Luigi, vada a prendere la valigetta che tengo sempre nell'auto per ogni imprevisto, e me la porti in camera.
Luigi si avvia verso la rimessa e a momenti barcolla. Prende la valigetta. Germana  gi salita. Poi anche lui sale la scala, gradino per gradino, lentamente, perch tutto gli balla intorno. Una sola idea precisa affiora dal disordine del suo cervello: "Metter la valigia dinanzi alla porta della camera; non devo entrare, non entrer, non entrer".
Ancora uno scalino, uno ancora, ed ecco il pianerottolo.
La porta della camera  socchiusa. Germana, prima di pranzo, ha dato ordini. Nella stanza, una lampada velata lascia una semioscurit misteriosa: sul tavolino le tazze da t mandano il buon aroma che si mischia a quello violento di un mazzo di mughetti.
Il letto riluce nella penombra tutto candido, con le lenzuola rivoltate.
.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  
La notte della Pentecoste - vigilia dello Spirito Santo, - un uomo e una donna commisero il peccato della carne; coppia clandestina; una di pi fra altre numerose.
...
Il giorno appresso, alle dieci, l'auto fila nuovamente per la valle di Chevreuse, in una luce leggera che ondeggia nel cielo azzurro. Luigi tiene il viso ostinatamente rivolto verso il finestrino, ma non vede nulla, insensibile alle attrattive del paesaggio, alla grazia del verde e del cielo. Guarda altrove per non vedere la signora Ravignac e non doverle parlare.
- Luigi. Mio piccolo Luigi? Perch stai zitto? Sei in collera?
Egli s'irrigidisce per non risponderle, per non dirle che gli fa orrore.
Perch ora che la pazzia  spenta e l'ebrezza dissipata, gli fa veramente orrore. Da stamane che s' destato accanto a lei, dopo un sonno pesante, la odia, la disprezza perch a causa di lei deve disprezzare s stesso. Non ha n stima n amore per la donna che lo ha perseguitato con tenacia, desiderandolo, che l'ha reso pazzo, che lo ha spinto al tradimento. Oh! Rir...
- Allora, Luigi, mi tieni davvero il muso?
- La prego, signora, mi faccia la grazia di non parlarmi.
L'auto continua a filare... Ma che melanconia anche in questi luoghi ridenti, per lui che, del frutto proibito, non conserva ormai che un sapore disgustoso di cenere!
A mezzogiorno l'auto arriva in via Orlans. Maria e Roberto stanno per mettersi a tavola.
- Ah! finalmente! E dunque che  successo?  stato impossibile riparare la macchina? Che noia! Ma almeno avete trovato un albergo?
Nonostante il molto daffare, Maria gentilmente trattiene a colazione la signora Ravignac. Luigi  al supplizio nel vedere la moglie, la sua Rir, che serve con le proprie mani la donna che ieri le ha rubato il marito e per la quale lui l'ha tradita. In trent'anni, mai aveva conosciuto la miseria, la vergogna di una doppia vita. La sta imparando ora, in maniera assai amara.
I viaggiatori parlano poco, sembrano stanchi e seccati.  Gilberta che, dopo colazione, sola col marito, dice:
- Io credo che sia accaduto qualcosa e che mio padre e tua madre abbiano litigato, non hai visto che mutria avevano tutti e due?
- Bah! - risponde Roberto noncurante, - la mamma avr fatto delle proposte a tuo padre che l'avr mandata a quel paese. Si capisce che lei sia arrabbiata.
Quando Germana se ne va, Maria si mette al suo umile, paziente lavoro; Luigi rimane solo, e dopo un po':
- Me ne vado, - dice, - al parco Montsouris.
Il bel giardino  pieno della pacifica folla delle domeniche parigine. Famiglie borghesi, bambini, bambinaie, giovani mamme, tutta una vita ingenua che innocentemente si gode il buon sole. Che riposo in quel giardino fiorito in mezzo a tanti bimbi dopo l'incubo della carne nel quale si dibatteva ieri sera! Si lascer riprendere dalla poesia pura e semplice del suo nido e dimenticher quello che ora, per lui, non  che un brutto sogno. Spiega il giornale, n s'avvede che il tempo passa e comincia a cadere la sera rutilante e dorata carica di languore, di nostalgia, come quella del giorno prima.
...Oh, non  tanto facile dimenticare! Non  semplice riprendere la propria via quando si  stati ebri di quel liquore bruciante. Via via che il tempo scorre e la luce diventa evocatrice di ricordi; il desiderio lo riafferra, le immagini si risvegliano, gli girano attorno, ossessionanti, indimenticabili col loro fascino impuro. Disprezza la donna che gli si  data, ma si avvede che gli ha lasciato una gran sete, come quei cibi d'ieri sera che gli bruciavano la lingua ma che non poteva fare a meno di riprendere.
Torna a casa pi triste e taciturno che mai. Si odia. Nell'intima ignominia in cui si sente caduto, nemmeno osa guardare la moglie, lui che, prima, ripeteva a s stesso con tanta compiacenza: "Come sono buono e giusto! Fedele ai giuramenti di un tempo. Gli altri uomini, ingannino pure la loro moglie, io mi glorio di non aver mai tradita la mia!".
Ora non  pi n giusto, n fedele, non  che un pover'uomo che ha incontrato una donna di cui ha paura, che gli ha messo paura in se stesso, e che, nonostante tutto, desidera perdutamente...
L'indomani prende la decisione di non rivederla pi.
Mentre scende la scala, Germana gli appare dinanzi.  venuta per ritrovarlo una volta ancora, attaccata ormai alla nuova preda.
- Ah! - gli fa, ridente, civettuola. - Bell'educazione a trattarmi cos, signorino carissimo!
- Signora, mi lasci - risponde lui quasi con brutalit -  ora di finirla.
Lei gli s'avvicina, lo avviluppa con lo sguardo carezzevole che racchiude la promessa d'indicibili follie. Cos egli  ripreso, e la segue, docile, disarmato, soggiogato.
Oggi Germana non ha l'automobile e chiama un tassi chiuso ordinando:
- Alle Folies-Bergres!
Il pomeriggio lo passano seduti vicino nell'ombra di un palco, guardando sfilare provocanti figure alla luce dei proiettori.
Uscendo, dopo tre ore di vertigine sensuale, a Luigi sembra di essere pazzo. Lei lo saluta d'improvviso:
- Arrivederci, sono aspettata, me ne vado.
E senza dargli il tempo di dire una parola, salta in una vettura.
Luigi torna a casa col viso torbido; il suo aspetto  davvero strano, tanto che Gilberta, stesa sul divano, ora che comincia ad alzarsi un po', dice sorpresa vedendolo comparire:
- Ma cos'hai pap? Come hai passato il pomeriggio? Sembri malato.
Nella sua inesperienza dell'intrigo passionale, non sapeva che la menzogna ne  la conseguenza.
- Sono... stato al Louvre, al museo del Louvre, - e senza abilit dice delle sale che ha visitato, accumulando particolari inutili per giustificare come ha impiegato il tempo, facendo confusione fra le antichit greche, i preraffaelliti e le pitture del XIX secolo.
- Mio povero paparino! - ride Gilberta - che razza d'insalata! Ti confesso che non sono mai stata al Louvre, ma penso che tu debba aver fatto chi sa quanti chilometri l dentro per vedere tutte queste cose, e per questo hai l'aria cos inebetita.
- Tu impacciati degli affari tuoi.
Luigi, che ha viziata sempre la figlia, le risponde ora cos duramente e senza ragione; e questo sembra significativo per la precoce esperienza di Gilberta.
Durante la sera, e tutta la notte turbinano intorno a Luigi le immagini del variet con quelle scottanti dei suoi ricordi.
Il marted non esce; gli battono le tempie,  sfinito, febbrile. Le due, le due e mezzo, le tre, e Germana non si vede. Le tre e mezzo. Le quattro...
- Vado a fare un giretto, - dice.
Entra nel primo caff che gli capita per cercare nell'elenco telefonico il numero di Germana.
- Pronti...  lei..?.
Come trova brutto, sciocco, volgare il tono di quella voce; ed  proprio quella disprezzabile donna che lo possiede!
- Vado al Lussemburgo. Venga a raggiungermi subito, vicino al palco della musica.
Quando vi arriva, lei c' gi, e certo deve aver preso un tassi. Risente il profumo, il suo profumo che ricorda la notte di Rambouillet, e che suscita in lui orrore e follia.
Ora la guarda negli occhi, parlandole per la prima volta da padrone
- Adesso mi conduca a casa sua.
Ecco, questo lei voleva; ha vinto.
...
I giorni che seguono Luigi va al Lussemburgo e Germana lo raggiunge; poi vanno insieme a casa di lei.
Dopo, Luigi ritorna in via d'Orlans per raccontare la sua giornata, accumulando goffe menzogne puerili, dovendo nascondere la cosa essenziale che lo occupa: e gli  difficile, non essendo abituato a mentire.
...
Ora Gilberta si alza e comincia a camminare per la casa, cos Maria non ha pi da curarla come una bambina n da provvedere alle minute necessit della sua vita. Il daffare quotidiano le  diminuito assai. Anche di Marlne si occupa meno, ora che Gilberta, a poco a poco, deve fare il suo tirocinio di mamma. Per fortuna la crisi benigna d'enterite  scomparsa e la piccola ricomincia a mangiare e a dormire come una brava bambolona.
Maria, che  meno stanca, meno oppressa da tante cose, meno incalzata da incessanti preoccupazioni, torna ad accorgersi della vita che la circonda e che per quindici giorni le era sfuggita. Se la madre rientra nella calma, riappare la donna amorosa, pronta a mille inquietudini.
Siamo al gioved, durante il pranzo. Poich Gilberta stava proprio benino, Maria  potuta andare un po' a passeggio e questo l'ha riposata, le ha distesi i nervi, cos che, rincasando, le pare di vedere con gli occhi nuovi l'orizzonte familiare. Com' che non ha notato il cambiamento di suo marito che certo si sente male, con quel colore plumbeo, gli occhi cerchiati e quell'espressione triste e stanca?
- Cos'hai, babbo - gli chiede affettuosamente attraverso la tavola. - Ti senti male, caro?
La tenera domanda tocca Luigi in un punto della sua malata sensibilit. La tenera, buona sollecitudine che si rivela in quella semplice frase, accentua ancora ai suoi occhi la bruttura del tradimento, e, per reazione, risponde brusco:
- Lasciami in pace! Sono abbastanza uomo per curarmi da solo se mi sentissi male. Ma non ho nulla.
Maria tace, interdetta, sconvolta da quel tono che Luigi non ha mai usato con lei e che le ha fatto spuntare le lacrime agli occhi. Ah! non s'ingannava, dunque! Luigi ha qualcosa e non solo da oggi! E vagamente le sorgono nella memoria mille fatterelli minimi in se stessi, ma che, osservati da vicino, e messi tra loro a confronto, sono d'una eloquenza imprevista. Che strano viso aveva quando rincas luned sera! E quella incoerente corsa attraverso il Louvre? E i cambiamenti d'umore di quei giorni? Le variazioni improvvise di programma? "Non esco... S, esco"... Luigi ha certo qualcosa, si direbbe che lotti con se stesso.
Improvvisamente quello che crede sia la verit le attraversa il cervello come un lampo accecante. Germana  stata troppo gentile durante le passeggiate, e lui  rimasto contrariato e forse turbato e non sa come liberarsi di lei perch  una donna intraprendente e un po' attaccaticcia... Forse sono cattiva a pensare questo, ma  donna d'un genere cos strano!... Forse non avrei dovuto permettere quelle passeggiate... Lui, per, lo ha capito, perch, dal giorno della panna a Rambouillet, non escono pi insieme.
Tale  la sua fiducia in lui, tale  la venerazione di cui lo circonda, che nemmeno le viene in mente di andare pi lontana nelle sue ipotesi.
- Eppure dovrebbe dirmi tutto.  cos impressionabile e nervoso che si fa una montagna di una cosa da nulla, gli far capire che non  difficile allontanare la signora Germana senza che Roberto possa offendersi,... mio povero vecchio!
Ingannare una donna come Maria non  forse un doppio delitto? Donne come lei, rese credule dall'altezza di un amore sublime e che si rimprovererebbero un dubbio, come un cattivo pensiero, come una mancanza di fede nell'uomo adorato? I mariti di donne simili dovrebbero farsi un maggior impegno d'onore di non tradirle in quanto esse con la loro bonomia, con la loro fiducia cieca, sono come un nemico disarmato che  maggior vilt colpire.
L'indomani, quando Luigi rincasa, Maria non pu fare a meno di domandargli con voce un po' tremante:
- Hai fatto una bella passeggiata, caro? Queste antipatiche automobili non ti hanno disturbato troppo?
Luigi cerca di avere un tono quasi naturale per fornire un alibi. Ha visitato un'esposizione nella biblioteca Sainte-Genevive. Come sono meravigliosi quei templi del sapere e come avrebbero interessato Rir! Ha visto pezzi notevoli e tenuto in mano libri preziosi... La moglie ingannata pensa col cuore sollevato: "Dunque era solo, e quella sciocca ciarliera non era con lui! Del resto come  concepibile che potesse stare tutto un pomeriggio tranquilla in mezzo a vecchi libri?"
Ma se Maria crede, Gilberta, che  pi furba e diffidente, ha colto nel discorso certe ondulazioni, certe riprese per nulla naturali, e dice tra s:
- Pap mente: non  andato a Sainte-Genevive.
Quando, l'indomani, Maria vede il marito che sta per uscire, anche per essere del tutto tranquilla gli domanda:
- Caro, ora che Gilberta sta meglio e pu rimanere sola, vuoi che ti accompagni?
Egli ha un movimento di contrariet.
- Ma, cara Maria, perch non me lo hai detto prima? Proprio ieri ho fatto domanda alla direzione della Biblioteca Nazionale per avere accesso nel reparto dei manoscritti, e sarebbe villano da parte mia non approfittare di questa autorizzazione non facile da ottenere, dopo che me l'hanno data.
Anche questo  plausibile. Nell'andarsene dice:
- Approfitter delle giornate lunghe per buttar gi un acquerello, e volentieri ti direi di venire con me, ma sai bene che non posso lavorare se non sono solo.
Anche questo Maria lo sa bene, ed  vero.
Nei giorni seguenti, Luigi moltiplica le sue escursioni erudite e virtuose. Prima sua moglie avrebbe bevuto come acqua fresca qualunque cosa le avesse detto, ma ora ci ripensa, ci rimugina, e conclude che suo marito continua ad uscire sempre solo. Si rimprovera di vaghi dubbi...  male,  male - si dice - ma  pi forte di lei, e non ne pu fare a meno, nonostante che questa sorveglianza sull'essere che le  pi caro al mondo le riesca molto dolorosa. Ogni tanto cerca di rincuorarsi dicendo: "Ma sono fantasie, pazze fantasie che mi prendono, e la prova migliore  che stasera Luigi ha portato a casa un bell'acquerello rappresentante un angolo del giardino delle Tuileries vicinissimo alla Biblioteca nazionale. E siccome lui non pu dipingere se qualcuno gli sta vicino, questa  la prova lampante che  stato solo e si  dato pensiero per riuscire gradito alla sua Rir. La tecnica  migliore, pi accurata, differente dagli schizzi buttati gi alla brava a Vescours...". Ella  commossa di questo bel regalo e si appoggia a lui abbracciandolo.
A un tratto si scuote, ripresa dalla diffidenza:
- Che odore hai indosso?
Quel profumo sul suo colletto, sui suoi capelli non le sembra nuovo... Ma s, lo ha sentito sprigionarsi da un vestito verde, da una camicetta di crespo della Cina... S'inganna? O come vorrebbe che le dicessero che s'inganna...
Egli s' turbato impercettibilmente, battendo gli occhi dietro le lenti, ed esita prima di rispondere inventando una frottola.
-  la frizione che mi son fatta fare dal parrucchiere col "Fiore di Francia". L'adopera anche la mamma di Roberto e lo trovo molto buono.
Dopo un po' di silenzio aggiunge:
- Senti, Rir, il parrucchiere m'ha consigliato di tagliarmi la barba, che ne dici tu?
Un lampo... un turbine d'idee tumultuano nel cervello di Maria. Non  stato proprio l'altro giorno che... quella donna, a proposito di un attore, ha detto che a lei piacciono soltanto gli uomini senza barba?
Ma perch tagliarsi la barba, se l'ha sempre conosciuto e amato cos? La barba che gli da la sua caratteristica personale, la barba fuori moda, sia pure, ma tanto cara, la bella barba bionda del fidanzato, del bel Florestano... Togliersela?
Maria gli si getta incontro con una voce rauca, selvaggia, che Luigi non le ha mai udita:
-  la madre Ravignac che te l'ha messo in testa, c' la sua firma!
Poi tace, vergognosa della sua collera, gi rientrata nel suo eterno grigiore.
...Ora sono a letto, e Luigi, come ogni sera, appena steso su quel cattivo divano, piomba nel sonno, ma Maria non dorme.
E nemmeno  il demone della gelosia che s' destato in lei, ma una terribile, smisurata angoscia.  certo, i due episodi di stasera ne fanno fede, che Luigi s' lasciato influenzare da quella donna,  rimasto come soggiogato e deve avere fatto un gran sforzo per non rivederla. Ma lei sapr riafferrarlo, certo, se pure quelle donne sono forti, abili quando vogliono attrarre lo spirito di un uomo... Lo spirito... Pu pensare che un altro imperio esista, ancora pi potente? No, per lei, tutto ci che riguarda Luigi si svolge sul piano cerebrale e affettivo... Non pu essersi attaccato a quell'avventuriera frivola, sciocca, insignificante. Lui  un poeta,  fiero, delicato e la deve giudicare volgarissima. Certo deve averlo divertito, interessato, ha avuto dell'ascendente su lui se egli s' scelto lo stesso profumo, e se vorrebbe ora farsi tagliare la barba. Come sono pericolose certe donne se si pensa alla tentazione continua che rappresentano! Bisogna che lei fermi suo marito sulla china prima che scivoli nel peccato e lo salver; certo, non c' che una possibile via di salvezza, ma lo salver...  persuasa che  in tempo ancora a salvarlo, ch'egli  stato solo turbato, tentato, ma non ha ceduto. Si  abituata da sempre a dire che Luigi non l'ha mai ingannata, n l'inganner mai, e questa convinzione  per lei, ora, una gran forza vitale, e per strapparla, occorrerebbe l'evidenza del fatto compiuto.
La speranza di salvezza  una: andarsene. Fuggire. Nessuno pu impedirlo. Gilberta sta ora bene e se ha bisogno di aiuto per la casa, lo domandi alla suocera. - Si scomodi un po' anche lei, come ho fatto io, - si dice con una gioia cattiva, ripensando a quella che, nel suo grido di passione, in cui s' sfogato il rancore latente che chiudeva nel cuore aveva un po' prima chiamata: "La madre Ravignac".
Torneranno a casa, dove Luigi, nella calma familiare, ritrover le abitudini perdute, e, lontano da quella donna cattiva, da Parigi che lo ha inebriato, scorder le tentazioni, sar di nuovo tutto per lei. Saranno felici, uniti, come una volta. Con rimorso, pensa anche di averlo troppo trascurato, occupandosi solamente della piccola e di Gilberta, e di averlo spinto ad uscire come qualcuno d'ingombrante. Anche la sera non gli diceva mai nulla, stanca com'era, non una parola tenera, prima d'addormentarsi...! Che lui abbia pensato che l'amasse meno? Se si fosse attaccato a quella donna perch lei gli mancava?
Pazzie! Pazzie! Che cos' un sentimento che data da tre settimane, per quanto seducente e attraente, in paragone di trent'anni d'amore? Domani, domani saranno a casa loro e a poco a poco tutto diverr calmo come il mare dopo la tempesta.
Domani a casa? No, questa sera stessa. La luce precoce di giugno filtra attraverso le stecche delle persiane. La via comincia ad animarsi. Quando Luigi si sveglia, la moglie  gi in piedi, e, raccogliendo tutta la sua forza morale per parlargli con tranquilla autorit, gli dice:
- Alzati, andiamo a far le valige; prendiamo il treno delle 9,50.
Egli non rifiata.  soggiogato, quasi paralizzato, come sempre, da una volont pi forte della sua; docilmente comincia a raccogliere i vestiti e a piegarli nella valigia, nel mentre che Maria, coll'eroismo dell'umile dovere quotidiano che non cessa nemmeno nelle ore di crisi cattiva,  in cucina a scaldare la colazione per Gilberta e il poppatoio della bimba. Quando entra col vassoio, Gilberta getta un grido dinanzi al volto devastato della mamma su cui le angosce notturne hanno lasciato segni ben visibili.
- Mamma che hai? Che  successo?
Maria china la testa, quasi vergognosa di quello che sta per dire:
- Perdonami, bambina mia; ti scongiuro, non cercare di capire. Si parte, si torna a casa stamattina.
Gilberta attira a s la mamma baciandola con una tenerezza insolita in lei, e dice soltanto:
- Hai ragione...
Tre ore dopo i Saunier sono in treno, verso casa loro.

 7.
I Saunier son tornati a casa. Maria riprende con gran piacere e sollievo le vecchie abitudini che le attenuano il dispiacere di essere lontana da Gilberta e dalla bimba. Ritrova la grande camera, l'onesto letto che osa confessare di essere un letto e non si camuffa il giorno da divano ingannatore, e il vasto armadio dove pu finalmente attaccare i suoi vestiti... Ritrova il servizio regolare di Melania, i pasti tranquilli senza necessit di correre in cucina tra un piatto e l'altro.
...San Vincenzo dove ogni volto le  noto, dove non si sente sperduta, spaesata come laggi... le strade quiete il cui silenzio la stupisce gradevolmente dopo l'assordante fracasso degli autobus...; tutta la sua buona vita regolata, saggia, in cui le agitazioni si calmano, e sotto la dolce cenere quotidiana si canceller presto il non lieto ricordo parigino.
Con l'ingenua diplomazia di un cuore che ama, si sforza di riprendere il marito nella rete familiare delle piccole attenzioni e delle gioie, perch si cancelli in lui, senza soverchia pena, quello che laggi ha potuto tentarlo. Vorrebbe che il suo Luigi non dovesse nemmeno lottare, perch chi s'accanisce in una idea non fa che approfondirla; vorrebbe riprendere il suo Luigi con tutta la forza del passato senza che occorrano discussioni. Ogni giorno cambia i fiori nel vaso di maiolica sullo scrittoio del marito; modesti fiori poco profumati, ma scelti con cura amorosa; ogni giorno gli prepara un piatto di suo gusto, perch Luigi, come la maggior parte dei nervosi,  sensibile alla buona cucina. Ha preso l'abitudine di cambiarsi vestito per il pranzo e fa il sacrificio, dopo, di non lavorare perch a lui sembra che non lo ascolti abbastanza se la sua attenzione  occupata ad altro; cos la vita di Luigi  avvolta di umile, previggente tenerezza che fa poche chiacchere ma che impiega ogni forza a tessere la felicit quotidiana fatta di cose minime, con attenzione costante, tutte cose che i romanzieri disdegnano per le passioni violente e tragiche, ma che sono invece la forma pi commovente, pi perfetta dell'amore.
Luigi, per, nonostante l'atmosfera tranquilla, non  sereno. Sperava che, una volta tornato a casa, ripreso dal passato, dal vecchio ambiente, avrebbe superata la passione, ma non aveva previsto che, per un essere della sua sensibilit, e della sua delicatezza sarebbe stato un supplizio il confronto continuo tra l'uomo del tempo passato e quello ch'egli si sente divenuto ora. Nella sua casa, dove ogni particolare, ogni mobile, ogni gesto famigliare suscita ricordi, tutto gli rimprovera: - Che hai fatto del tuo passato? Che hai fatto del tuo fedele amore di una volta? Perfino le attenzioni della moglie, che cerca pietosa di guarirlo, esasperano la sua ferita, e tanto pi lei si mostra dolce, pi lui si detesta per averla tradita.  come un vaso che abbia nel fondo un residuo di liquido corrotto che guasta ci che vi si versa dopo. La dolcezza di Maria non pu pi dargli la tranquillit, gli aggrava anzi la febbre interna per cui si sente divorare l'anima... specie in certe ore, quando gli sembra, con un fremito di disgusto, di desiderare ancora quella donna. Questo per avviene di rado, perch la lontananza ha dissipato in fretta l'ebbrezza dei sensi in cui Germana sapeva tenere l'uomo ancora giovane e robusto, ma tuttavia portato per temperamento, per gusto, per la stessa professione, pi alle gioie dello spirito, alle emozioni del cuore, che alle soddisfazioni sensuali. Svanito l'incanto e spenta la brutalit della passione, egli si domanda con stupore e melanconia come ha potuto abbandonarsi in quel turbine di volutt e di menzogna, in quel tradimento che rovinava di colpo trent'anni di fiducia, di fedelt. E per chi poi? Per una Germana Ravignac, per una donna senza intelligenza, senza distinzione, senza delicatezza, una donna che  l'antitesi stessa di ogni suo gusto, una donna che, sotto un aspetto di decorosa mondanit, non  che un animale da piacere che passa di capriccio in capriccio, di amante in amante. Egli comprende di non essere stato che l'avventura di genere nuovo che allettava la sensualit stanca di lei; ricorda come nell'albergo, a Rambouillet, ella era stata ben ricevuta perch evidentemente vi era gi andata con altri, forse con molti altri.  in tale stato di tristezza e di delusione, che a questo pensiero non  nemmeno afferrato dalla gelosia fisica, solo pensa con indicibile scoramento: "Ed  per una creatura simile che ho tradita la mia Rir!".
Ah! che almeno sua moglie non lo sappia mai! Perch lui non ha mai cessato di volerle bene, nemmeno a Parigi nei giorni della passione torbida. Ma ora, vedendola cos premurosa, gentile, intenta con ogni sforzo a consolarlo di un dolore che ignora e del quale nulla vuole sapere, - altro non sa che lui  infelice, - ora sente come sciogliersi il cuore per lei in una tenerezza infinita, accresciuta dal rimorso. Oh! che non sappia mai! Che la sua vita rimanga ignara e fidente. Col peso di questo segreto egli soffrir mille torture, lo sa bene, mentre prima era abituato a dirle tutto, tutto, ed era cos dolce non aver nulla di nascosto fra loro due. Ma egli non vuole farla soffrire, lotter continuando a tacere, a fingere...
Miseria! Miseria! E sempre tace, raccogliendo tutta la debole volont purch la pace di Maria sia risparmiata, ora che altro non pu fare per lei, e dissimula male, cercando di vivere come prima, con un segreto orrore, e si sente rodere dentro quando dice alla moglie tenere parole, quando vuole scherzare con voce falsa, pi triste delle lacrime stesse. Pazienza, s'abituer, e il tempo  un gran farmaco, l'essenziale  resistere per un mese o due, resistere con energia e forza d'animo.
L'energia volitiva di Luigi, poveretto!
Una sera rincasa pi tetro e di cattivo umore del solito.  l'anniversario del loro fidanzamento; ha comprato dei fiori e un libro per non omettere nessuno degli atti tradizionali. Arriva in anticipo, snervato per la commedia che dovr rappresentare, col cuore in tumulto, addolorato, rivedendo a ritroso i tranquilli altri anniversari, con la ricchezza di sentimento che tutti e due avevano conservato con ogni cura, il tesoro raro e prezioso che ha stupidamente sciupato.
Quando entra nella sala da pranzo, Maria mette sulla credenza la famosa crema con gli amaretti nella coppa di cristallo, la stessa che, ad ogni anniversario, sembra portare nel suo profumo di liquore e di mandorle tutta l'onesta poesia del loro romanzo distrutto...
Maria s' messa una bella camicetta viola che le dona, la ringiovanisce e fa sembrare pi biondo il grigiore dei fini capelli. Ha scelto quel colore, non per abbellirsi, ma per un'ingenua preoccupazione di rallegrare gli occhi del suo caro acquarellista, con un tono felice, anche se gli sacrifica il suo gusto personale.
- Buon anniversario, mio caro - gli dice con l'intonazione che ora ha spesso, un po' contenuta - ancora trent'anni come questi, vero? Per volersi tanto bene, per la felicit di tutti e due... - Egli bacia la pura fronte che si protende verso di lui, ma ha una morsa alla gola che gl'impedisce di parlare.
- Vieni a vedere la sorpresa che ti ho preparata nella nostra camera - continua lei - ho voluto metterla a posto prima, perch tu veda subito come sta bene.
Egli la segue col cuore gonfio.
Sul muro c' una cornice nuova, in legno di quercia, scelta con gusto, che contiene... Luigi batte gli occhi sperando di essersi sbagliato, e trema... Ma no, non s' sbagliato, la cornice racchiude il famoso acquerello delle Tuileries, lo schizzo anonimo comprato da un mercante della via Rivoli, ch'egli ha avuto la sfacciataggine di firmare. Maria l'aveva trovato bello, e per fargli piacere l'aveva messo in cornice, forse anche per provargli la sua fiducia e per fargli capire che non aveva pi paura di Parigi.
Al vedere l'acquerello, comprato in una sera di follia per crearsi un alibi, cos accolto dalla tenera fantasia della moglie come pegno d'amore, al vedere il testimone dell'adulterio, della menzogna nella loro stanza da letto piena dei loro ricordi pi sacri, un'ondata di disperazione afferra d'improvviso Luigi. Scordandosi le promesse di tacere e ogni precauzione perch Maria non sappia mai... grida con voce da demente:
- Gettalo via, gettalo via! Sono un miserabile!...
Lei  restata impietrita, terrificata da quell'urlo, ma non comprende ancora. Crede che Luigi sia malato, n suppone che l'ora della confessione tremenda sta per suonare, e che Luigi cede finalmente al bisogno, vecchio come il mondo, di gridare forte la propria colpa il cui segreto gli tiene il cuore in un incubo spaventoso.
- Sono un miserabile, un miserabile, - continua lui, gridando con voce rotta dai singhiozzi. - Ho mentito, l'acquerello non l'ho fatto io, l'ho comprato perch tu non sospettassi, quel giorno, che ero uscito con Germana. Ti ho mentito quella volta come tutte le altre; per quindici giorni  stata la mia amante. Ero pazzo, pazzo. Non l'ho amata, oh, no! ma  stato pi forte di me. Ti giuro che non l'ho mai amata, te lo giuro, ero pazzo, ero pazzo...
Maria ora ha capito e, appoggiata al muro, con le braccia penzoloni, lo guarda con gli occhi dilatati. Lui che, nell'accusarsi, ha provato una specie di volutt selvaggia, ora, dallo sbigottimento di lei, misura la portata della confessione e cerca di attenuarla.
- Rir, mia Rir, amore mio, parlami, te ne scongiuro, parlami...
Lei  sempre immobile, pietrificata.
- Ascoltami, Rir, cerca di capirmi... sono un miserabile, vedi, me lo dico io stesso... ma non ho mai amato che te, lo giuro; sempre tu sola, nel mio cuore, l'unica; l'altra... ma si possono amare quelle donne? Si pu avere per loro un sentimento qualsiasi?  stata... ma come potr farti comprendere quella pazzia improvvisa?
Si torce le mani nell'impotenza tragica di spiegare a sua moglie l'abisso che esiste fra l'amore per lei e lo strazio passionale che lo ha fatto cedere a una Germana Ravignac: a una donna pura, alla propria donna  impossibile spiegare simili vergognosi misteri quando la si rispetta, la si venera. Maria non pu capire, non pu afferrare la differenza. L'ha ingannata, l'ha tradita, le ha mentito, ecco tutto, e lei non vede, non pu comprendere altro.
- Rir mia, ti giuro dinanzi al ritratto della nostra povera Susanna che tutto  finito ormai; che ho avuto per lei, sempre, un gran disprezzo... Rir, guardami, perdonami, dimmi che mi perdoni... che mi perdonerai se non subito, un po' pi tardi, almeno un po' pi tardi...
Le si avvicina umile, sta per cingerle il collo con un braccio, ma lei scatta come se fosse per toccarla un ferro arroventato.
- Non mi toccare, non mi toccare! Lasciami! Mai ti perdoner, mai potr scordare quello che mi hai detto. Tutto hai distrutto, tutta la fede che avevo in te!  finita,  finita, vattene, mi fai orrore...
Egli esce barcollando dalla stanza come fosse briaco, e lei rimane sola.
 finito,  proprio tutto finito; trent'anni d'amore annientati d'un colpo. Venerazione, confidenza, fede, pi nulla rimane. Spazi vuoti, abissi spalancati. E domani? E poi...? Com' possibile che ci sia un poi un domani, dopo che la vita della propria vita e il cuore del proprio cuore sono stati fulminati? E nell'anniversario del loro fidanzamento! Oh! la fanciulla di allora che portava la sua tenerezza nuova come un mazzo di fiori! Il mazzo lo aveva conservato a furia d'amore, e gli anni, passando, ne aumentavano il profumo. Ora non c' pi nulla! Tutto rovinato, devastato, distrutto!
Accasciata ai piedi del letto Maria nasconde il viso nelle coperte per soffocare i singhiozzi che somigliano a grida. Le sembra che da una ferita aperta se ne vada come sangue vivo la sua anima di prima, e che, quando avr finito di gemere, avr perduta la sua anima per sempre, l'anima tenera e giovane che credeva in suo marito e nella bont della vita.
La sera cade lentamente; dalla finestra semiaperta, come ogni estate, si sentono nell'aria le note sperdute e intermittenti dei soldati che l nel prato fanno le prove della banda. Belle sere nel passato quando si passeggiava con le bimbe, oppure loro due soli a braccetto. Belle letture fatte a voce alta sul finire del giorno. E sogni, davanti alla finestra, guardando spuntare le stelle.
Ora  proprio tutto finito.
...
I giorni passano.
Per gli estranei, la coppia Saunier ha tutta l'apparenza della perfetta unione. Lottare giocando d'astuzia, macerarsi il cuore in commedie crudeli, ma che almeno la gente non sappia... Il dolore, sempre duro da sopportarsi, in provincia diviene crudele perch non ha la libert di manifestarsi, perch bisogna tenerlo chiuso dentro, anche a costo di morire.
Si vedono i Saunier andare insieme alla messa delle undici; Maria che va a prendere il marito fino alla porta dell'archivio, e Luigi che va ad aspettare lei all'uscita di una riunione di beneficenza.  sempre la medesima coppia carina che suscita, a seconda di chi l'osserva, sorridente commozione bonaria o invidia, e spesso essi esagerano le manifestazioni esterne del perfetto accordo per il timore di tradire il loro segreto...
Ma tutto  davvero finito.
Nei primi giorni, passato l'orrore della rivelazione, Luigi ha cercato di riconquistare la moglie con umilt e tenerezza, ma ha dovuto accorgersi che le sue attenzioni la ferivano maggiormente. Per tutta la vita non potr scordare come l'ha vista con deliberata freddezza gettare nel cestino della carta dei fiori che le aveva portato, e un altro giorno, quando l'ha chiamata "Rir mia", sobbalzare come se una mano inabile le avesse toccato una ferita aperta:
- Oh! di grazia - aveva detto, - serba i teneri nomi per la signora Ravignac!
A Luigi vengono le lacrime agli occhi; comprende che sua moglie non pu sopportarlo e tutto ci che dice e fa, la esaspera.  giusto, e china il capo, cosciente di essersi meritato il castigo, soffrendo molto perch ha tanto bisogno di lei come prima, lui cos nervoso che desidera dolcezza e armonia. Il vivere nella casa devastata; il ripetersi sempre che  stato lui a rovinarla, a creare tanta infelicit,  cosa, a volte, che gli sembra superiore alla propria forza. Si sente invecchiare, diviene curvo e la bella barba color albero autunnale, presto sar tutta bianca.
Anche Maria invecchia; quell'aria di tenerezza, di serenit che le conservava l'espressione quasi di fanciulla, si  trasformata in una rigida melanconia: lo strappo di ogni sua illusione le ha troppo rudemente scossa l'anima; le pare di essere divenuta insensibile a tutto come fosse ferita a morte. Ora soltanto si avvede dei piccoli difetti, di certi lati ridicoli di suo marito, mai notati prima, nascosti ai suoi occhi dall'amore, dall'ammirazione, ma che al presente la esasperano.
 divenuta suscettibile quasi all'improvviso e molte volte al giorno si ripete con amara ironia:
- Bisogna proprio che mi sia divenuto indifferente, per vederlo cos...
Indifferente? Povera Maria! Che cos' altro se non una forma d'amore quel suo soffrire che non la fa dimenticare?
L'estate  interminabile, ma per fortuna, avendo Luigi prese le sue ferie in primavera, non hanno la tortura di ritrovarsi soli a Vescours, perch Maria sente che non potrebbe sopportarlo. Si vedono negli intervalli di lavoro di Luigi e si scambiano forse dieci parole. Lui  fisso nel sentimento paralizzante della propria caduta, lei nella rigidit del proprio rancore. Oh! i loro pranzi di un tempo - un tempo che risale appena a tre mesi addietro, durante i quali, con tanto affetto, si scambiavano progetti, preoccupazioni, speranze. Ora  finito, e la ruota del tempo non gira certo a ritroso, per il loro irreparabile male. Fra sei mesi, fra un anno, fra dieci anni...
Maria trascina la propria vita che le sembra tanto vuota perch altro non ha saputo che amare. Fa visita alle amiche, ma nessuna pu far nulla per il suo dolore nascosto, e ne ritorna sfinita da una strana irritazione, poi si mette a passeggiare per stancarsi, perch la fatica fisica le tolga di dosso l'oppressione che la logora: ma inutilmente percorre le strade sotto l'estate torrida che ha inaridito ogni cespo. "Come una terra senz'acqua". Dove ha letto questo? Anche la sua anima  un terreno senz'acqua, la sua anima disseccata, morta. Prima di rientrare a casa, si ferma ogni giorno in San Vincenzo, bisognosa di vita interiore, tormentata com' in quella zona arida e buia in cui deve muoversi. Riprende gli esercizi di piet di quando era in collegio, ma che allora faceva senza comprenderne il vero scopo di arricchimento spirituale. Li aveva abbandonati, giovane sposa, perch l'abitudine priva di senso l'aveva annoiata. Li riprende ora, dopo che il dolore ha affinata la sua anima e vi ha scorta improvvisamente una necessit mai intravista nel passato. Vorrebbe dare a Dio l'amore che non vorrebbe pi dare a Luigi mentre aspira a un po' d'amore sensibile, come il terreno screpolato dalla calura aspira al beneficio dell'acquazzone.
Ma Dio non risponde.
E i due Saunier continuano la loro strada senza orizzonte trascinando ciascuno la propria pena.
...
Ora che l'estate sta per finire, la vita sociale rallentata per tre mesi riprende, e bisogner ricominciare pure la commedia pesa di ogni minuto. La fiera di beneficenza a San Vincenzo, le visite per l'anno nuovo. Ne avr la forza? - si domanda Maria.
Avanti! Ogni giorno porta la sua croce.
Una mattina ai primi di ottobre. Luigi  gi andato all'Archivio e Maria sta verificando le provviste nell'armadio di cucina prima di mandare Melania a far la spesa. Una scampanellata risuona nell'appartamento.  il fattorino telegrafico. A Parigi, se il capo di famiglia  "negli affari", quei fogli di carta turchina hanno perso ogni significato tragico, ogni importanza, ma nelle calme case di provincia appaiono sempre come un importuno, inquietante messaggero di cattive notizie.
"Prego la mamma di venire subito.
Gilberta".
 una chiamata di soccorso, certo, ma nessuna spiegazione! Quale disgrazia sar? Gilberta malata? La bimba morta? Una sciagura capitata a Roberto?
Sulla scrivania di Luigi Maria cerca febbrilmente l'orario e lo sfoglia consultando le varie colonne... Ecco la pagina 57... ecco. Ventimiglia, Marsiglia, Lione, Digione, Parigi. Ecco... C' un treno che arriva a Parigi alle 14,50, chi sa che non arrivi a prenderlo, fra quaranta minuti passer. S, bisogna prenderlo. Non porta che la seconda e la prima. Pazienza. Vale la pena di fare economie per abbellire la casa e andare ai concerti? Che le importa ora avere la casa piacevole e ascoltare della musica con Luigi?
Con gesti che l'agitazione rendono maldestri getta un po' di biancheria alla rinfusa in una valigia, e fruga nell'armadio per trovare, sotto una pila di lenzuola, un portafogli dove ha nascosto seicento quaranta lire di economie. Le basteranno? Che Iddio provveda!
E Luigi...? Non sa ancora nulla, ma certo non ha tempo di salutarlo prima di partire... cos riflette istintivamente la Maria di una volta, quella che era tutto amore, ma la Maria di oggi, resa implacabile dalla delusione, reprime sdegnosamente l'assurdo pensiero e dice fra s con gioia cattiva:
- Peggio per lui, cos capir cosa vuol dire, com' piacevole, essere abbandonati.
Mette il telegramma bene in vista sulla tavola nella sala da pranzo senza aggiungervi una parola sola di spiegazione, di saluto. Si mette il cappotto, il cappello, i primi che le capitano nell'armadio dei vestiti, e pensa con un brivido: "Questi non li metter pi, certo, oh! certo; al ritorno sar in lutto. Ma per quale dei tre?" Lascia la casa quasi correndo, seguita da Melania con la valigia, fissa in un solo pensiero: prendere il treno ad ogni costo... poi la fantasia comincer a torturarla.
Ha preso il biglietto, ha attraversato il sottopassaggio come in sogno; in un brutto sogno quando pare che una forza invisibile ci sia attaccata ai piedi impedendoci di camminare... poi si abbatte su un sedile!  arrivata in tempo! E per sei ore, non avr altro da fare che rodersi l'anima coi pensieri pi assurdi ripetendosi, scandita al ritmo del treno, questa frase: - Quale dei tre trover morto? Quale dei tre?
A poco a poco subentra in lei la certezza che la disgrazia sia capitata alla bambina... E ancora non  stata battezzata! Non pensava, anche prima che nascesse, che la creatura avrebbe portato il peso del peccato dei genitori e che lei, Maria, sarebbe stata gastigata attraverso la bimba per aver dato il consenso al matrimonio di Gilberta? Eppure da tre mesi ne ha provato del dolore, e si potrebbe davvero considerare punita! Ma il tradimento del marito, per lei,  stato un dolore indipendente da tutto il resto, senza rapporto alcuno con l'altro dolore pieno di rimorsi rappresentato dal matrimonio della figlia. Non riflette che il secondo di questi dolori  stato, probabilmente, la logica conseguenza dell'altro.
...
Nelle prime ore del pomeriggio, scende alla stazione di Lione. In treno aveva preso due panini a una fermata, ma aveva mangiato senza appetito, triste, angosciatissima. Nessuno  ad aspettarla all'uscita, ma non c' da commuoversi per questa inezia; la non molta energia che ha ancora dovr serbarla per fra poco... Con molta calma prende la sua valigia, esce dalla stazione e monta in un automobile che di nuovo la lancia nel turbine delle vie di Parigi... Parigi! Tutta sconvolta dal rancore verso la maledetta citt contro la quale non ha saputo difendersi e che le ha rubato il marito, guarda passare le case nella luce che non  pi la medesima, ma  grigia, avara, con nuvole che vanno nel cielo basso. Gli alberi dei viali perdono sotto il vento crudo le foglie accartocciate. Com'erano verdi e tutti gonfi di gemme gli alberi quando era venuta l'altra volta; anche il suo cuore s' appassito fra la primavera e l'autunno, ma esso non rinverdir pi.
L'automobile si ferma dinanzi alla grande casa bianca dei Salve. Al rivedere la facciata, dietro la quale s' svolto, senza che ella lo intuisse, il dramma della sua vita,  sopraffatta da un'onda di dolore.  l, in quella casa banale, che Luigi rientrava la sera con la mente ossessionata dall'altra,  l, davanti a quella porta, che Germana lo aspettava per fissare i loro appuntamenti. Disgusto e nausea le salgono dal cuore come il giorno della rivelazione.
- Taci, - dice al suo cuore - taci, non abbiamo fatto questo viaggio per incontrarci col nostro dramma, ma per Gilberta e per quello che ci aspetta dietro la porta chiusa.
Raccogliendo tutto il suo coraggio, suona il campanello.
Gilberta viene ad aprire con in braccio Marlne, ben viva, punto ammalata, vestita con cura. La piccina cinguetta, ride e par che scoppi di salute. Loro due son vive, floride, grazie a Dio, per il momento non domanda altro... vuol dire che il malato  Roberto, il quale passa in seconda linea nelle sue preoccupazioni. E felice della realt, tende le braccia versa la figliuola e la bimba.
- Tu, mamma? O come hai fatto per essere gi qui se ieri sera tardi ho spedito il telegramma?
Gilberta non ha ancora compreso, dunque, che per amor suo la mamma  capace di tutto e che quell'amore materno  vasto come l'infinito?
- Insomma sei qui, mamma, e questo  l'importante. Togliti il cappello. Hai mangiato, almeno?
Gilberta mette la bimba nella culla e va a scaldare del caff e latte.
In questo tempo Maria s' ripresa dall'emozione. Ha visto che in camera il letto  vuoto e che nemmeno Roberto, dunque,  ammalato. Perch allora il telegramma per farla venire con tanta ansia?
Gilberta, con l'aspetto calmo e naturale, le porta una tazza fumante, ma gli occhi della madre vedono nel bel volto un po' inespressivo qualcosa di cambiato, qualcosa di duro, di quasi cattivo, un'aria che lo invecchia. Mangia in silenzio aspettando la spiegazione che non viene, poi, ansiosa, dice:
- Gilberta, non ho esitato un istante a venire poich ho sentito che avevi bisogno di me. Son felice che nessuno di voi sia malato. Ma che succede? Ti confesso che non capisco niente. Che vuoi da me? Perch tutta questa urgenza?
- Quello che voglio da te? - risponde nettamente la figlia - Che ti porti via la bimba e te la tenga. Non posso pi occuparmi di lei perch bisogna che mi guadagni la vita. Io e Roberto ci separiamo.
Silenzio. Maria, un'altra volta nella sua vita, ha come l'impressione di essere fulminata.
- Gilberta, figlia mia, ma non  possibile, dimmi che ho capito male!
- No, povera mammina, hai capito benissimo, non voglio pi rimanere con Roberto,  un uomo disgustoso, e nient'altro...
Eppoi prorompe:
- Un vero uomo disgustoso, che durante gli ultimi mesi non ha fatto che ingannarmi, perch, aspettando la bambina, non potevo far pi nulla per il piacere del signore... E con una mia amica, naturalmente. Come succede sempre, del resto. E sai. Non  punto impressionato, e continua a fare il comodaccio suo. Era da prevedersi! Basta conoscere cos' stata la sua vita, e chi ha bevuto berr. Si era abbastanza divertito fin dal tempo della prima moglie per non perdere le buone abitudini. La sentenza di divorzio a suo vantaggio? Una frottola perch l'uno valeva l'altra.
La povera madre balbetta spaventata:
- Ma Gilberta, ne sei certa? Non ti sarai messa in mente delle idee? Si pu facilmente sbagliarsi, sai bene...
- Delle idee? Ah! Santa Maria Saunier! - sbotta Gilberta con un riso amaro. - Guarda, guarda!
Dalla piccola scrivania della camera ha tratto un pacchetto di lettere che vi aveva chiuse a chiave, e continua a denti stretti:
- Sospetti ho cominciato ad averne fin dalla nascita della bambina, perch tre o quattro pranzi d'affari alla settimana mi parevano troppi, e i pranzi d'affari, si sa, sono la scusa classica. Ieri quell'idiota mi prega di aggiustargli le fodera della giacca e lascia il portafogli nella tasca interna. Non ho esitato un minuto ad aprirlo e ho fatto bene perch  servito ad istruirmi. Prendi, leggi, leggi, mamma, e vedrai se sono idee...
Col dito che le trema sottolinea una riga: " un anniversario, mio caro; sono da sei mesi la tua bambola d'amore". Capisci? come chiamava me durante il fidanzamento; non sperpera fosforo per trovare nomi nuovi il signorino... e avevo fatto di tutto per conservarmelo; s, di tutto...
Ora  come assorta, gli occhi fissi nel vuoto.
Maria la scuote cercando, senza che la figlia lo sospetti, di ispirarsi all'amara lezione della sua propria vita, e le dice che forse tutto non  perduto, che sia paziente, che  un capriccio, che l'ama e torner...
Gilberta ha un riso lacerante.
- Torner a me? Mia cara mamma, ma  gi tornato,  sempre ritornato a me, ed  questo che mi fa orrore. Pensa! La sera mi prendeva fra le braccia e il pomeriggio aveva fatto lo stesso con l'altra donna! Belle parole, carezze, tutto quello che mi pareva cos meraviglioso, stupida che ero! E tu vorresti che gli perdonassi questo? Ah no, grazie, non mangio nel piatto degli altri. Anche lui non riesce a capire come non gli possa perdonare quello che chiama "una stupidaggine", "una bagattella!" e tra una settimana ricomincerebbe di nuovo. Due donne alla volta, capisci? Gli uomini son tutti dei bei porci, e del resto anche tu lo sai.
La frase gettata l in modo quasi aggressivo fa trasalire Maria, mentre Gilberta continua:
- E s che tu... povera mamma, non ti arrabbiare... sei stata sempre cos modesta, che mia suocera ha avuto buon gioco, ma io!...
Dunque Gilberta sa quello che Maria aveva sperato di tener segreto, e nel suo disprezzo certo accomuna padre e marito. Allora la madre, trascinata da un impulso di cui non  padrona, grida con ferma dignit mentre la figlia la guarda stupita:
- Taci, Gilberta, non sai quello che ti dici. - Non oserai paragonare Roberto che ti ha ingannata mentre aspettavi la bimba, che per mesi ha continuato a fingere, che non ha alcun rimorso, a tuo padre, cui una intrigante ha fatto perdere la testa e che ha scontato con tanto dispiacere, con tanto pentimento la follia di pochi giorni...
Maria, che voleva calmare la figlia, le ha pi che mai accusato il marito per meglio difendere Luigi. E come l'ha difeso! Le parole le sono sgorgate dall'anima, ed  certo stato per dovere materno, per cancellare in Gilberta un'immagine spregevole del padre che deve rispettare.
Gilberta, dopo lo scoppio di gelosa passione in cui ha svelato la sua profonda natura, si  gi ripresa;  tornata la Gilberta che ragiona, calcola, parla secco e preciso.
- Infine, - dice - che pap sia o non sia una figura sporca come mio marito,  cosa che riguarda te sola. Per me so quello che Roberto mi ha fatto, e non lo tollero, e riprendo la mia libert.
- No, Gilberta, non lo farai, non puoi spezzare la famiglia. E la vostra bimba? Non vorrai condannarla ad essere un povera figlia di divorziati sballottata da una casa all'altra!
- Senti, mamma, ti supplico di non farmi prediche. Ho riflettuto e pesato tutto. Tu ti porti via Marlne, l'alleverai, e io verr spesso a trovarvi perch puoi pensare come sar felice di abbracciare il mio povero tesoro caro!...
 il falso amore di madre che si manifesta a parole, ma che  incapace di affrontare il sacrificio.
- Ma tu? - geme Maria - se non vuoi rimanere con tuo marito, vieni a stare con noi, la tua camera ti aspetta, cercheremo di contentarti in tutto, ti ameremo tanto perch non ti senta troppo infelice...
- Tornare a casa io? - fa Gilberta con un tremito nella voce. - Tornare laggi? Impossibile! Ma pensa alle chiacchere. Eppoi, ti pare che dopo aver vissuta la vita di Parigi mi possa riadattare alla semplicit della vostra? Scusa, sai, mamma, non  per te che lo dico, sai bene. Ma non angustiarti troppo, me la caver, cercher un posto, un posto di segretaria in qualche ufficio, ne ho gi parlato ad alcune persone di conoscenza e luned gi devo presentarmi in ufficio. Come vedi non ho perso tempo... Ho bisogno soltanto di essere libera, e una lattante mi sarebbe d'impaccio. Ah! maledetta lattante! Mi  gi costata cara,  lei che ha rovinato la mia vita!...
Per le coppie unite dalla sola passione dei sensi l'attesa di un bimbo  spesso elemento di scissione invece di essere il vincolo supremo.
- ...Dopo tutto, mamma, non preoccuparti per me, da guadagnarmi il pane trover sempre, e poi - conclude con una strana luce negli occhi che li rende duri - ora che conosco gli uomini, sapr io come farli filare...
- Gilberta - supplica la madre atterrita - sei accecata dalla collera e dici cose orribili, insensate... ma non le pensi,  impossibile che tu dica sul serio... in fondo ami ancora tuo marito, ne sono certa. Ricordati quanto l'hai amato, ricordati che per sposarlo - dice con un singhiozzo - avresti anche fatto a meno del nostro consenso.
- L'amavo? - fa Gilberta con gli occhi sbarrati - S, credevo che quello fosse amore. Mi sono sbagliata, e ora, lo odio.
 orgoglio di donna tradita che soffre pi amaramente che per la passione distrutta, e l'orgoglio che sanguina non perdona.
- Al punto in cui siamo altro non ci resta che separarci. E tu, dopo tutto, non puoi giudicarmi, mamma. Hai forse perdonato tu al babbo? No. E allora?
Vi sono parole che cadono come pietre e scavano la loro buca di silenzio.
No, Maria non ha perdonato, e l'ha con Luigi quanto Gilberta l'ha col marito. Pure, al solo pensiero di abbandonarlo rabbrividisce, si esaspera, non lo sopporta. Come vivrebbe se non lo vedesse pi, se non sapesse niente della sua vita? Essere stranieri l'uno all'altra? Impossibile, impossibile, le mancherebbe il coraggio. Troppe cose li hanno uniti, gioie e dolori in comune, tanto affetto dato e reso. Gilberta, paragonando il babbo al marito, parla come una bambina ignorante; non  lecito paragonare una coppia unita in fretta da un colpo di passione, con la loro cementata da trent'anni di vita in comune fiduciosa, amorosa, bella. Trent'anni! Certo questo non ha impedito ch'egli la tradisse, dunque Luigi  un... come ha detto Gilberta con espressiva chiarezza di Roberto?
No, no, non lo , non  vero, e dinanzi all'ignobile epiteto che l'ha colpita, dinanzi a s stessa difende senza accorgersene suo marito, perch nel profondo del suo cuore si agita per lui ancora dell'affetto, della stima, sentimenti che avevano avuto radici troppo forti per essere d'un tratto distrutti.
Gilberta, nervosa, impaziente del silenzio, domanda:
- E allora, mamma, la porterai s o no con te la bambina?
- Lasciami riflettere un po' - balbetta la povera donna. - Non ti nascondo che alla nostra et il compito di allevare la bimba mi pare molto grave. Siamo vecchi e stanchi...
- Mi pare - risponde Gilberta col medesimo tono tagliente - che dovreste pur aiutarmi a togliermi d'impaccio... perch se sono a questo punto, la colpa  anche vostra; e se non mi aveste spinta a questo matrimonio non mi troverei ora a ventotto anni con la vita in brandelli. Quando si  chiamata la tempesta  giusto che si ripeschi chi vi si  lasciato annegare!...
Maria si alza e dice sconvolta:
- Senti, Gilberta, ho bisogno di stare un po' sola. Devo anche fare un telegramma al babbo, e un po' d'aria mi far bene. Al ritorno ti dar, la risposta.
Si mette il cappello, prende la borsetta, ed eccola sola per la strada.
...
Da prima cammina in fretta con la testa china, pensando che il movimento giover a scuoterla da quella specie d'ipnosi nella quale le pare di precipitare. Quasi non ha pensiero. Il vento freddo le sfiora il volto troppo caldo. Va per istinto, spinta ad allontanarsi dalla casa dove tutti le hanno fatto tanto male: l'istinto che fa correre le povere bestie ferite speranzose di fuggire il dolore che trascinano con loro.
La sua sensibilit  come attutita dopo quell'ultimo rude colpo. Sa che le  capitata una gran disgrazia e che tante cose spaventose si sono accumulate e le pesano sull'anima, ma non vuole affrontarle, ora; non ancora.
La via brulica di gente. Tavolini di caff, mostre di frutta, automobili in corsa. Attenta, Maria, bisogna attraversare sui chiodi... Luigi non lo sapeva quando venne a Parigi...
...Camminare ancora, ancora un poco e non pensare a nulla in mezzo alla folla la cui onda l'ipnotizza, la trascina...
Il Leone di Belfort. Organetti di Barberia, scoppiettii di tiri, una fiera che rumoreggia con tutte le giostre giranti vorticosamente. Gioia di popolo, rumorosa, nell'andirivieni di un sabato suburbano.
Ma non voleva questo; non voleva trovarsi tra quelle coppie felici che passano ingenuamente a braccetto, orgogliose dei loro bambini. Intorno alle giostre, ai bancarelli di croccante, alle terrazze dei caff non si vedono che famiglie, gente dall'aspetto contento. No, non voleva questo spettacolo, Maria...
Con lo stesso passo affrettato, quasi meccanico, va dall'altro lato della piazza, fuggendo la gente che si diverte, come or ora  fuggita dalla casa di Gilberta, ed entra in una via semideserta, attraversata dalla passerella della metropolitana aerea che romba ogni tanto, con rumore di ferraglia. Poi tutto ritorna silenzioso. Ma  quel rumore che ha fatto trasalire Maria fino alla radice dei capelli? O non piuttosto una frase di Gilberta che la perseguita, e di cui al primo momento non aveva misurata la crudelt?
- "Quando si  chiamata la tempesta, bisogna ripescare quelli che vi si sono fatti annegare...".
La tempesta, la tempesta; essi hanno chiamato la tempesta!...
Maria affretta il passo come volesse sfuggire alle parole che la perseguitano e la rincorrono come una muta di cani: ora l'hanno raggiunta, afferrata, non la lasciano, mentre ella si dibatte nel vento di follia che suscitano nel suo povero cervello.
Vediamo di ragionare: Gilberta ha parlato nell'impeto della collera: a sangue freddo, come potrebbe farla responsabile della sua rovina familiare? Lei, la sua povera mamma, che ha sempre agito con l'intenzione di farla felice? Oltrech ingiusto,  insensato, e si ripete fino all'inverosimile che tutto ci  ingiusto e insensato. Ma inutilmente. Ella sa che Gilberta ha ragione, l'ha sempre saputo: durante tutte le esitazioni, le incertezze, le tergiversazioni, prima del matrimonio e durante quell'ora di pazzia interna che precedette l'ultima deliberazione. Non  sempre stata convinta che dando Gilberta a un divorziato, violando l'ordine, la tradizione, il dovere, agiva fuori di ogni prudenza, attirava la tempesta?
E Maria con la spaventosa lucidit che danno i nervi scossi dopo l'emozione troppo violenta, a poco a poco si convince che lei sola  la causa dell'infelicit di Gilberta perch l'ha gettata in un ambiente dubbio, per accecamento, per vanit.
E non solo la figlia ha pagato le conseguenze dell'ambiente dubbio ma anche lei, mettendo il marito a contatto dei Salve. Sposando Gilberta s'era detto che, s, insomma, una benedizione pi o meno, non avrebbe avuto molta importanza, senza rendersi conto che per i Salve l'accettazione del divorzio era un solo lato di tutto un mondo di pensieri e di abitudini, non era, come aveva creduto, un atto a s, senza conseguenze. Non esistono gesti isolati, non c' che un concatenamento, di una chiara, spaventosa logica che presto o tardi fa svolgere gli effetti dalle cause. Ammessa la causa, Maria resta ora schiacciata sotto gli effetti che non aveva previsti, la rovina della cara figlia, il disastro nel quale  crollata la sua casa stessa.
Ma  possibile? Oh! che cosa orrenda pensare che lei, dunque, avrebbe preparato la caduta di suo marito mettendolo nell'amicizia intima che lega due famiglie in seguito a un matrimonio, con un Roberto Salve, figlio di una Germana Ravignac...
 lei che l'ha voluto. Perch durante il fidanzamento non s' curata di conoscere la madre di Roberto, non s' preoccupata di conoscere la sua formazione familiare? Ha chiuso gli occhi su tutto perch voleva sposare Gilberta a ogni costo.
- Ehi, quella signora! attenta a non farsi schiacciare...
Maria trasale fissando il vigile che le ha parlato. Attraversa una gran piazza dove s'incrociano tante automobili. Piazza d'Italia,... d'Italia... d'Italia... Il piccolo nome portato dalle targhe della metropolitana e degli autobus, per i parigini non ha pi significato, ma su lei agisce come una specie d'incantesimo. L'Italia del suo viaggio di nozze... dove hanno sempre sperato di tornare ancora una volta prima di morire alla ricerca del ricordo degli anni belli. Una specie di furioso dolore la scuote al pensiero che tutto  perduto, e maggiormente perduto le sembra ora dopo che ha avuto la certezza che la colpa di ogni ambascia  sua.
L'infelice riprende a camminare come dissennata, e sempre pi in fretta, per strade che nemmeno sa dove la portino, con l'idea spaventosa della responsabilit da sopportare oltre tutto il resto, e cerca ora di provare almeno a s stessa la buona fede da cui  stata sempre sostenuta. Ha avuto torto, certo, ma come poteva fare altrimenti se, quando  arrivato l'ultimo certificato, quello di San Pietro di Montrouge, le cose erano tanto avanti, coi regali ricevuti, i vestiti quasi pronti, e la gente che avrebbe chiaccherato crudelmente, e la figlia che minacciava di fuggire...? Non ha forse sofferto, lottato prima di acconsentire? Aveva forse una possibilit di scelta?
In quella specie di sdoppiamento che spesso segue alle grandi crisi in coloro che sono stremati di forza, sente internamente una voce con la quale cerca invano di lottare, la medesima voce che ha l'accento dei suoi pensieri repressi, che da due anni con cura cerca di sviare, e la perseguita dalla sera delle nozze, e dopo gli otto giorni che gli sposi passarono a Vescours e dopo le fredde secche lettere di Gilberta, e l'egoismo ostentato durante l'attesa della piccina... Quando le venivano quei pensieri di dubbio e d'angoscia li faceva tacere perch li temeva: ora sono i medesimi pensieri che sorgono, s'impongono, gridano la loro vittoria con voce alta e ferma.
"S, certo, lei si trov - come dire? - fra l'uscio e il muro. Ma la sua colpa,  soltanto da allora che data o non sconta la fretta di aver concluso il matrimonio con un uomo che non conosceva? Una fanciulla seria, onesta, educata in ambiente ligio alle tradizioni, sposa forse un uomo incontrato in un albergo? Ha chiesto,  vero, le informazioni sulla salute, sul patrimonio, sull'onest e quelle le sono bastate. Ma la morale? E l'anima?...
"Per - geme la povera donna con un singhiozzo muto - da noi nessuno la voleva, per questo le ho cercato il marito in un albergo. Non bisognava farla sposare a qualunque costo?
Ora la voce interna ha un nuovo accento, ha intonazioni dimenticate, quelle di un vecchio prete che non fu ascoltato nella chiesetta di San Lorenzo.
"Che necessit c' di farla sposare ad ogni costo? Se avesse saputo, dopo la morte della sorella, che le toglieva tanta possibilit d'avvenire, infonderle il convincimento che il matrimonio , s, la via normale per la donna, ma non  l'unica via - e che la vita pu essere possibile, utile, e anche felice nel celibato... Se avesse saputo seriamente orientare, con larghezza di vedute, lo spirito della sua figliuola... Se non l'avesse educata al pensiero di doversi a ogni costo sposare. Non sarebbe stata meglio zitella la sua Gilberta, invece che essere cos fuorviata, con l'anima e il corpo perduti?
"...Chi sa poi se le avrebbe dato retta. Gilberta era stata sempre ribelle e non molto rispettosa, in verit.
"E se l'avesse viziata meno? Meno ammirata? Se non fosse stata dinanzi a lei come un'umile schiava invece di correggerla ed educarla? Se non avesse ceduto a ogni suo capriccio?
Cos, dalle scusanti alle accuse, risale al fondo della sua stessa vita, al tempo che Gilberta era piccola. Come se, dopo una frana in montagna, si volesse determinare il punto di partenza del disastro e si dovesse risalire di ripiano in ripiano per trovare la traccia del piccolo blocco che s' staccato dalla roccia rotolando, precipitando, trascinando con s tutto ci che incontrava, valanga devastatrice e assassina.
Dal suo tempo pi remoto ha invocata la tempesta, ha preparato l'infelicit.
Ora  esausta, e cerca una panca vicina per lasciarvisi cadere. Il quartiere ha cambiato aspetto:  sempre un largo viale, ma con le case pi basse e i negozi pi modesti. Di fronte a lei una misera bottega ostenta la sua insegna a grandi caratteri: "Alla delizia dell'operaio". Alcuni monelli osservano quella donna immobile sulla panchina e la credono addormentata. Uno dice:
- Che bella sbornia ha preso la vecchietta! Certo s' bevuta la paga della settimana tutta in una volta.
Maria si drizza, non ha capito bene ci che i monelli hanno detto, ma ha l'impressione che la insultano e che la inseguiranno. Ciecamente spaventata si rimette in cammino ora che anche gli uomini si uniscono ai suoi fantasmi per accanirsi contro di lei, ed entra a capo chino nella prima via trasversale.
Non discute pi, non cerca pi di scolparsi, se ne va schiacciata sotto il peso delle sue responsabilit, della sua disgrazia, quel peso che di minuto in minuto diviene sempre pi difficile da sostenere. La rottura fra i Salve, il tradimento di Luigi, la bambina che le affidano, l'anima di Gilberta perduta...
Il quartiere appare ora veramente povero, all'angolo di un muro, su di una targa azzurra, v' la scritta in bianco: "Via del Chevaleret". Sordide case dai corridoi puzzolenti, lumi a petrolio che si accendono dietro tendine di trina a brandelli. Dinanzi alla sua bottega un macellaro ha messo questo cartello: "Quindici bei cavalli da macellare". Queste parole esasperano la sua malata sensibilit. "Quindici bei cavalli da macellare". Cos, come nulla fosse, si abbatteranno, si uccideranno le buone bestie fedeli. Si uccide. Si uccide tutto, bestie e uomini, e tutti soffrono nell'immenso campo di dolore che  la terra. Per la via passano con l'andatura stanca lavoratori dal volto nero di carbone che rivoli di sudore segnano di cicatrici bianche. Donne, lavoratrici anch'esse con carichi troppo pesi che le deformano, passano coi volti chini, terrei dalla fatica. Da un cortile vengono le grida solite del sabato sera; la voce rauca di un ubriaco, urla di donna e singhiozzi di bimbi. Su una palizzata, un manifesto rosso incita gli uomini all'odio, perch l'amore non  che un eterno inganno, e gli uomini sono troppo bugiardi e cattivi perch possano amarsi. A Maria, che percorre il quartiere della miseria, sembra di portare sulle spalle curve non solo tutto il suo dolore, ma quello infinito dell'umanit.
Il giorno  per finire ormai, e fra poco sar notte. Maria si ferma d'improvviso, le dolgono i piedi,  stanca, e pensa che Gilberta star in pensiero per lei, bisogna dunque rincasare. - Dove mi trovo? - pare domandino i suoi occhi di sonnambula per la via deserta dove vacillano gialli lumi a gas. Da un lato vi sono terreni non ben delineati, dall'altra un muro interminabile dove si distinguono appena delle impalcature, forse segnali della strada ferrata, e in quel semibuio lo scenario  sinistro e un po' irreale come capita di vederne in certi films.
Maria  invasa da un senso di paura, cui contribuisce la stanchezza dei suoi poveri nervi. Non avrebbe creduto che, soffrendo come lei soffre, si potesse ancora aver paura di qualcosa. Non ha un'idea di dove possa essere: almeno fosse restata nel gran viale, avrebbe potuto facilmente tornare sui propri passi, ma non ricorda se ha svoltato una o pi strade. Non ci sono n vigili n automobili nella via deserta dove, rasente al muro, passano rare ombre. Perduta dunque, sola col suo dolore nell'immensa Parigi sconosciuta e ostile.
Si sforza di dominare la stanchezza e riprende a camminare. Ecco un gran ponte di ferro sospeso su un paesaggio di strade, di segnali, di dischi che palpitano rossi e verdi. Un altro ponte, un corso d'acqua che va lento lento. Fra le due rive, su cui tremano i lampioni, l'acqua  nera, calma, acqua d'oblio... E... No, no, non questo, non la suprema vilt aggiunta al fardello che trascina, fatto di sconfitte, di capitolazioni, sempre pi peso, sempre pi tremendo e che sente di non poter pi sopportare. Ora procede come a spintoni; il suo cervello  sfinito e non le sa dire che due nomi: " Gilberta... Luigi... Luigi... Gilberta". Che cos' questo mondo bizzarro in cui  entrata? Inferriate dietro cui sono ammonticchiati oggetti indefinibili. Di dove viene quell'ondeggiante odore di vino?  talmente sfinita che non distingue pi fra realt e irrealt, mentre seguita a camminare senza scopo, senza tregua e sempre pi stanca, Dio, stanca di tutto...
...Gilberta... Luigi...
Ora si trova davanti una massa confusa in una piccola piazza. Tre gradini, delle colonne, un frontone:  una chiesa, s, una chiesa che assomiglia a San Vincenzo, e nell'angoscioso mondo in cui si dibatte da due ore, a Maria in quella facciata che assomiglia alla sua parrocchia sembra di trovare il rifugio, il porto, la grazia.
Ubriaca di stanchezza, di disperazione, sale barcollando i tre scalini, entra nell'interno scuro, dove solo una lampada rossa brilla nell'ombra.
Non s'inginocchia, non le  possibile. Si lascia cadere esausta su di una seggiola e nel brusco distendersi di tutto il suo essere scoppia in singhiozzi lunghi che la scuotono tutta e pare vogliano spezzarla.
...
Qualcuno la tocca su una spalla. Alza la testa. Dinanzi le sta un'alta figura sottile e nera, ma non la distingue bene nella penombra.
- Signora, lei soffre. Mi vuol seguire?
Lei si alza come un automa, incapace di dire una parola. Sa soltanto che non  pi sola e che qualcuno le indicher la strada per tornare a casa; non pensa, non pu pensare che a questo. In sacrestia, il sacerdote che l'ha guidata le indica una poltrona. Mentre ella siede asciugandosi il volto madido di sudore, egli cava da un armadio un bicchiere, dello zucchero, del liquore di menta. Che cosa non si trova nelle sacrestie delle chiese suburbane?
Maria beve a piccoli sorsi e si calma via via mentre il prete, in piedi, un po' discosto da lei, aspetta senza guardarla, per non metterla in soggezione, che si rinfranchi un poco. Ora  lei che lo guarda. Avr circa quarantacinque anni, alto, il volto ascetico, come spesso hanno i vicari delle parrocchie popolari, consumati dal ministero troppo pesante. La donna si sente meglio, potr dunque andarsene, si alza... ma la stessa vertigine di confessione, di liberazione che aveva sconvolto un mese prima Luigi dinanzi all'acquerello incorniciato, afferra d'improvviso lei pure. S, confidare al sacerdote sconosciuto che ha avuto piet di lei, il peso che la schiaccia, che non pu pi sopportare da sola per paura d'impazzire.... s, ha bisogno di aprire a qualcuno il suo cuore.
A tratti, interrotta da singhiozzi, la poveretta, nella sacrestia male illuminata, racconta incoerentemente, alla rinfusa, la sua povera storia, quello che non ha mai detto a nessuno: il tradimento di Luigi; il suo dolore, il suo rancore; le nuove dure prove, lo scioglimento del matrimonio della figlia, e la bambina che le impongono, e tutte le indicibili ansie che hanno preceduto il matrimonio, e i pensieri di responsabilit, i rimorsi che or ora l'hanno assalita ossessionandola... tutto dice, tutto confida al sacerdote sconosciuto.
Quando ha finito, la sua sofferenza  tale che il sudore le imperla la fronte, e quasi le pare impossibile di aver detto tutto, di avere ad un tratto scaricato il cuore del peso che lo schiacciava. Come ha osato? E abbassa la testa chiedendosi con angoscia se ora quel prete non la disprezzer, se non le dir parole severe, se la lascer rientrare nella notte della sua miseria.
Egli  seduto in faccia a lei immobile e concentrato, per chiarire, coordinare interiormente il confuso racconto e cavarne una parola di luce. Disprezzarla? Oh! povera Maria, che non sa quello che i preti di Parigi possono sapere, quante storie di tradimenti, di coppie non legittime, di amori brutali egli conosce perch vissute nelle vie dei sobborghi! E che cos' la sua storia se non una povera storia, vecchia come il mondo?
Ora il sacerdote le parla:
- Lei  stata molto provata, signora. Io la ringrazio della semplicit con cui ha voluto confidarmi la sua grave pena, e con tutto il cuore, con tanta simpatia cercher di aiutarla; prima di tutto chiariremo insieme alcune cose, perch, creda, non c' che la verit che liberi e sollevi...
Egli si concentra ancora, riflettendo come incominciare, poi dice:
- Lei ha ben capito il caso suo, signora. Tutti i dolori che si sono abbattuti, e si abbattono su di lei, non sono chimerici, ma derivano dalla logica stessa dei fatti. Questo lei l'ha troppo ben compreso perch io v'insista. Vorrei invece cavarne un elemento di consolazione per lei.
Maria pende dal labbro del sacerdote con una fiducia, un'ansia di cui ella stessa stupisce: reazione assai comune in coloro che hanno attraversato la zona ardente delle grandi agitazioni, dei grandi dubbi e che, piuttosto che confidarsi a un amico, preferiscono uno sconosciuto, proprio perch  sconosciuto, e non si lascer offuscare, nel proprio giudizio, n dalla parzialit affettiva, n da un interesse qualsiasi; l'estraneo guarder senza prevenzione alcuna il dramma di una vita nella quale non ha nessuna parte, e con nuovi occhi potr giudicare nella luce serena della verit.
- S, - continua il prete, - un elemento di consolazione. La giustizia immanente, per quanto si dica il contrario, non sempre esiste. Sarebbe troppo semplice. Lo si vede infinite volte osservando gaudenti e criminali le cui iniquit sembrano volgersi a loro profitto. La gente del mondo ne resta turbata, si scandalizza, e afferma che la giustizia non esiste. Mai noi sappiamo che ben altra giustizia ci sar per coloro, e terribile... Per il suo caso, signora, mi sembra che ella dovrebbe ringraziare Dio perch la logica stessa della sua colpa l'ha condotta a scontarla fin d'ora, lasciando intatte le sue eterne speranze.
Maria sussulta. Ha l'impressione che la sua storia spaventevole, che credeva di conoscere bene, le si riveli a un tratto con aspetto imprevisto ed inimmaginabile; e le vengono in mente le lastre fotografiche che a Vescours sviluppava con Luigi e che a poco a poco lasciavano apparire tutti i loro particolari.
- Lei crede? - balbetta.
- Certo, signora. E siccome a me pare che lei sia di quelle anime la cui molla vitale  l'amore, si consoli pensando che, col suo soffrire, non solo riscatta misteriosamente la sua colpa, ma anche quelle dei suoi cari... che lei ha trascinato...
Maria abbassa il capo piangendo, e mormora:
-  giusto, espier per mia figlia...
Nel silenzio che segue, attraverso la porta si sente uno scalpiccio nella chiesa. Devono essere certo dei bimbi convocati per la confessione in quella sera di sabato.
Il prete pensa che deve dire ancora alla donna una cosa difficile, e non sa come lei potr accoglierla...
- Che Iddio l'aiuti, signora. Per, lei non ha soltanto una figlia. Ha doveri anche verso suo marito. Non deve avere nessuna esitazione.  suo stretto dovere riprendere la vita con lui come se niente fosse accaduto.
A queste parole cos nette, Maria si drizza di colpo.
- Signor curato, non mi domandi questo. Non potr mai mai mai dimenticare.
- Non dimenticher, oh no - risponde il prete pietoso. - Ma non deve far pi grave ancora il dramma seguitando a frugare nella ferita. Bisogna cercare di riprendere la vita di una volta.
- Impossibile! - grida Maria in uno scatto di ribellione. - Non amo pi mio marito, e lui ama un'altra donna.
- Ma no, signora - ribatte il sacerdote con calma. - Lei ama ancora suo marito. E suo marito ama lei, non ha mai amato che lei. Oh! sapesse quante famiglie, quante buone famiglie, hanno avuto il loro dramma pi o meno grave, prima o poi, pi o meno nascosto! Poi il tempo a poco a poco attenua l'amarezza. La pace ritorna.
Qualcuno bussa alla porta e compare il volto male sbarbato del sagrestano.
- Signor vicario, se volesse venire... ci son quattro ragazzi da confessare.
Il vicario esita un istante, poi dice:
- Permette, signora? Torner presto.
Rimasta sola, sembra alla donna che una delle frasi del sacerdote sia presente, l nella sagrestia deserta, di fronte a lei, come qualcosa di vivo
...Lei lo ama ancora...
 vero,  vero! Che vale se lo ha negato dinanzi agli altri e a se stessa con tutta la forza del suo essere? Ora le sembra di vivere in una di quelle grandi ore in cui non  ammissibile altro che la nuda sincerit, e dinanzi alle scosse che devastano non si pu che essere semplici e non mentire pi.  vero,  vero. Lo ama ancora. Se non fosse cos come avrebbe trovato per lui le parole di difesa dinanzi a Gilberta? E quel sussulto d'indignazione per le parole accusatrici della figliuola non era amore? E lo spavento provato all'idea di separarsi da lui, di rompere con lui per sempre, non era amore? Lo ama, lo ama... di un amore molto diverso dall'antico, pi chiaroveggente, senza illusioni, senza idolatria, amore costruito sulla realt, non su una perfezione impossibile, ma lo ama.
Piange, non pi a rochi singhiozzi come dianzi, ma a lacrime calde, mute, continue, che pare si portino via tutto quello che il suo dolore aveva di troppo amaro.
...Lo ama, lo ama ancora, e lui, non ha mai amato che lei...
Invano vorrebbe ribellarsi a queste parole che sono penetrate in lei come un cuneo, invano, per meglio difendersi, per meglio colpirsi, evoca l'immagine di Germana Ravignac. Impetuose sorgono altre immagini, altri ricordi... Luigi che si torce le mani dinanzi all'acquerello mentre cerca di farle comprendere con frasi rotte la cosa misteriosa che lei non ha capito. E Gilberta, sdegnosa e sprezzante, che le dice: "Povera mamma, sei stata educata nell'ignoranza, non conosci gli uomini, e parli di quello che non conosci...".
Quello che presentiva  dunque vero. Esiste qualcosa che non sa con esattezza qual nome abbia; un'ossessione, una vertigine che gli uomini scambiano per amore, ma che non  il vero amore. Luigi non ha amato quella donna, non poteva amarla, ne ha subito il fascino che lo ha reso pazzo, e come estraneo a se stesso.
E lei, Maria, non ha avuto la sua parte di responsabilit nella colpa di lui, trascurando, per eccessivo amore alla figlia, di portargli l'affettuoso, tenero interessamento a cui l'aveva abituato, e che forse al primo accenno della crisi lo avrebbe tratto in salvo? Ha vegliato su lui? Ha saputo vedere...? No, per lei non esisteva che Gilberta, e lo ha abbandonato all'offerta tentatrice. Povero, caro Luigi! come si  poi pentito di quell'aberrazione! Come l'ha crudelmente espiata! Lo rivede quando le gridava la confessione cos umana e malaccorta. Non era la prova forse della sua incapacit di sostenere la menzogna? Avrebbe potuto lasciarla vivere nell'illusione e conservarsi la sua fiducia cieca, ma l'inganno gli ha fatto orrore... Strano come veda ora le cose con chiarezza, la confessione non  stata che una prova di lealt dell'uomo nobile e fine che lei ha tanto amato.
Ora comprende tutto bene. Ma avr il coraggio di dirgli che lo perdona?  tanto stanca stasera! Non le si chiedano risoluzioni improvvise.  stanca di tutto, meno che di piangere. Le pare di essere come la terra secca, screpolata, su cui il temporale si abbatte violento ma domani la lascer molle e fertile.
D'improvviso sente uno sguardo fisso su di lei. Il prete  tornato e l'osserva piangere con la testa fra le mani. Durante l'assenza ha dovuto pregare fervidamente per lei, e intuisce che la solitudine  stata pi feconda di quello che non sarebbero state le sue parole.
- Come si sente? - le domanda con bont. - Ora deve tornare a casa,  tardi.
- S, - gli risponde lei con aria assorta, come se aspettasse ancora qualcosa, un consiglio, per un altro ritorno...
Egli indovina.
- E il meglio sar che si porti via la nipotina. Nei primi giorni la presenza dell'innocente sar un legame fra lei e suo marito, dar un ritmo nuovo alla loro vita.
- Sar duro allevare una bimba all'et mia...
- Sar duro, s, ma accetti il compito come un'opera di riparazione che Dio le manda. E la educhi in modo diverso di sua figlia, con tenerezza ma fermamente. Non costruisca pi sulla sabbia, ma sulla fede, sui principi, sulla roccia...
- Non sar capace - balbetta con umilt Maria, - non sono che una povera donna ignorante, capace solo di amare, nient'altro...
- Domander aiuti, lei stessa imparer. Preghi molto, Dio avr piet del suo desiderio di compiere il bene, e della sua volont fervida. Addio, signora. Sar presente nelle mie preghiere, e domattina offrir per lei il Santo Sacrificio...
...
Maria  di nuovo sulla strada. Che fare? Tornare da Gilberta? Partire con la piccola? Certo. Ma dopo? Non sa ancora. Una sola cosa conta ora per lei: le voci della follia sono spente, e il silenzio interno  divenuto d'improvviso completo, simile al silenzio della natura nell'inverno, quando nessuno percepisce in fondo agli alberi il lavorio della linfa che a poco a poco s'inalza.


 8.
La via del ritorno.
Maria ha preso il treno verso mezzogiorno con la nipotina in braccio, accompagnata alla stazione da Gilberta che si  separata dalla piccola con grandi dimostrazioni di tenerezza, ma non ha nemmeno saputo dire quando andr a rivederla dai genitori.
- Devi capire, mamma; una donna costretta a lavorare non  pi libera e non ha pi tempo di stare troppo in treno. A Natale? S, forse. Di qui ad allora c' tempo e ti scriver. Mandami notizie, e curamela bene, povero amore!
Al primo fischio del treno se n' andata: la madre, con la fronte appoggiata al vetro del finestrino, si sentiva straziare l'anima vedendo la figlia che si allontanava col passo svelto e spigliato di coloro che non hanno n pesi n legami e possono tendere con libere mani verso la vita... L'arida, egoista Gilberta, la sua bambina tanto amata, male amata...
Ma non bisogna intenerirsi per non perdere le forze e il coraggio...
Durante il lungo pomeriggio, Maria lotta contro se stessa per scacciare il pensiero dei dolori passati, del dovere prossimo, del gesto da compiere pel quale le sembra di non essere ancora pronta. Si trincera anima e corpo nel presente. Ore interminabili. La bimba piange, disturbata nelle sue abitudini. La nonna, per non mettere a dura prova la pazienza degli altri viaggiatori, se la spasseggia fra le braccia su e gi per il corridoio. Un bimbo nostro, quando si  nella pienezza della salute, non  niente; ma a cinquant'anni, passata la giovent e fiaccata la resistenza, la cosa  ben differente!
Annotta. Il treno corre sempre, e da un capo all'altro della vettura Maria viene e va con la piccola, domandandosi se  mai possibile che ieri soltanto abbia lasciata la sua casa. L'arrivo del telegramma, la partenza a precipizio, la crudele spiegazione con Gilberta, la cieca corsa attraverso Parigi, la scena col prete e, infine, il viaggio di ritorno con la bambina che le strilla in braccio, tutto ci le pesa sulle spalle come una cappa di stanchezza che sempre pi si aggravi. Vorrebbe essere gi a casa, per mettere la bimba a dormire, e, al tempo stesso, vorrebbe che il viaggio fosse eterno per il pensiero di ci che l'aspetta laggi...
La Sane scintilla fra le praterie sotto la luna. Un ponte di ferro riluce come se fosse d'argento, un viale alberato... ecco s'arriva;  arrivata!
La vasta stazione sempre ventosa  nerastra e poco illuminata dai lampioni a gas. Maria discende dallo scompartimento con la bimba, la valigia, l'ombrello, la borsa.
- Aspetta, Rir, dammi la valigia, potrai portare meglio la piccola.
Luigi  venuto a prenderla. La spiava dal marciapiede e, nonostante la miopia, l'ha riconosciuta subito... Ella si avvede come anche lui sia cambiato in quei tre mesi; a vivere vicina, giorno per giorno, non se n'era avvista, ma due giorni di lontananza le hanno come aperti gli occhi. Ha le spalle curve Luigi, ora, la fronte calva, la barba quasi tutta bianca; c' qualcosa di negletto, di guasto, in tutta la figura restata cos a lungo giovane. Com' invecchiato in tre mesi.
- Vieni, - dice lui, - ho preso un'automobile di piazza perch tu possa essere pi presto a casa. Devi essere tanto stanca, povera cara...
Lei  tanto sfinita, fisicamente e moralmente, che prova un gran benessere a lasciarsi guidare, a non dover pi decidere nulla, ad affidarsi alla sua protezione...
- E allora? - chiede lui. - Da ieri vivo ore d'inferno, e sopratutto dopo il tuo telegramma di stamani. Com' che sei tornata subito? E come mai porti la bambina?
Con un cenno del capo ella indica l'autista di piazza appena diviso da loro da un vetro mal chiuso.
- Ti dir a casa, ora sono affranta, non ne posso pi.
La vecchia auto traballa sulle pietre sconnesse con gran fragore di ferraglia nel silenzio della piovosa serata domenicale: l'acqua cola sui vetri non lasciando scorgere al di fuori che qualche immagine confusa: strade deserte, botteghe chiuse, sprazzi di luce da un piccolo cinematografo.
Il silenzio nell'auto  rotto solo dal piccolo gemito della bimba, e la pioggia continua a battere contro i vetri.
Arrivano.
- Pago e ti raggiungo con la valigia. Sali presto.
Maria non ha mai visto Luigi cos deciso ed energico. Probabilmente, per risparmiargli ogni noia, ogni sforzo, a furia di coccolarlo,  lei che gli ha fatto rendere nella vita meno delle sue possibilit.
Sale incespicando la scala male illuminata temendo a ogni poco di cadere con la piccola: poi Luigi la raggiunge aprendo la porta nell'oscurit mentre le dice di non muoversi nel tempo che va ad accendere la luce in camera loro. Ella segue docilmente il marito che ha pensato a tutto nel desiderio di risparmiarle ogni fatica dopo il viaggio che deve averla molto stancata. Dal solaio ha fatto portare gi la culla che era stata di Gilberta e di Susanna e nell'armadio della biancheria ha trovato, conservate come reliquie, le lenzuoline coi ricami secondo la vecchia moda. Ha acceso il caminetto pensando che Maria sarebbe stata intirizzita dopo il lungo viaggio - non ha osato farle trovar dei fiori - ma all'angolo del camino ha messo le pantofole di velluto viola della moglie. Questo umile particolare, che rivela tanta buona volont, commuove Maria. Ella si sente attesa, circondata di attenzioni.
Posta sul letto la piccola addormentata, si lascia cadere pesantemente nella poltrona accanto al fuoco. Con gesti goffi e commoventi, Luigi le ha tolto il cappello, il soprabito e ora, inginocchiato dinanzi a lei, le toglie le scarpe e le infila le pantofoline. Ella lascia fare senza resistenza. Poi il poveretto non pu pi trattenersi:
- Ma cos' successo a Gilberta? Non vorrei stancarti, tormentarti, ma devo sapere, non ne posso pi...
Lei, che s'era ripromessa di parlare con calma, a sentire il caro nome si commuove e dice in fretta con voce che le vien meno, e senza pensare che gli d una lezione:
- Gilberta  venuta a sapere che suo marito l'inganna e non vuole sopportarlo; divorzieranno; lei si rif la sua vita e la piccina la lascia a noi.
Piega la testa rassegnata sotto il grave peso imposto ai suoi vecchi anni. E di colpo il sensibile Luigi, che si ritrova davanti il ricordo della propria storia, scoppia in alti singhiozzi senza osare di avvicinarsi alla moglie, poi con voce in cui  trasfusa la parte migliore della sua anima:
- Oh, Rir, Rir mia, - dice - tu sei una santa!
- No - risponde lei debolmente - non sono una santa, non sono che una povera donna. Solo che Gilberta non amava suo marito come...
S'interrompe... Senza volerlo  stata ripresa dalla familiare dolcezza, dalla vecchia abitudine, dall'intimit nella quale  rientrata senza avvedersene, e stava per dire: "Gilberta non amava suo marito come ti amo io".
Lo guarda, mentre sveste, ritrovando d'istinto i gesti d'un tempo, la piccola Marlne. Nell'ambiente dove hanno vissuta tutta la vita com' diverso dall'uomo bugiardo e debole scoperto a Parigi; ora egli  l'uomo tenero e sentimentale in cui ha creduto ciecamente e che ha tanto amato. Qualcosa s'ammorbidisce in lei, e se ieri dinanzi al sacerdote era la volont che perdonava, ora sente che tutta l'anima sua lo perdona. E chi sa, chi sa se col tempo anche l'orrendo ricordo potr sparire e lei non si lascer riprendere dal loro dolce passato? Non ha dimenticato - e come in fretta - quello che Gilberta le aveva detto un giorno di tempesta: - Ti odio? - Ha sofferto. Ma per Gilberta il cuore ebbe il sopravvento. Era una Gilberta diversa, stravolta dalla passione. Anche Luigi fu estraneo a se stesso mentendole, soggiogato da una forza malefica... forse anche per lui dimenticher perch, anche nel sacrificio, nell'abnegazione, ella non ha saputo che amare...
- Luigi - gli dice con voce che pare le manchi - Luigi, non parleremo mai pi di...  finito, finito tutto.
Lui non osa ancora avvicinarsi.  lei che si alza, lo raggiunge accanto al lettino, ritrova il gesto lungamente rifiutato, appoggia la testa sulla spalla del marito, in una carezza che perdona.
- Luigi, - dice - l'educheremo insieme, e lo faremo meglio che si potr. Ora il cattivo passato  morto; una vita nuova comincia.
Quella sera Maria vegli a lungo nel suo letto.
Fuori urlava il vento dell'equinozio, ma la camera era tepida e calma, rischiarata appena dall'ultima legna nel camino, e sul parafuoco asciugavano i pannolini. Luigi dormiva un sonno che da pi mesi non conosceva, e nella culla la bimba aveva il respiro tranquillo.
Maria Saunier aveva finalmente ritrovata la pace.
...
Pochi giorni dopo Luigi e Maria, di buon'ora, salgono a San Vincenzo portando Marlne.
 un povero furtivo battesimo che ricorda il matrimonio della madre; ma  per questa umile cerimonia che la catena, rotta dalla madre, si riannoda con l'ordine, la tradizione, le forze eterne.
Con semplicit e piet, il prete dice versando l'acqua sulla fronte innocente:
"Io ti battezzo, Maria Susanna, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo...".
...
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...
FINE.